“Siamo sospesi tra guerra e pace”: è iniziato così il discorso della premier italiana Giorgia Meloni davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York, quando in Italia erano le 2.20 di notte. “Pace e dialogo non riescono a prevalere”, ha proseguito Meloni che nel fare un bilancio degli 80 anni delle Nazioni Unite e dei suoi obiettivi, ha ricordato che attualmente nel mondo sono in corso ben 56 conflitti, il numerù alto da quando è finita la Seconda Guerra Mondiale. Poi la presidente del consiglio è passata all’atteso commento sulle due aree di tensione che più stanno attirando le attenzioni e le preoccupazioni della comunità internazionale, e cioè Ucraina e Gaza: “La Russia ha calpestato il trattato delle Nazioni Unite”, si è limitata a dire Meloni su Mosca, mentre un po’ più corposa è stata la parte di intervento dedicata a Israele, da cui forse per la prima volta ha apertamente e pubblicamente preso le distanze, seppur con dei distinguo.
“Israele a Gaza ha superato il limite della proporzionalità – ha detto -. Lo stato ebraico infrange le norme umanitarie a Gaza, ma non ci accodiamo a chi scarica su Israele tutte le responsabilità. È Hamas che potrebbe liberare gli ostaggi e porre fine alle ostilità”. La premier ha poi ribadito quanto trapelato alla vigilia del suo intervento e cioè la posizione ufficiale del governo italiano sulla questione del riconoscimento dello Stato della Palestina, che “sarà possibile solo a due condizioni: il rilascio degli ostaggi” e che Hamas non sia più considerato l’interlocutore. Quindi l’adesione dell’Italia ad una iniziativa che ormai coinvolge praticamente il mondo intero, Usa, Germania e pochi altri a parte, è sospesa. Nel suo intervento all’Onu Meloni ha poi attaccato le regole internazionali sul diritto d’asilo, “pensate in un’epoca in cui non esistevano le migrazioni di massa e i trafficanti di esseri umani”. e che possono essere sfruttate “dalla magistratura politicizzata”. Infine, sulla scia delle parole di Donald Trump, la critica all’ecologismo “insostenibile, che sta portando alla deindustrializzazione più che alla decarbonizzazione”.
L’intervento di Zelensky: “L’Onu non resti in silenzio, il diritto internazionale è al collasso”
Qualche ora prima della premier italiana Giorgia Meloni era intervenuto all’Assemblea delle Nazioni Uniti a New York anche il presidente ucraino Volodimir Zelensky, che ha lanciato il solito accorato appello alla comunità internazionale per fermare l’attacco russo nel suo Paese. “Il diritto internazionale è al collasso, sono le armi a decidere chi sopravviverà”, ha constatato amaramente, spronando però l’Onu a “non restare in silenzio. Sosteneteci. Fermare Putin ora è più economico che contenere una Russia più aggressiva in futuro”. Per Zelensky non fermare la Russia ora significa correre il rischio che il conflitto si espanda in futuro, e forse questo futuro non è nemmeno così lontano viste le recenti e ripetute violazioni in territorio europeo, di cui Mosca è più che sospettata.
Zelensky a margine della riunione ha anche incontrato per l’ennesima volta il presidente Usa Donald Trump, questa volta in maniera forse meno imbarazzante di alcune delle precedenti. Forte del ritrovato appoggio americano, di cui infatti si è detto anche lui “un po’ sorpreso”, Zelensky si è pronunciato in un discorso di ampio respiro, non limitato solo al suo Paese. Ha infatti accennato a Georgia, Moldavia, Palestina e Siria, tutte crisi che mostrano le difficoltà delle istituzioni internazionali, che da decenni ai popoli in guerra offrono solo “dichiarazioni e dichiarazioni”. “Non esiste una sola istituzione che possa veramente fermare” un’aggressione, ha detto invitando l’Europa a “non perdere la Moldavia” sotto le interferenze russe. Gli esempi offerti sono serviti a Zelensky per avvalorare la sua tesi, ovvero che il mondo è alle prese con la “corsa agli armamenti più distruttiva della storia”, cui la Russia è responsabile.
Fra droni e intelligenza artificiale applicata alle armi servono subito delle regole perché la sicurezza nazionale deve “essere un diritto, non un privilegio per pochi”, ha tuonato dal palco. E neanche l’appartenenza un’alleanza militare di lunga data non significa automaticamente essere al sicuro, ha aggiunto in un implicito riferimento alla Nato. “Gli ucraini sono gente pacifica che non ha avuto altra scelta che combattere”, ha spiegato ai presenti in aula, descrivendo i forti investimenti del Paese nelle scuole e negli ospedali sottoterra e nelle armi per difendersi. “Non abbiamo i grandi missili che ai dittatori piace mostrare nelle parate ma costruiamo droni per proteggere il nostro diritto alla vita”, ha detto offrendo le armi ucraine “sviluppate e testate contro la Russia” come merce di scambio per quell’appoggio indispensabile di cui il suo Paese ha bisogno.
Von der Leyen alla Cina: “Convinca Mosca a negoziare”
Un sostegno che vede nell’Europa e negli Stati Uniti i due partner essenziali, anche per fare pressione nei confronti di quei Paesi terzi che foraggiano a suon di acquisti di petrolio la macchina da guerra russa. A questo proposito la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen ha chiesto alla Cina, nel corso di un incontro con il premier cinese Li, di usare la sua influenza per “incoraggiare la Russia a sedersi al tavolo dei negoziati”. Sul fronte cinese così come su quello indiano, anche Washington può avere un ruolo determinante. “Può aiutarci”, ha ammesso Zelensky ai microfoni di Fox dopo aver incassato un appoggio senza precedenti da Trump. Zelensky ha ringraziato pubblicamente all’Onu il presidente americano per gli sforzi che sta mettendo in campo. E quasi per compiacerlo, forse ha ricordato il tentato assassinio di Trump, e ha citato l’uccisione di Charlie Kirk e quella della giovane ucraina in metropolitana negli Stati Uniti.
Condannando la Russia per non volere il cessate il fuoco e descrivendo Vladimir Putin come “spaventato” dall’avere un faccia a faccia con lui, Zelensky si è infine rivolto ai leader presenti in aula: “Non restate in silenzio mentre la Russia continua a trascinare questa guerra. Condannatela, unitevi a noi nella difesa del del diritto internazionale. Perché, alla fine, la pace dipende da tutti noi“.