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Mediobanca, Fineco e Mediolanum: utili bollenti nel trimestre

Sul versante dei profitti, le trimestrali di Mediobanca e di Mediolanum battono le previsioni degli analisti, mentre quella di Finecobank mette a segno un nuovo record – Nagel: “La fusione Unicredit-Mediobanca ha poco senso” ma Del Vecchio non la pensa così

Mediobanca, Fineco e Mediolanum: utili bollenti nel trimestre

Mediobanca archivia il terzo trimestre dell’esercizio 2020-2021 con un utile netto di 193,3 milioni, più che raddoppiato rispetto agli 84,6 milioni dello stesso periodo dell’esercizio precedente e superiore ai 155 milioni previsti dal cosensus degli analisti raccolto dall’istituto. Il margine di intermediazione è cresciuto invece del 13,9%, a 662,8 milioni, a fronte dei 635 milioni attesi dal mercato.

Allargando lo sguardo ai nove mesi chiusi il 31 marzo, l’utile è salito del 9,4%, a 603,9 milioni, mentre i ricavi sono aumentati del 3%, a 1,96 miliardi, con commissioni nette al livello record di 571 milioni (+17%) e margine di interesse a 1,1 miliardi (-1%). In crescita dell’1,6% a 905,6 milioni i costi di struttura, per un rapporto cost/income in calo al 46,1%.

Sul versante patrimoniale, il coefficiente Cet1 è al 16,3%, in aumento di 20 punti base rispetto a giugno 2020.

Mediobanca “conferma l’indicazione di un payout del 70% – si legge in una nota – subordinato alla rimozione della raccomandazione Bce in vigore fino al 30 settembre 2021. La proposta di un dividendo per l’esercizio corrente sarà quindi formulata nei tempi idonei per essere sottoposta all’approvazione dell’assemblea dei soci prevista entro la fine di ottobre”.

Per quanto riguarda le previsioni per il quarto trimestre, Mediobanca vede la chiusura dell’esercizio “in ampia ripresa rispetto allo scorso anno superando le difficoltà della pandemia”. In particolare, i ricavi del gruppo “continueranno ad essere sostenuti da un positivo flusso di commissioni per le divisioni Investment banking e Wealth management che compensano il rallentamento del margine di interesse caratterizzato dai minori prestiti personali Consumer, sui quali si registrano segnali di ripresa in queste settimane”.

Quanto a una possibile aggregazione con Unicredit, “in finanza tutte le fantasie sono lecite e anche interessanti – ha detto l’Ad di Mediobanca, Alberto Nagel – ma dal punto di vista industriale, credo sia una combinazione che servirebbe poco ad entrambi”, perché la combinazione tra una banca d’affari e una banca universale sarebbe “un’operazione industrialmente poco sensata”. Ma non pare che la pensi allo stesso modo Leonardo Del Vecchio, che sogna la creazione di un grande polo finanziario italiano tra Unicredit, Mediobanca e Generali.

FINECOBANK

Il primo trimestre del 2020 si chiude per Finecobank con un utile netto adjusted pari a 94,7 milioni, che evidenzia un incremento del 2,7% su base annua. Si tratta, sottolinea una nota, di un nuovo record per Fineco.

I ricavi del primo trimestre 2021 ammontano a 218,2 milioni (+8,4%) grazie principalmente “al contributo delle commissioni nette e del risultato di negoziazione, coperture e fair value”, si legge in una noata.

Il margine finanziario si attesta a 75,1 milioni (+4,3%). In particolare, il margine di interesse è in calo a 61,8 milioni (-9,3%) mentre le commissioni nette salgono a 118,7 milioni (+13,1%). L’incremento, spiega Fineco, è riconducibile principalmente all’aumento delle commissioni nette relative all’area Brokerage (+10,9%) e all’area Investing (+14,1%). Salgono le commissioni dell’area Banking (+14,4%) grazie al contributo derivante dal “repricing” sui conti correnti. I costi operativi crescono a 73,8 milioni (+10,9%).

Il cost/income ratio, al netto delle poste non ricorrenti, è pari al 33,8%, in aumento di 0,8 punti percentuali anno su anno. Le rettifiche nette su crediti e su accantonamenti per garanzie e impegni ammontano a -0,5 milioni. Il cost of risk è pari a 9 punti base. Il Cet1 è al 26,51%.

“Siamo molto soddisfatti dei risultati del primo trimestre, che evidenziano con chiarezza il cambio di passo nel percorso di crescita di Fineco – commenta Alessandro Foti, amministratore delegato e direttore generale della Banca – La svolta poggia su basi estremamente solide, essendo trainata dal rapido affermarsi dei trend strutturali in atto nel Paese, tra cui spicca la digitalizzazione”.

Ora la società, prosegue Foti, resta concentrata “nello sfruttare al meglio le grandi opportunità di crescita offerte dalla nostra piattaforma fondata su un Dna digitale, posizionata in maniera ideale per continuare a offrire un eccellente livello di servizio basato su efficienza, trasparenza e innovazione continua”.

MEDIOLANUM

Infine, Banca Mediolanum chiude il primo trimestre con un utile netto di 133,4 milioni, in crescita dell’85% su anno, “grazie al forte miglioramento di tutte le linee di ricavo, al controllo dei costi operativi e ai positivi effetti di mercato”, si legge in una nota. Il dato relativo ai profitti è superiore alle attese del mercato, con il consensus sul trimestre che si fermava a 116 milioni.

Le commissioni ricorrenti salgono a 342 milioni, “nuovo record storico per i ricavi da core business”. Il margine da interessi pari a 64,8 milioni (+14%), “in controtendenza rispetto al mercato”, è stato “fortemente sostenuto dalle erogazioni alla clientela e dal minore costo della raccolta retail”.

Il margine operativo ammonta a 125,3 milioni (+26%) mentre il totale delle masse gestite e amministrate ha raggiunto quota 97.718 milioni, con un incremento del 5% rispetto a fine 2020 e del 25% rispetto al 31 marzo scorso.

Gli impieghi alla clientela retail del gruppo si attestano a 12.580 milioni, in crescita del 4% rispetto a dicembre 2020 e del 18% anno su anno. L’incidenza dei crediti deteriorati netti sul totale crediti del gruppo è pari allo 0,63%. Il Cet1 si attesta al 20,7%.

“Al di là dei positivi effetti di mercato, questo risultato è espressione della sostenibilità del business strutturale – ha detto Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum – La società è vicina al rilevante traguardo dei 100 miliardi di masse in gestione e la nostra capacità patrimoniale si mantiene stabilmente oltre il 20%, nonostante l’importante monte dividendi che siamo pronti a distribuire”.

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