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La Transnistria chiede aiuto alla Russia contro le “pressioni” della Moldavia. Perché ora? E cosa potrebbe succedere?

La Transnistria è una sorta di “museo a cielo aperto” dell’era sovietica, con una storia ricca di tensioni etniche, conflitti armati e un isolamento internazionale. Ma il suo futuro resta incerto tra le pressioni della Moldavia e l’ombra della Russia

La Transnistria chiede aiuto alla Russia contro le “pressioni” della Moldavia. Perché ora? E cosa potrebbe succedere?

La Transnistria, quella piccola striscia di terra incastonata tra Moldavia e Ucraina, ha di nuovo acceso i riflettori sulla tensione che da anni caratterizza i rapporti tra Russia e Moldavia. Il suo Congresso locale, regione separatista con forti legami filorussi, ha recentemente lanciato un appello di “aiuto” alla Federazione russa contro le pressioni provenienti dal governo filo-occidentale di Chisinau, capitale moldava. Questo ha innescato una serie di reazioni, con Mosca che ha prontamente ribadito l’assoluta priorità di proteggere i suoi connazionali nella regione, sebbene Putin, nel suo discorso più recente, non abbia affrontato direttamente la questione. Alcuni analisti suggeriscono che potrebbe essere un tentativo di destabilizzare il governo filoeuropeista della Moldavia, un paese già tra i più poveri d’Europa, che però ha bollato la decisione del Congresso di Tiraspol come mera “propaganda” sottolineando che non vede la situazione come una minaccia di escalation.

La Transnistria da sempre in stretti legami con la Russia, si è sempre contrapposta alla Moldavia che, negli ultimi anni, ha preso una netta direzione occidentale, avvicinandosi all’Unione europea. Tanto che il Consiglio europeo ha avviato i negoziati per l’adesione all’Ue. Questo ha portato a una crescente distanza tra i due territori. La situazione economica della Transnistria, poi, è stata ulteriormente complicata dall’inizio della guerra in Ucraina, che ha interrotto importanti rotte commerciali e di approvvigionamento attraverso il confine ucraino. Non solo. A gettare benzina sul fuoco le recenti decisioni della Moldavia di imporre dazi doganali sulle merci transnistriane. Ma qual è il contesto storico e politico che ha portato la Transnistria a diventare un punto di contesa così delicato tra Russia e Moldavia?

La storia della Transnistria e i rapporti con la Russia

La storia della Transnistria e i suoi legami con la Russia risalgono agli anni tumultuosi del crollo dell’Unione Sovietica. Nel 1990, la regione proclamò la sua indipendenza dalla Moldavia, seguita nel 1992 da un conflitto armato tra le truppe separatiste e quelle moldave, queste ultime sostenute dalla Romania. Fu proprio in questo periodo che la Russia intervenne a favore delle forze separatiste, stabilendo una presenza militare che dura ancora oggi. Attualmente, circa 1.500 soldati russi sono dispiegati nella regione separatista, e Mosca fornisce anche gas gratuito alla regione, contribuendo così alla sua economia.

Da allora, la Transnistria vive in uno stallo politico con la Moldavia, con un governo de facto non riconosciuto a livello internazionale.

Negli anni successivi si sono fatti tentativi per risolvere la crisi politica, ma senza successo: nel 2005 iniziarono a dialogare la Russia, la Moldavia, l’Ucraina e i paesi dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa per raggiungere un accordo sulla creazione di una Moldavia federale che comprendesse anche la Transnistria. Nel 2006, un congresso straordinario dei deputati della Transnistria indisse un referendum sull’annessione alla Russia. Il referendum, non riconosciuto dalla comunità internazionale, vide il 97,1% degli elettori favorevoli all’annessione. Le trattative si interruppero definitivamente nel 2014, con l’annessione della Crimea da parte della Russia.

La Moldavia, quindi, non ha reale controllo su questa sua regione separatista che possiede un suo governo, una propria moneta, una costituzione, una bandiera e un inno, con la presenza predominante del gruppo Sheriff, un colosso economico e politico che detiene un quasi monopolio sul territorio. Nonostante sia una regione ricca di infrastrutture industriali, il suo potenziale economico è limitato dall’isolamento internazionale.

Nonostante il capitalismo in crescita e il controllo del gruppo Sheriff, la Transnistria mantiene forti simboli dell’era sovietica. Una statua di Lenin svetta nel centro della città principale, Tiraspol, mentre la bandiera del territorio porta ancora simboli comunisti come la falce e il martello.

La Transnistria chiede aiuto a Mosca: cosa succede ora?

Oggi, di fronte a questa nuova richiesta di aiuto da parte della Transnistria, la Russia si trova di fronte a diverse opzioni. Ecco cinque possibili risposte che Mosca potrebbe adottare, secondo l’analisi dell’Institute for the Study of War:

  • Aspettare e vedere: la prima opzione è che la Russia decida di non fare nulla per ora e osservare come si evolve la situazione. Se la risoluzione è stata un modo per testare la reazione di Mosca, Putin può scegliere di rispondere subito in modo negativo o prendere tempo per decidere cosa fare.
  • Aumentare le pressioni diplomatiche: un’altra possibilità è che la Russia cerchi di esercitare maggiori pressioni diplomatiche sulla Moldova affinché revochi il recente Codice sulle dogane. Questo codice, in vigore dal primo gennaio, è stato visto dalla Transnistria come dannoso per la sua economia, considerandolo una sorta di “guerra economica” da parte di Chisinau. Mosca potrebbe anche offrire ulteriore aiuto umanitario ed economico alla regione o stipulare nuovi accordi commerciali.
  • Più aiuto militare? Una terza opzione potrebbe essere che la Russia cerchi di inviare ulteriore assistenza militare alle forze presenti nella Transnistria in futuro. Ma c’è un problema: non è chiaro come la Russia possa trasportare equipaggiamenti o truppe nella regione, visto che i suoi aerei militari dovrebbero passare attraverso lo spazio aereo di Ucraina o Romania. Una soluzione alternativa potrebbe essere un percorso più complicato attraverso la regione di Odessa.
  • Operazioni per creare confusione: un’altra ipotesi è che la Russia intensifichi le operazioni per creare confusione e instabilità nella politica e nella società della Moldova. Questo potrebbe avvenire prima che la Moldova cerchi di aderire all’Unione europea e prima delle elezioni presidenziali, per ostacolare o ritardare questo processo.
  • Annessione della Transnistria? Infine, una quinta possibilità potrebbe vedere la Russia decidere di annettere formalmente la Transnistria in futuro. Questo potrebbe giustificare un intervento militare a lungo termine contro la Moldova. Ma al momento non sembra che la Russia sia pronta per una mossa del genere, considerando che la Moldova e la Transnistria sono isolate e accessibili solo attraverso Romania o Ucraina. Inoltre, le forze russe attualmente presenti nella regione non sembrano essere pronte per operazioni di questo tipo.

La regione, dunque, si trova in una posizione delicata, sospesa tra le pressioni della Moldavia e l’influenza della Russia. La sua storia complessa, le tensioni etniche e il mix di simboli sovietici e realtà moderne la rendono un caso unico in Europa orientale.

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