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L’industria mondiale degli Etp vale 3 mila miliardi di dollari

MORNINGSTAR.IT – I prodotti azionari rappresentano la maggioranza, ma si fanno strada gli obbligazionari e gli alternativi. L’Europa macina record, mentre gli Usa sono nella fase della maturità. Nel Vecchio continente domina Blackrock

L’industria mondiale degli Etp vale 3 mila miliardi di dollari

L’industria mondiale degli Etp (Exchange traded product) vale circa 3 mila miliardi di dollari. A dirlo è l’ultimo rapporto Morningstar global asset flow, che ha fotografato la situazione a fine 2015. I prodotti azionari rappresentano la fetta più ampia del mercato, ma l’innovazione dirige gli investitori verso altre asset class, prima fra tutte quella obbligazionaria, seguita dagli alternativi (prevalentemente strumenti a leva e inversi).

Degli Etp, gli investitori apprezzano soprattutto il mix della flessibilità data dal fatto che sono quotati in Borsa e dalla loro natura diversificata in termini di titoli in portafoglio. I più popolari restano i passivi veri e propri, mentre i cosiddetti attivi sono ancora una nicchia.

Crescita degli asset globali di Etp

Differenze geografiche

In un’industria che macina record in termini di crescita, non tutte le regioni del globo si comportano nello stesso modo. Gli Stati Uniti sono il mercato più grande e longevo, ma ha tassi di crescita da area matura; mentre l’Europa e l’Oceania risultano più dinamiche. Anche i prodotti cross-border (domiciliati nei cosiddetti paradisi fiscali, come il Lussemburgo e l’Irlanda) mostrano un andamento positivo. Per l’Asia, invece, l’incremento potrebbe essere sovrastimato, si legge nel report di Morningstar, in quanto i governi hanno acquistato gli Etp nell’ambito dei piani di stimolo all’economia. Per contro, il Medio oriente e l’America latina sono le zone dove l’organic growth rate (flussi in rapporto al patrimonio iniziale) è stato negativo negli ultimi due anni.

Tassi di crescita organica per aree geografiche

Il caso europeo

In Europa, in particolare, gli investitori si sono mossi in due direzioni apparentemente opposte, ma complementari. Da un lato, hanno scelto i fondi bilanciati e alternativi, che hanno generalmente strategie attive; dall’altro hanno utilizzato come veicoli passivi in larga parte gli Etp. Nel complesso, gli indicizzati (Etp e index fund) hanno raccolto il 27% dei flussi totali verso il risparmio gestito, pari al 18% in più rispetto al 2014.

Il 2015 è stato il miglior anno di sempre per l’industria dei replicanti del Vecchio continente. Morningstar ha stimato una raccolta netta di 70,8 miliardi di euro, dato di gran lunga superiore al precedente record di 51 miliardi segnato nel 2008. A dominare è stato iShares (gruppo BlackRock) con 29,3 miliardi di euro di flussi netti.

Un fenomeno globale

Nato come fenomeno americano, quello degli index fund (fondi ed Etp) è diventato globale. Se si esclude l’Asia, che rappresenta un caso atipico, gli Stati Uniti continuano a rappresentare il mercato più grande (il 37,5% degli asset totali sono in prodotti passivi), ma l’Europa è seconda con il 23,2% e le offerte cross-border seguono a poca distanza (21,9%). In termini di attività finanziarie, la componente azionaria è ancora predominante, ma è in crescita quella obbligazionaria.  Quest’ultima nel 2015 è stata protagonista di un radicale cambiamento: non solo i flussi nei fondi indicizzati hanno superato quelli negli attivi, ma i secondi hanno avuto una raccolta netta negativa.

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