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Lavoro, rinnovo contratto statali: ecco cosa cambia

Aumenti di stipendio, arretrati, scatti fino a 2.200 euro, promozioni anche senza laurea – Ecco tutte le novità del nuovo contratto per il comparto funzioni centrali della Pa

Lavoro, rinnovo contratto statali: ecco cosa cambia

Si apre la stagione dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego. Ad aprire la strada, il comparto funzioni centrali delle amministrazioni pubbliche che riguarda ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici come l’Inps e Inail. La pre-intesa, che riguarda triennio 2019-2021, è stata firmata da Aran e dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. Si tratta, però, di un piccolo traguardo visto che adesso ancora deve arrivare la firma degli altri comparti (sanità, enti locali e scuola) e che verrà rimandata al 2022 quando il contratto firmato sarà appunto già scaduto.

Ecco le novità: l’aumento medio salariale per i dipendenti pubblici delle funzioni centrali sarà pari a 117 euro lordi contro gli 85 euro del triennio 2016-2108. Dunque, a partire da gennaio, in busta paga ci sarà un aumento netto di 90 euro mensili, a cui poi andranno aggiunti i vantaggi derivanti dalla riforma fiscale.

Generalmente, gli aumenti dovrebbero andare da un +3,78% della parte fissa a un +4,15% per le fasce retributive più basse, le quali potranno beneficiare dell’effetto contabile dovuto al consolidamento dell’elemento perequativo.

Nel frattempo, per i dipendenti pubblici ci sarà il pagamento degli arretrati, un assegno una tantum che comprende l’aumento di stipendio non riconosciuto nelle 13 mensilità del 2019, del 2020 e del 2021; più eventuali aumenti di stipendio non riconosciuti nel 2022 qualora il pagamento degli incrementi stipendiali dovesse ritardare di qualche mese.

Per un totale di 10 miliardi di euro con gli arretrati che, secondo indiscrezioni, dovrebbero arrivare in primavera, in contemporanea con le elezioni delle Rsu previste tra il 5 e il 7 aprile 2022.

I dipendenti pubblici gioveranno di un aumento in busta paga anche grazie agli avanzamenti di carriera, per i quali si guarderà al merito e ai risultati raggiunti dal dipendente (almeno il 40% della valutazione finale).

Nello specifico, si partirà con una revisione delle attuali tre aree professionali (prima, seconda e terza) che si trasformano in area degli operatori, area degli assistenti e area dei funzionari.

L’avanzamento di carriera all’interno della stessa area porterà a un incremento salariale che va da 2.200 euro lordi l’anno per i funzionari, ai 1200 per gli assistenti e agli 800 euro per gli operatori.

Inoltre, si potrà concorrere a uno scatto ogni tre anni e, indipendentemente dal titolo di studio, si potrà passare all’area superiore solo in base all’esperienza.

Difatti, il passaggio da operatore ad assistente non richiede il diploma qualora il dipendente abbia maturato un’esperienza di almeno 8 anni. Lo stesso vale per il passaggio tra l’area degli assistenti e quella dei funzionari, per il quale è sufficiente anche un’esperienza di 10 anni maturata nell’area assistenti in alternativa alla laurea.

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