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Milan in casa e Napoli a Udine difendono il primato, ma occhio all’Inter. Bologna-Juve in corsa Champions

In una domenica ad alta intensità continua il testa a testa in vetta tra il Milan di Allegri e il Napoli di Conte ma l’Inter non vuole perdere terreno e punta a sbancare Genova dove però De Rossi fa buona guardia. In serata Bologna-Juve è già uno spareggio per la Champions

Milan in casa e Napoli a Udine difendono il primato, ma occhio all’Inter. Bologna-Juve in corsa Champions

Tutti insieme appassionatamente. La Serie A, complici gli impegni europei appena trascorsi e quelli imminenti di Supercoppa, concentra le sfide delle big tutte di domenica, eccezion fatta per la Roma di Gasperini, l’unica a non partecipare alla kermesse di Riad. E allora, dopo un sabato che ha visto le vittorie di Lazio (in nove!), Atalanta e Torino su Parma (0-1, Noslin), Cagliari (2-1, doppietta di Scamacca) e Cremonese (1-0, Vlasic), si riparte con Milan-Sassuolo (ore 12.30), Udinese-Napoli (15), Genoa-Inter (18) e Bologna-Juventus (20.45), senza dimenticare la delicatissima sfida salvezza tra Fiorentina e Verona (15). Una giornata che ricorda i tempi passati, insomma, in attesa di completare il quadro con Roma-Como di domani sera.

Milan – Sassuolo (ore 12.30, Dazn)

La Supercoppa può aspettare. Almeno nella testa di Massimiliano Allegri, che vuole dare priorità assoluta alla sfida contro il Sassuolo. Per il tecnico livornese la vera “finale” è quella contro i neroverdi di Fabio Grosso, perché vincere significherebbe volare a Riad con la certezza del primo posto in campionato, magari in solitaria (Napoli permettendo). Ecco perché il Milan non farà calcoli, né turnover. In campo andranno i titolarissimi. Compreso Luka Modric, che a quarant’anni continua a dettare tempi e geometrie come se il calendario non esistesse. Il croato è il simbolo di un Milan che Allegri vuole concentrato, feroce, impermeabile alle distrazioni di dicembre e all’atmosfera da vigilia di Supercoppa. Fofana e Leao non saranno della partita, ma viaggeranno comunque verso l’Arabia Saudita: due assenze pesanti contro il Sassuolo, due recuperi preziosi in vista della semifinale con il Napoli di Conte. A Milanello il messaggio è stato chiaro: niente cali di tensione. Anche perché contro le medio-piccole il Milan ha già pagato dazio, lasciando per strada sette punti contro Cremonese, Pisa e Parma. Allegri non vuole il quarto capitolo della saga e prepara una squadra d’assalto. Modric sarà ancora il regista, affiancato da Loftus-Cheek e Rabiot, scelti per fisicità e impatto nei duelli. Sulle corsie agiranno Saelemaekers e Bartesaghi, mentre davanti Pulisic tornerà titolare dopo la doppietta decisiva da subentrato assieme a Nkunku, ancora a caccia del primo gol in Serie A. Il Sassuolo resta un avversario storicamente scomodo: equilibrio quasi perfetto negli ultimi precedenti, con tre vittorie per parte e due pareggi, compreso il 3-3 dell’aprile 2024. Fa eccezione il roboante 6-1 rossonero in Coppa Italia dello scorso dicembre. Un’ultima curiosità: l’unica volta che Milan-Sassuolo si è giocata a San Siro all’ora di pranzo, a festeggiare furono i neroverdi con un clamoroso successo per 5-2.

Allegri: “Dobbiamo invertire la rotta con le neopromosse”

“Dobbiamo cercare di invertire la rotta con le neopromosse, i numeri non sono a nostro favore – ha sottolineato Allegri -. Il Sassuolo è una bella squadra, ha un’ottima posizione in classifica. È uno di quelli avversari con cui le partite non finiscono mai, ha molto più equilibrio di quanto ne aveva a inizio stagione. Sarà una gara da giocare con grande rispetto e ordine. A Torino è stato fatto un bel secondo tempo, però nel primo quarto d’ora abbiamo subito due gol che ci potevano costare i tre punti, col Sassuolo speriamo di non prenderne. fare un altro passettino per la classifica: abbiamo 31 punti, ma ne mancano ancora tanti per l’obiettivo stagionale di tornare in Champions. Nkunku? Deve essere più sereno, è arrivato in un ambiente in cui tutto l’abbiamo voluto. I compagni, l’allenatore e la società hanno piena fiducia in lui. Gli ho detto che deve sorridere un po’ di più, se sorride un po’ di più le cose andranno bene. Ha ottima tecnica, da qui alla fine dell’anno farà ottime cose”.

Udinese – Napoli (ore 15, Dazn)

Il Napoli si presenta a Udine con l’obbligo vincere per non perdere contatto con la vetta, ma anche per cancellare la serataccia di Lisbona. La prestazione del Da Luz ha lasciato trapelare stanchezza e tensione: normale dentro un ciclo infernale che costringe i partenopei a giocare ogni tre giorni, oltretutto senza possibilità di fare turnover. Questa volta, però, qualcosa cambierà. Vergara spera nella prima da titolare in campionato, mentre Spinazzola e Politano spingono per riprendersi una maglia dall’inizio. Gutierrez verrà gestito con cautela dopo due settimane di stop, mentre in difesa l’idea di far rifiatare Buongiorno con Juan Jesus è tramontata per una botta al polpaccio rimediata dal brasiliano: probabile, quindi, la conferma del blocco difensivo visto nelle ultime uscite. Sul fronte Supercoppa, Lobotka e Lukaku partiranno martedì per Riad. Il regista slovacco tornerà a guidare il centrocampo nella semifinale di giovedì contro il Milan, mentre il rientro del belga sarà graduale. L’Udinese, dall’altra parte, cerca riscatto davanti al proprio pubblico dopo le due sconfitte interne consecutive con Bologna e Genoa. Runjaic ha parlato di “grande occasione per migliorare” e punta a sfruttare ogni dettaglio, ma la storia recente pesa tutta dalla parte del Napoli. I numeri, infatti, dicono che i partenopei sono imbattuti da 18 partite di Serie A contro l’Udinese, con 14 vittorie e 4 pareggi. L’ultima affermazione bianconera risale addirittura al 3 aprile 2016. Statistiche che non scendono in campo, ma che fanno da sfondo a una sfida in cui il Napoli sa di non poter sbagliare.

Genoa – Inter (ore 18, Dazn e Sky)

Marassi come banco di prova, e non solo per l’orgoglio. Dopo la frenata europea contro il Liverpool, l’Inter riparte dal Genoa con l’obiettivo di rimettersi subito in carreggiata. I nerazzurri sono terzi a quota 30 punti, a una sola lunghezza dalla coppia di testa formata da Milan e Napoli, e la sfida contro i rossoblù di De Rossi diventa un passaggio chiave per restare agganciati alla corsa scudetto. La squadra di Chivu arriva all’appuntamento ligure con dieci vittorie conquistate nelle prime 14 giornate, un bottino leggermente inferiore rispetto a quello della scorsa stagione nello stesso momento, ma comunque significativo. Il problema, semmai, è dare continuità su un campo storicamente complicato, dove l’Inter negli ultimi anni ha spesso trovato più resistenze del previsto. Per la gara del Ferraris si profila qualche novità di formazione, tra scelte obbligate e rotazioni mirate. In difesa Chivu ha margini ridotti: il terzetto Bisseck-Akanji-Bastoni è chiamato agli straordinari, alla luce dell’infortunio di Acerbi. A centrocampo la cabina di regia passerà da Zielinski, in vantaggio su Sucic per sostituire Calhanoglu (altro infortunato) davanti alla difesa, con Barella e Mkhitaryan al suo fianco. Sulle fasce, invece, Luis Henrique confermato a destra, con Carlos Augusto a sinistra e Dimarco a tirare il fiato. In attacco l’unica certezza è Lautaro Martinez; al suo fianco è aperto il ballottaggio tra Pio Esposito (favorito) e Bonny per completare il tandem offensivo. Il Genoa, quattordicesimo con 14 punti, proverà a sfruttare il fattore campo e il calore di Marassi per cercare il colpo. La storia complessiva del confronto parla chiaramente a favore dell’Inter (35 vittorie nerazzurre contro le 10 rossoblù in 64 precedenti di Serie A), ma le sfide più recenti in Liguria raccontano altro. Le ultime tre gare di campionato al Ferraris sono finite in pareggio, compresi l’1-1 del dicembre 2023 e il 2-2 del febbraio 2025. L’ultima vittoria interna del Genoa contro l’Inter risale addirittura al febbraio 2018.

Chivu: “A inizio stagione dicevano che eravamo falliti, invece siamo lì”

“Per l’Inter il campo di Marassi non è mai stato semplice, servirà una prestazione perfetta – ha avvisato Chivu -. Apprezzo molto De Rossi, si è messo a disposizione del gruppo Genoa e ho sempre apprezzato la sua intelligenza fuori dal comune, lo stimo. Secondo me stiamo facendo una grande stagione, diversamente da ciò che viene raccontato. Qualcuno diceva che eravamo falliti e finiti, invece siamo ancora lì. Giusto parlare degli scontri diretti non vinti ma bisogna parlare anche di come fosse la percezione della squadra a inizio stagione. Con chi ce l’ho? Non ho sassolini da togliermi dalla scarpa ma non si può valutare solo le vittorie o le sconfitte nel nostro processo di crescita. Le etichette non mi piacciono, e a volte all’Inter vengono messe un po’ troppo… In queste 21 partite, non contando il Mondiale per Club, abbiamo sbagliato due tempi ma mai la partita. Con alti e bassi, e infatti lavoriamo per togliere i bassi visto che possiamo migliorare”.

Bologna – Juventus (ore 20.45, Dazn)

La Juventus arriva a Bologna sospesa tra presente e futuro: da un lato le questioni societarie, con l’offerta di Tether da 725 milioni per il 65,4% del club respinta da Exor, dall’altro una partita che pesa come un macigno sulle ambizioni di vertice. Al Dall’Ara vanno in palio punti pesanti, con il Bologna quinto e la Juve settima, separate da soli due punti (in mezzo c’è il Como), il che rende lo scontro importantissimo in chiave Champions. I bianconeri cercano soprattutto una svolta lontano da casa. Le ultime trasferte raccontano di un rendimento fragile, con tre sconfitte nelle cinque gare più recenti, e impongono una risposta immediata. Luciano Spalletti lavora a un cambio profondo, a partire dal modulo: l’idea è quella di una difesa a quattro per dare maggiore spinta offensiva. Il grande punto interrogativo resta Bremer, recuperato dall’infortunio ma destinato a un rientro graduale. L’orizzonte tattico è chiaro: un 4-2-3-1 fluido, capace di trasformarsi in 4-3-3 a seconda delle fasi, con il rischio però di esporre una squadra che deve ancora ritrovare piena solidità difensiva. Davanti, la presenza di David è confermata. Il Bologna si affida invece alla forza del Dall’Ara e a un momento positivo che coinvolge diversi interpreti. Odgaard, Orsolini e Cambiaghi garantiscono qualità e imprevedibilità, l’ex Bernardeschi arriva dalla doppietta di Vigo e Castro resta il riferimento offensivo. Un mix che rende la squadra di Italiano un avversario tutt’altro che comodo. La storia complessiva del confronto, però, sorride nettamente alla Juventus: 79 vittorie contro le 23 del Bologna e una striscia aperta di 22 partite di campionato senza sconfitte contro i rossoblù. Ma il presente suggerisce prudenza. Le ultime cinque sfide di Serie A tra le due squadre si sono chiuse tutte in pareggio, un’anomalia che racconta equilibrio e aggiunge incertezza a una sfida che, per la Juve, vale quasi un pezzo di stagione.

John Elkann: “La Juventus, la nostra storia e i valori non sono in vendita”

“La Juve fa parte della mia famiglia da 102 anni, fa parte nel vero senso della parola, perché nel corso di un secolo, quattro generazioni l’hanno ingrandita, resa forte, accudita nei momenti difficili e festeggiata nei tanti momenti felici – ha spiegato John Elkann -. Ma non solo: la Juve fa parte di una famiglia, molto, molto più grande, la famiglia bianconera, fatta da milioni di tifosi in Italia e nel mondo, che amano la Juve come si amano le persone care. Proprio pensando a questa passione, a questa storia d’amore che ci unisce da oltre un secolo, come famiglia continuiamo a sostenere la nostra squadra, e guardare al futuro, per costruire una Juve vincente. La Juventus, la nostra storia, i nostri valori, non sono in vendita”.

Spalletti: “Sono sempre convinto che questa squadra possa fare grandi cose”

“Fa piacere ancora una volta sentire la forza e la passione di John Elkann e della famiglia per questo club – il pensiero di Spalletti -. È chiaro che sta a noi dare sostanza e concretezza a questa passione, onorando il passato e costruendo un futuro ancora dello stesso livello o migliore, come ci ha detto lui quando è venuto a trovarci. Per quanto riguarda il cambio modulo, io mi stupisco di parlare ancora di schemi e di caselle in campo perché il calcio è cambiato e non si vince per un cambio di posizione, ma occupando gli spazi. Io ho idea di mettere la squadra con il 4-3-3 o 4-2-3-1, ma è solo un discorso di partenza perché la partita ti obbliga a fare tanti cambi in corsa. Nessuno mi convincerà che questi calciatori non sono bravi, anzi: sono convinto che questi limiti riusciremo a superarli. Ho accettato questo ruolo perché ci credo, faccio da anni questo lavoro e so che non è semplice: sono ossessionato dall’idea di poter modificare e migliorare questo gruppo, vedo ragazzi interessati e disponibili e per questo dialogo sempre con loro per trovare la chiave giusta”.

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