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L’importanza di una “strategia preventiva” legale nella gestione futura del patrimonio familiare

L’importanza di una “strategia preventiva” legale nella gestione futura del patrimonio familiare

Gli anni appena trascorsi resteranno nella memoria di ciascuno di noi come un periodo senza precedenti. Un virus, il Covid-19, ha messo in crisi il mondo intero e ancora oggi a distanza di diversi mesi ci poniamo molte domande che trovano risposta solo in uno stato di incertezza che non cessa di esistere. Un periodo di crisi sociale, economica che ha prodotto danni e sofferenze, dove il divario tra povertà e ricchezza ésempre più ampio e probabilmente impossibile da riuscire a colmare. Ora quindi è importante capire quanto questa esperienza di oggi potrà servire al futuro.

In questo nuovo modello di società a cui stiamo approcciando, il tema legato al patrimonio di un’ impresa familiare e al suo futuro cambio generazionale sará sicuramente un argomento che ci riguarderà sempre più da vicino.

Lo scorso secolo ha visto una crescita delle possibilità economiche e finanziarie e con esse una crescita del patrimonio personale e familiare, immobiliare e mobiliare in senso di collezionismo. Oggi ci troviamo di fronte alla necessità – vista anche la necessità di creare maggiore sicurezza per il futuro – per le nuove generazioni ad poter accedere l’accesso ai beni familiari nella giovane età adulta poiché vi sarà una sempre più crescente importanza di affrontare le insicurezze contemporanee e accedere alle opportunità. L’ascesa dell’economia patrimoniale è centrale per il cambiamento delle possibilità di vita tra le generazioni a livello sociale (e potenzialmente incoraggia il conflitto generazionale a questo livello) ma allo stesso tempo accresce l’importanza della solidarietà intergenerazionale e dei trasferimenti all’interno della famiglia.

A fronte di un numero di imprese familiari che hanno coltivato del mantenimento del patrimonio come entità di una cultura autonoma in seno alla famiglia stessa, ce ne sono molte altre con storia più recente che si trovano a non riuscire ancora a sviluppare un processo di successione, rimandando continuamente le decisioni. Mentre tale passaggio necessiterebbe da subito una pianificazione lucida e soprattutto accompagnata da una mediazione che consenta di controllare ed escludere ogni forme di emotività irrazionale che spesso accompagna questo passaggio, in quanto metterebbe a rischio il successo dell’operazione. Si tratta infatti, di una fase delicata e critica della vita aziendale che coinvolge della piccola impresa famigliare dove il rapporto emotivo e relazionale fra genitori e figli o eredi più stretti va gestito al meglio. A tal fine, il coinvolgimento in questa fase di attori terzi e consulenti esterni, permette di integrare le conoscenze e d avere una valutazione obiettiva e mirata anche a superare e risolvere le barriere emotive intergenerazionali che spesso condizionano il ricambio generazionale.

Nello specifico molti sono i patrimoni familiari che nel capitale troviamo anche beni artistici e culturali accumulati negli anni per passione o investimento ma che vengono però posti in un’area non valorizzata al fine del patrimonio ma spesso come semplici oggetti da collezione, ma che al momento della successione diventano anch’essi motivo di litigio tra eredi. Perciò dovremmo sempre più parlare di cura e prevenzione di un patrimonio affidata a terzi capaci di porre quella giusta mediazione prima di arrivare ad un contenzioso lungo e spesso penalizzante per tutte le parti.

Non di meno anche il settore di assistenza legale porterà i professionisti che operano in questo settore a fare una grande riflessione al fine di comprendere gli scenari futuri da gestire, a partire dai conflitti alla gestione dei patrimoni in funzione dei cambi generazionali che oggi più di prima necessitano di una assistenza a tutto tondo.

Secondo l’avvocato Giovanni Caroli, civilista, che da anni si occupa di conflitti e risoluzioni anche in ambito generazionale, il tradizionale orientamento nella scelta fra ricerca della conciliazione delle liti e del perseguimento accanto delle soluzioni contenziose ha subito, di recente, un significativo cambiamento nella cultura italiana.

Avv. Giovanni Caroli

Intende che ci saranno nuove regole e aspettative?

In un mondo ormai globalizzato, pronto a recepire prassi e soluzioni adottate nel contesto delle più diverse culture, la pandemia ha imposto un repentino stravolgimento degli interessi messi in gioco, con ciò esigendo, altresì, nuove regole e aspettative.

A questo punto dobbiamo immaginare che tale cambiamento andrà a modificare anche i tempi e le modalità?

Sono cambiate le tempistiche, si sono venute a creare problematiche fino a poco prima inimmaginabili, la cui soluzione sta imponendo una continua ricerca di nuove prassi e regole. I conflitti legali si stanno moltiplicando ed il loro superamento costringerà i professioni legali ad affrontarli con metodi nuovi, ricercando soprattutto un più meditato (rispetto al passato ed alle tradizioni culturali del Paese), utilizzo – soprattutto in via preventiva – di percorsi conciliativi al fine di rendere compatibile il mantenimento dei rapporti acquisiti con soluzioni di tutela più rapida e flessibile.

Cambierà perciò la cultura tradizionale forense che non potrà che adattarsi ai cambiamenti della società?

Il radicarsi degli tradizionali strumenti contenziosi nelle soluzioni dei conflitti (che, a loro volta sono in rapida crescita) dovrà essere l’estrema ratio ed imporrà alla classe forense una nuova e più duttile cultura della “strategia preventiva” e di una forma di conciliazione diversa da quella portata avanti fino ad oggi. Tutto ciò faciliterà la gestione dei propri interessi con riferimento non solo ai problemi emersi di volta in volta, ma anche a quelli futuri, resi possibili dalla mutevole società globalizzata.

Lei vive e opera in una regione, la Puglia, che negli ultimi dieci anni ha avuto uno sviluppo sociale ed economico decisamente importante che ha consentito a molte famiglie a costruire veri e propri patrimoni immobiliari e non solo. Questo fa pensare che seguendo il suo discorso, che ci sia sempre più la necessità di un’assistenza più complessa e internazionale?

Sicuramente. Come avvocato prevedo una costante crescita delle controversie familiari ai fini della successione, che benpotrebbero essere risolte in via preventiva. La realtà della Puglia, come altri luoghi d’Italia dove la qualità della vita è un bene da tutelare, ha indotto molti stranieri a fare notevoli investimenti in nuove realtà ricettive, facendo affluire nuovi capitali sul territorio che devono essere gestiti al meglio attraverso una preventiva tutela legale, soprattutto nella fase delle trattative e della gestione contabile e amministrativa.

Lei che è da sempre un appassionato d’arte come tradurrebbe la valorizzazione del patrimonio culturale, opere d’arte, libri, oggetti di varia fattura e altro ancora collezionato nel tempo dalle famiglie.

Generalmente il collezionista non calcola la valorizzazione del bene perché è portato inizialmente a fruire della sua passione, accumula e gode del bene acquistato non considerandolo come bene rifugio come invece potrebbe essere un terreno o una abitazione. Eppure ben sappiamo che l’arte è un vero asset class che può dare buone soddisfazioni anche dal punto di vista dell’investimento. Questo concetto è ben chiaro al collezionista d’arte, ma non è percepito da chi colleziona da solo e per sé. Ed ecco che il problema si propone proprio nel cambio generazionale allorquando la litigiosità aumenta per una complessa emotività legata a ricordi o a promesse fatte verbalmente.

Cosa si sente di consigliare per salvaguardare il futuro delle nuove generazioni.

È ormai certo che ci troviamo di fronte ad esperienze complesse ma che devono farci pensare seriamente, perché il cambiamento non è solo avvenuto ma ha iniziato una strada a senso unico a cui ci dovremmo adattare con rapidità e ogni patrimonio andràgestito in forma preventiva per consentire alle generazioni future di poter godere dei sacrifici fatti dalle quelle precedenti.

L’intevista è a cura di Marika Lion

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