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La prudenza della Yellen sui tassi spinge le Borse

Lo slittamento del rialzo dei tassi adombrato dalla presidente della Fed dà fiducia ai mercati – A Wall Street volano Apple e Microsoft – Attesa una partenza Toro in Europa – A Piazza Affari banche a due velocità – Frana Saipem che nel 2016 ha perso il 66% – Promozioni per Enel e Fca

La prudenza della Yellen sui tassi spinge le Borse

La Fed deve procedere “con cautela” al rialzo dei tassi d’interesse. Secondo Janet Yellen, “gli sviluppi della congiuntura internazionale suggeriscono che sia appropriato procedere con cautela negli interventi di politica monetaria”. Perciò “raggiungere gli obiettivi di occupazione e inflazione richiederà probabilmente un percorso più lento per il rialzo dei tassi rispetto a quanto stimato a dicembre”. Così, parlando all’Economic Club di New York, il presidente della Fed ha risposto ieri sera alle diagnosi di alcuni suoi colleghi che avevano lasciato intendere la possibilità di un rialzo dei tassi già ad aprile: di aumenti, invece, si parlerà solo a giugno.

VOLANO APPLE E MICROSOFT, FRENA SOLO TOKYO

Immediata ieri sera la risposta dei mercati Usa. Wall Street, fino a quel momento negativa, ha imboccato la via del rialzo: l’indice S&P ha chiuso in progresso dello 0,9%, Dow Jones +0,6%, Nasdaq +1,7%. A trainare il rialzo sono stati Apple (+2,4%), favorita dalla chiusura del contenzioso con l’Fbi, e Microsoft (+2,2%), spinta dai risultati in arrivo da numerose aziende It.

Ma la minor pressione sui tassi ha frenato la corsa dei titoli di Stato (il rendimento dei T bond decennale è sceso a 1,80 da 1,88) e del dollaro, in calo sia sullo yen (112,63) che sull’euro (1,1206 contro 1,1198). Di riflesso stamane è in calo la Borsa di Tokyo (-0,6%), su cui pesa il calo della produzione industriale, mai così bassa dai giorni del terremoto del 2011. Positivi gli altri listini asiatici: Shanghai e Shenzhen avanzano dell’1,9%, Hong Kong +1,4%. In ripresa anche il petrolio dopo la brusca discesa di ieri (Brent -2,8%).

FUTURES IN RIALZO IN EUROPA. CHUSURA PIATTA A MILANO

La brezza positiva in arrivo dagli Usa dovrebbe favorire un avvio positivo per le Borse europee, ieri alla finestra in attesa delle parole del presidente della Fed. I futures segnalano un’apertura al rialzo a Londra, Parigi e Francoforte. Milano ha chiuso ieri in parità al termine di una seduta senza brio. La Borsa di Parigi è salita dello 0,8%, Francoforte +0,3%.

LA FIAMMATA CARIGE NON INCENDIA I BANCARI

E’ stata, in particolare, un’altra giornata di passione per le banche europee (-0,7% l’indice Stoxx del settore). “Il settore – nota lo strategist di Anthilia Giuseppe Sersale – si trova sotto i livelli precedenti l’annuncio delle nuove misure della Bce. Il mercato, in altre parole, attribuisce al momento efficacia modesta alle Tltro e agli acquisti di credito, continuando a scontare una redditività in crisi per gli istituti”.

In questa cornice si è inserita la fiammata Carige (+4,8%). La Banca ha confermato di avere ricevuto un’offerta dal fondo americano Apollo per l’acquisto dei suoi crediti in sofferenza, compensando gli effetti con un aumento di capitale da 550 milioni che porterebbe il fondo a conquistare la maggioranza assoluta dell’istituto genovese. La novità è stata accolta con soddisfazione dal mercato, anche se le sofferenze della banca ligure sono state valutate da Apollo al 17% circa del valore nominale, a conferma di un metro di giudizio assai più avaro di quanto sperato dai banchieri italiani. Anche per questo, con l’eccezione di Intesa (+1%) e Mediobanca (+0,6%), il comparto è scivolato nel corso della seduta in rosso.

PRECIPITA MPS, ANCORA VENDITE SU POPOLARE-BPM

Hanno chiuso di nuovo in forte calo Banco Popolare (-3,7%) e Banca Pop.Milano (-3,6%), protagoniste del merger da cui nascerà la terza banca italiana. ll broker francese Exane ha premiato l’operazione con un giudizio outperform sui due istituti ( target price su Bpm a 1,15 euro + 29%, su Banco Popolare 11,80 euro, -6%). In un report dedicato alla fusione, Exane giudica positivamente l’operazione che porterà alla nascita di un istituto “con una forte posizione competitiva in Nord Italia e solidi parametri patrimoniali”. Exane stima che nel 2018 il nuovo istituto sarà in gradi di generare un utile netto di 1 miliardo di euro, grazie anche a sinergie di costo per 290 milioni di euro.

Unicredit ha perso -2,9%. Ubi è scesa del 2%, Pop.Emilia -4,1%. L’istituto più sacrificato è stato il Monte Paschi (-4,7%): crescono, nonostante le smentite, i timori per l’avvio di una forte (e necessaria) operazione sul capitale. “Probabilmente gli investitori stanno ragionando sul valore che Apollo attribuisce ai Npl di Carige per poi trasferire il calcolo sulle sofferenze di Mps e sulle eventuali minusvalenze che ne deriverebbero”, dice un operatore.

FRANA SAIPEM: -66% NEL 2016

Sotto tiro in Piazza Affari Saipem, in calo del 5,2%. E’ la peggior blue chip da inizio 2016 con una perdita del 66%. Oltre al nuovo calo del petrolio, sul titolo pesa il timore che le banche, che hanno dovuto acquistare i titoli inoptati (ovvero non sottoscritte dal mercato in sede di aumento di capitale), cedano le azioni sul mercato pur accettando sacrifici sul prezzo.

Eni ha chiuso invariata nonostante il calo del greggio e il downgrade di Moody’s, che ha tagliato il rating a Baa1 da A3, con outlook stabile. A sostenere il prezzo la notizia che Exxon Mobil è in trattative per acquisire una quota del 15% circa nel campo petrolifero Area 4, in Mozambico controllato al 50% dal cane a sei zampe. Poco mossa Tenaris (-0,6%). Sale invece Saras (+1,22%) sull’inda dell’aumento dei margini di raffinazione della zona mediterranea.

Sul fronte delle società impegnate nelle infrastrutture Oil & Gas da rilevare il tonfo di Trevi (-8,47%). Kepler Cheuvreux ha ridotto il rating sull’azione a reduce da hold dopo il forte calo registrato dal portafoglio della controllata Drillmec e il recente rimbalzo del titolo. Sale invece Prysmian (+1,87%), che ha creato la Business Area Oil & Gas affidandone la gestione a Cristiano Tortelli.

ENEL, PIOVONO LE PROMOZIONI

Avanza Enel (+1,5%) alla vigilia del delisting di Egp. Gli analisti di Bernstein hanno confermato il giudizio Outperform sul titolo con un target price a 5,1 euro. Ubs ha alzato il target price sul titolo a 5 euro dai 4,85 euro precedenti confermando il giudizio Buy. Il ritocco ai target arriva in seguito alla comunicazione dei risultati di settimana scorsa. Il gruppo ha chiuso il 2015 con un utile netto di gruppo di 2,196 miliardi, in crescita del 324,8% rispetto al 2014. Bene anche A2A (+0,9%) e Snam (+0,2%).

POSTE ITALIANE PAGA IL RISCHIO DI VENDITE DEL TESORO

Poste Italiane perde l’1,7%. Fra i motivi che hanno spinto il titolo al ribasso, ci sono le indiscrezioni secondo le quali il Tesoro potrebbe ridurre ulteriormente la propria quota, oggi pari al 64,7%. La settimana scorsa l’amministratore delegato del gruppo, Francesco Caio, ha detto di attendersi un calo della partecipazione pubblica attorno al 30% nel corso del tempo, aggiungendo di essere preparato alla possibilità che il Tesoro venda azioni quest’anno. 

Approdata in Borsa lo scorso ottobre dopo un collocamento a 6,75 euro, l’azione di Poste Italiane è gradualmente scesa in Borsa fino al minimo di 5,17 euro dello scorso 9 febbraio. Da lì il titolo si è ripreso (+27% fino a oggi) grazie ai buoni risultati e alla decisione del Cda di distribuire un dividendo superiore alle previsioni. 

Nel risparmio gestito è scesa Anima (-1,8%), positiva Azimut (+1,5%). 

BARCLAYS PROMUOVE FCA, EXOR RIDUCE I DEBITI

In evidenza tra gli industriali Fiat Chrysler (+1,3%). Barclays pensa che l’azione presenti un consistente potenziale di rialzo, fissando il prezzo obiettivo a 10 euro (rating overweight). Sale anche Exor (+1%, a 30,65 euro). La holding di casa Agnelli ha venduto il 36% nel gruppo immobiliare britannico Almacantar e altri investimenti finanziari a Partner Re, il riassicuratore Usa di cui ha recentemente acquistato il controllo. “Exor – spiega una nota – utilizzerà l’intero ricavato di queste transazioni, pari a circa 660 milioni in totale, per ridurre il proprio debito”.

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