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L’America dimenticata nel libro di Giovanna Pancheri

È in libreria “Rinascita americana”, il libro scritto dalla corrispondente di SkyTg24 dopo quattro anni negli Usa. Racconta dell’America profonda dove disuguaglianze, povertà e individualismo hanno portato al criminale assalto al Parlamento. Un libro utile per capire i nodi della democrazia Usa e del mondo occidentale e che fa onore al giornalismo vero dei grandi inviati

L’America dimenticata nel libro di Giovanna Pancheri

Per oltre quattro anni Giovanna Pancheri ha raccontato, per Sky TG24, anche l’America profonda, degradata, quella che si sente abbandonata e da cui è scaturita, tra la sorpresa di chi non vuol vedere la realtà, la presidenza dell’alieno Trump. Da quell’esperienza ne è scaturito il libro Rinascita americana (Società Editrice Milanese) da poco in libreria, che è fondamentale per capire cosa sia accaduto nella pancia della società americana, quali siano le pulsioni che certamente la vittoria di Biden non ha spento, e quale possa essere il futuro della democrazia negli USA e di conseguenza nel resto del mondo occidentale. 

Giovanna Pancheri fa onore al giornalismo, quello vero, quello dei grandi inviati che raccontavano i fatti con curiosità e onestà, lasciando ai lettori le valutazioni politiche. La stampa non deve essere militante, non deve essere un soggetto politico, altrimenti viene meno la sua credibilità. I professionisti della intermediazione giornalistica devono essere dei cani da tartufo che scavano, che cercano i segnali deboli, quei dettagli che aiutano a comprendere il complesso di ciò che sta avvenendo. Alcuni fenomeni politici che poi hanno sconvolto la vita di milioni di persone, sono nati nei sottoscala, negli anfratti bui della semi-clandestinità. Ignorarli è un grave difetto di classi dirigenti che hanno perso il contatto con la realtà. Contrastarli con opinioni ideologizzate è inutile se non dannoso. In primo luogo bisogna conoscerli, capirli, elaborare una risposta diversa da quella facile, ma fallace, dei populisti e dei sovranisti.

Il libro guida il lettore alla ricerca dell’America dimenticata dove si raggrumano paure e risentimenti, dove è da tempo in ebollizione un impasto di povertà, di caduta della speranza per un futuro migliore, di spaesamento identitario che genera razzismo e chiusure protezioniste sia commerciali sia verso gli immigrati. 

Il giornalismo di Giovanna Pancheri è fatto sul campo, consumando le suole delle scarpe – come usavano dire i vecchi capi cronisti – e non stando comodamente in salotto a tradurre i giornali locali. Ed è così, infatti, che riesce a mettere in luce cose che in Italia, ma credo anche nel resto dell’Europa, si conoscono poco e male. Da questa disattenzione, e perfino ignoranza, deriva la scarsa comprensione delle dinamiche politiche americane, la sorpresa per l’elezione di Trump, l’incapacità dell’Ue di formulare una strategia per discutere su un piano di parità con gli Stati Uniti. 

Nel suo libro non c’è l’America trionfante delle grandi multinazionali, delle banche di New York, della Silicon Valley o del cinema holliwoodiano: ci sono le periferie delle città, le sterminate campagne dove la globalizzazione dell’economia e l’avanzamento tecnologico hanno spazzato via consolidate certezze, dove la depressione sfocia nella dipendenza dalle droghe, oppure si indirizza verso l’estremismo razziale e politico nella speranza di ergere barriere contro i pericoli esterni. Di qui nasce l’adesione di tanti alla proposta di Trump di imporre dazi sulle importazioni dai paesi che “rubano” il lavoro americano, o la necessità di innalzare muri contro i diversi, contro gli immigrati che si accontentano di salari più bassi e affollano il già non efficientissimo welfare statunitense. 

Dalle pagine di Pancheri viene fuori una crisi che non è solo economica, non dipende solo dalle enormi diseguaglianze esistenti nella società americana e che sono molto cresciute negli ultimi due decenni. Siamo ormai a una vera e propria crisi di identità in cui scompare l’anima avventurosa, ma positiva verso il futuro, della tradizionale frontiera americana. Sembra sparito il paese delle opportunità, per far emergere invece la parte più oscura dell’individualismo americano, quello che diffida del governo, che ritiene Washington un centro immorale e corrotto, e che, infine, pensa che votare sia inutile e che la democrazia sia solo un vuoto formalismo. 

E del resto Trump lo aveva detto chiaro e tondo nel suo discorso inaugurale del 2016. Con lui finalmente il “popolo” arrivava nei palazzi del potere, cacciando quelli che ci si erano installati fino ad allora per fare solo i propri interessi. Con queste premesse non ci si può sorprendere se, quattro anni dopo, quello stesso “popolo” sia stato indotto ad assalire il Campidoglio, convinto di dover cacciare degli usurpatori.

Il libro non è un saggio politico che illustra le varie ricette per uscire da questa profonda crisi. Per ora l’America ha reagito agli eccessi demagogici e alle bugie di Trump, eleggendo Biden. Tuttavia non va dimenticato che l’ex presidente ha ottenuto ben 74 milioni di voti, e i voti democratici per la Camera sono stati meno di quelli per il presidente, a dimostrazione che molti americani non volevano Trump ma che, tutto sommato, non si fidano troppo dei democratici, specie dell’ala socialistoide di Ocasio-Cortez e di Sanders. Per Biden non sarà dunque una navigazione semplice. E anche l’Europa non potrà cullarsi nell’illusione che tutto tornerà come prima. Superata la politica apertamente anti UE di Trump, anche per Bruxelles è arrivata l’ora di assumersi maggiori responsabilità.

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