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L’ex premier e 6 ex ministri: “Non sparate sul Governo Monti: ha salvato l’Italia dalla bancarotta”

Mario Monti e sei ex Ministri rivendicano l’azione di governo che ha evitato “l’esplosione finanziaria dell’Italia”. Nel corso di un incontro “Il governo Monti quattro anni dopo: quale rapporto tra tecnici e politica?” all’Università di Roma Luiss, l’esecutivo di tecnici ha ripercorso e riflettuto su quei 529 giorni di governo.

L’ex premier e 6 ex ministri: “Non sparate sul Governo Monti: ha salvato l’Italia dalla bancarotta”

“Lo spread era a 574 punti base e i giornali erano pieni di articoli apprensivi sulla crisi dell’eurozona, io ero a Berlino per un convegno”. E’ così che Mario Monti ricorda il 9 novembre 2011 quando il capo dello stato Giorgio Napolitano lo chiamò per informarlo della nomina a senatore a vita. Quel gesto è stato il primo passo verso il cosiddetto “governo dei tecnici”. Il senatore a vita ha avuto la possibilità di ripercorrere la sua esperienza di governo grazie ad un incontro organizzato dalla Luiss School of Government a Roma.

Nel corso dell’incontro “Il governo Monti quattro anni dopo: quale rapporto tra tecnici e politica?”, sei Ministri del governo tecnico e l’ex premier hanno raccontato la propria esperienza all’interno dell’esecutivo Monti, rivendicando, sostanzialmente, l’importanza di quei 529 giorni di governo per il salvataggio economico dell’Italia.



Presenti all’incontro Renato Balduzzi, Ministro della salute del governo Monti, Fabrizio Barca, ex Ministro per la coesione territoriale, Giampaolo di Paola, allora Ministro della Difesa, Elsa Fornero, Ministro del Lavoro, Enzo Moavero Milanesi designato agli affari europei e Paola Severino, ex ministro della giustizia.

Mario Monti riflette sul suo operato e “sulla possibilità di fare politica senza l’obbligo di dover passare delle strettoie di un partito politico”. La situazione economica drammatica, il governo Berlusconi lacerato da dissidi interni, la fiducia delle istituzioni europee e dei mercati ai minimi storici e il totale stallo politico hanno reso necessario l’intervento dei tecnici. “Ci voleva qualcuno – spiega Monti – che avesse maturato un’esperienza di governo diverso da quello nazionale che provasse a formare un governo e mettere in pratica le riforme necessarie”.

La politica, per il senatore a vita, “non era in grado di proporre una soluzione” per evitare “l’esplosione finanziaria dell’Italia”. Quando si è formato il governo Monti le probabilità di un default dell’Italia – ricorda – erano di circa il 40%.

Criticando stampa e politica che lo hanno accusato di sottostare al volere della Troika, Monti ricorda che “l’Italia è stato l’unico Paese dell’Europa meridionale a non aver chiesto aiuto finanziario alla Troika”. In quell’occasione “abbiamo corso un grosso rischio, ma alla fine l’Italia si è salvata da sola”. Monti spiega che se avesse chiesto aiuto economico alla Troika, per gli anni successivi, qualsiasi governo avrebbe avuto “uno sguardo chino” in Europa e tra l’opinione pubblica sarebbe ulteriormente cresciuto l’astio nei confronti delle istituzioni europee.

Monti racconta di aver cercato di coinvolgere anche politici all’interno del suo governo, ma nessuno nè nel centrodestra, nè nel centrosinistra ha voluto partecipare consapevole “delle misure impopolari” da approvare. “Non so se abbiamo fatto politica o no – confessa Monti – e non so se esistano i “tecnici della serietà”, ma so che essere svincolati da interessi elettorali ha giovato alla nostra azione di governo”. 

Presente all’incontro, anche se in collegamento dagli Stati Uniti, il Ministro del Lavoro Elsa Fornero, uno dei Ministri più discussi e criticati dell’esperienza di governo del senatore a vita. Monti difende con forza la riforma delle pensioni della Fornero giudicando “incivile e indegno il trattamento che molti nel Paese le hanno riservato e le riservano. Se dovessi indicarvi una persona che con le proprie decisioni ha consentito all’Italia di non essere la Grecia è la professoressa Fornero”.

La stessa Fornero ricorda con “dolore e sofferenza” l’esperienza del governo Monti. L’ex Ministro del Lavoro sottolinea la “grandissima distanza tra l’essere esperti di qualcosa e il dover prendere delle decisioni che cambiano la vita quotidiana delle persone, i loro piani di vita. Sono due cose molto diverse che io ho sperimentato personalmente in maniera difficile, ma per me è stata un’esperienza di vita estremamente importante”.

La parte più difficile del compito del Ministro del Lavoro è stato “il rapporto con l’opinione pubblica, noi non avevamo il collegamento tra il Ministro e i lavoratori, le associazioni, il territorio perchè la politica cinicamente non voleva farci da ponte.” Ma, nonostante l’incomunicabilità tra Ministero e opinione pubblica, il Ministro ribadisce l’importanza della riforma del mercato del lavoro. “Una buona riforma del mercato del lavoro che aveva due obiettivi che oggi compaiono in tutti i documenti sul lavoro che sono l’inclusione e il dinamismo, oggi riconosciuti da tutti”.

Riflessione significativa anche quella di Fabrizio Barca che riassume brevemente le motivazioni che hanno portato al governo Mario Monti. Barca fa riferimento al documento che il governo Berlusconi scrive e invia all’Europa nell’ottobre 2011 contenente riforme fondamentali per il Paese. “Quel documento – spiega Barca –  contiene il 60-70% di quello che abbiamo fatto nella fase iniziale, cioè c’è un mandato politico di un governo politico, in quel momento, estenuato da una situazione drammatica”.

L’Europa non aveva alcuna fiducia nel governo Berlusconi, non credeva che avrebbe fatto quelle cose scritte nel documento, come l’impegno sulle pensioni. E così “si cerca una figura che avesse una tale legittimazione in Europa che potesse dare la certezza che le cose necessarie si facessero davvero”.

Al tavolo della Luiss School of Government si è seduto anche il Ministro della Giustizia Paola Severino che racconta del complesso rapporto tra giustizia ed economia. “Una buona giustizia favorisce una buona economia” è a questo assunto che arrivarono il premier Monti e il Ministro Severino e da cui scaturirono tutte le scelte del governo come quella sul “tribunale delle imprese che sta dando risultati straordinari” e la “geografia giudiziaria, una scelta difficilissima che nessun politico avrebbe potuto fare. Un politico ha degli interessi locali che deve legittimamente coltivare noi non avevamo questo vincolo”.

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