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Materie prime critiche: la Regione Sardegna ferma il progetto sul litio per le batterie

Portovesme sarebbe un centro di eccellenza europeo ma il progetto da sottoporre a valutazione di impatto ambientale ora rischia di saltare

Materie prime critiche: la Regione Sardegna ferma il progetto sul litio per le batterie

L’Unione Europea ha chiesto ai Paesi membri di preparare piani per le materie prime critiche. Tuttavia, in Italia, c’è sempre qualcosa o qualcuno che va controcorrente. Ed ecco un caso. In Sardegna il progetto pilota LI Demo per la produzione di litio per batterie della società Portovesme-Glencore, dovrà passare le valutazione di impatto ambientale.

La Regione vuole che il piano di riconversione industriale– ancorché utile alla transizione energetica italiana- sia compatibile con le prescrizioni ambientali. Il progetto è molto ambizioso e permetterebbe di rendere la Sardegna uno dei più grandi siti d’Europa per la produzione di materie critiche. «L’impianto potrebbe diventare una fonte significativa di materiali critici per la produzione nazionale, tra cui il carbonato di litio, fondamentale per lo sviluppo di un mercato europeo delle batterie» precisa la società. Allora?

L’assessore all’ambiente Marco Porcu ha convocato i sindacati ed ha comunicato la decisione della giunta sarda. “È un procedimento che, per i tempi che hanno caratterizzato altri progetti in passato, preoccupa non poco. Una dilatazione temporale non può che rallentare, o addirittura fare venir meno, il processo di costruzione dell’impianto pilota”.

In sostanza la richiesta della Regione va in direzione opposta a quella indicata dall’Ue. E i lavoratori, gli investimenti, l’indotto? «Portovesme ha agito e continua ad agire in maniera conforme a tutti i requisiti normativi relativi al progetto dimostrativo ed è disposta a fornire ulteriori dettagli e approfondimenti» replica la società Glencore.

Se salta il progetto

Tutti i protagonisti di questa vicenda dicono che non ci sono non conformità rispetto agli standard di salute, sicurezza e ambiente previsti dalla normativa. Cgil, Cisl e Uil avvertono sul rischio di un insabbiamento. ll timore dei lavoratori si riferisce ad una nota ufficiale della Glencore che dopo lo stop della Regione si è riservata di «valutare strategie alternative per un polo europeo di lavorazione dei materiali per batterie».

L’ulteriore estensione dell’iter autorizzativo, comporterebbe un ritardo nei tempi che potrebbe compromettere la sostenibilità economica del progetto. Come se ne esce? La Sardegna è contro l’Europa con la sua richiesta di valutazione di impatto ambientale? Evidentemente è presto per trarre una conclusione, ma la sensazione è il proverbiale due passi avanti e uno indietro. Di una contraddizione con la strategia italiana, condivisa in Europa, di assicurare un approvvigionamento di materie prime critiche. Sul progetto da 5 milioni di euro oggi il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha chiesto a Glencore la presentazione di un piano industriale. Invito la società a presentare un piano industriale convincente ha specificato e noi « attendiamo che lo faccia ». Per ora nessuna notizia da Glencore ma la situazione non andrà per le lunghe. A Portovesme hanno già pagato un prezzo altissimo dagli anni delle Partecipazioni Statali alle ipotesi di riconversione industriale.

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