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Investitori istituzionali: più asset alternativi, meno azioni

In base alla Ricerca “Mercer Asset Allocation Survey 2016” gli investitori Istituzionali europei privilegiano esposizioni in real asset e investimenti “alternative”. Giù le allocazioni azionarie. – La ricerca ha coinvolto 14 Paesi europei e 1.100 portafogli istituzionali per un totale attività di oltre 930 miliardi di Euro.

Investitori istituzionali: più asset alternativi, meno azioni

Gli investitori istituzionali europei stanno riesaminando i propri portafogli obbligazionari in un contesto di tassi negativi e al fine di gestire al meglio la volatilità; si registra una riduzione delle allocazioni azionarie, specialmente nei mercati più maturi, compensata da un generale aumento delle allocazioni in strumenti alternativi. Sono queste le evidenze generali dell’indagine Mercer European Asset Allocation Survey 2016 giunta quest’anno alla 14esima edizione e che ha analizzato le tendenze nell’asset allocation di grandi investitori istituzionali, in particolare fondi pensione europei, per un totale attività di oltre 930 miliardi di euro.

In merito all’Italia, per cui Mercer ha anche approfondito – attraverso un set di domande qualitative – l’atteggiamento prospettico rispetto alla costruzione di portafogli, gli investitori sembrano aspettarsi una crescita macro-economica molto debole. Infatti solo il 36% del campione prevede rendimenti obbligazionari in risalita, contro un 29% pessimista in merito ed un 36% che non ha un’opinione precisa.  Per quel che riguarda le prospettive inflazionistiche, il 79% del campione italiano prevede che l’inflazione europea e quella statunitense non aumenteranno nel 2016. Un obiettivo invece perseguito con fermezza dalle Banche Centrali. Per quanto riguarda il portafoglio investimenti, il 64% del campione non pensa di investire o di aumentare l’allocazione sui mercati privati, e solo il 43% pensa di integrare nell’asset allocation investimenti in strategie obbligazionarie a ritorno assoluto. Componenti queste che, secondo Mercer, rendono invece i portafogli diversificati e maggiormente robusti.

Il mercato italiano, in termini di asset allocation strategica, si caratterizza ancora per una presenza importante di investimenti sul mercato immobiliare, giustificata storicamente, ed una composizione obbligazionaria ancora orientata sulle obbligazioni governative domestiche. Il confronto con un mercato più evoluto, tendenzialmente quello del nord-Europa, conferma che il peso degli investimenti sul mercato azionario degli investitori istituzionali italiani è significativamente più basso.

«L’indagine Mercer, in virtù della partecipazione dei grandi investitori istituzionali europei e del volume di portafogli analizzati, a mio parere – illustra Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato di Mercer Italia – si può considerare tra le più autorevoli fonti di informazione circa le scelte di questi soggetti, per la valenza del confronto e la dimensione pan-europea».

In virtù della complessità dello scenario economico, della volatilità dei mercati finanziari e del livello dei tassi di interesse ormai ai minimi storici per gli Investitori istituzionali si pongono grandi sfide nell’ambito della costruzione dei portafogli e nella generazione di rendimenti attraenti. Per raggiungere i loro obiettivi, gli investitori sono chiamati ad orientarsi verso asset class e strategie meno familiari e più flessibili.  Un’importante evidenza della ricerca è che questo cambiamento, già in atto in Europa, incontra ancora resistenze in Italia.

Luca De Biasi, responsabile dell’area Investments & Retirement di Mercer Italia evidenzia: «Siamo, a nostro avviso, vicini ad un ulteriore periodo di grande volatilità sui mercati finanziari e quindi il non considerare opportunamente tutte le possibili classi di investimento o, peggio, rimanere legati a schemi tradizionali di costruzione del portafoglio implicitamente espone i patrimoni a rischi di perdite significative».

Un approccio conservativo emerge invece dalle intenzioni e previsioni espresse dal campione italiano. Solo il 36% del campione prevede, come detto, rendimenti obbligazionari in risalita, contro un 29% che invece non ritiene possibile tale andamento ed un 36% che non ha un’opinione precisa in merito. «Potrebbe sembrare paradossale che una percentuale così bassa ritenga possibile una risalita di tassi già di per sé negativi. E’ probabile che gli investitori ritengano le prospettive di crescita macro-economica davvero molto deboli» sintetizza De Biasi.

«Per quel che riguarda le prospettive inflazionistiche, implicitamente – chiosa De Biasi – le risposte del campione italiano appaiono contraddittorie rispetto alla cieca fiducia “del mercato” nella capacità delle Banche Centrali di mantenere il sistema sotto controllo».

Obbligazioni – L’indagine, a livello europeo, ha confermato la ricerca di una più ampia diversificazione sui portafogli obbligazionari. Nell’ambito di questa categoria, le strategie a rendimento assoluto presentano un’allocazione media maggiore; tali strategie offrono diversificazione in un contesto di potenziale rialzo dei tassi di interesse.

In generale, nel contesto dei portafogli obbligazionari europei, si è osservata una tendenza all’allontanamento dall’obbligazionario governativo a favore dell’obbligazionario societario, alla luce della continua ricerca di rendimento da parte degli investitori istituzionali.

Mercati Emergenti – Sebbene il flusso di capitali degli investitori retail da e verso i mercati emergenti rimanga volatile, le allocazioni degli investitori istituzionali europei sono rimaste, in aggregato, sostanzialmente stabili.  Nonostante le deludenti performance registrate negli ultimi anni, i mercati emergenti continuano a rappresentare il 6% delle masse totali (invariate dall’anno precedente), di cui tanto l’azionario quanto l’obbligazionario, risultano componenti comuni ai portafogli istituzionali europei. «Risulta incoraggiante vedere gli investitori istituzionali avere prospettive di lungo termine sui mercati emergenti, in marcato contrasto con il comportamento degli investitori retail. Noi continuiamo a sostenere l’esposizione nei mercati emergenti in quanto componente di un portafoglio ben diversificato e orientato alla crescita» commenta De Biasi.

Segmenti “Alternative” – «Molti mercati stanno soffrendo crisi di ridotta liquidità e conseguente volatilità; gli investitori istituzionali potrebbero voler sfruttare le opportunità create dalla volatilità del mercato. L’evidente ruolo di diversificazione e l’interessante profilo di rendimento continuano a caratterizzare l’interesse  e l’attualità di tali asset class. In tale contesto, gli investitori istituzionali europei mostrano un approccio di disponibilità anche verso strumenti illiquidi, per beneficiare di maggiori rendimenti» commenta De Biasi.

I risultati della ricerca indicano che gli investitori europei si concentrano sulla gestione attiva in segmenti “alternative”, alla luce della scarsità di opportunità ‘beta’ (esposizioni passive sui mercati) nell’attuale contesto di mercato. «Mercer suggerisce di ricercare una maggiore contribuzione dell’alpha ai rendimenti di portafoglio, come un modo per affrontare la sfida di un mondo a bassi rendimenti. In altre parole, di affidarsi alle capacità del gestore. Tuttavia –  ha proseguito De Biasi – riscontriamo una notevole variabilità nel comportamento dei piani pensionistici sulla base delle loro dimensioni e governance.  Gli investitori istituzionali più grandi, proprio in virtù della dimensione e di conseguenza della migliore strutturazione per quel che riguarda sia l’area investimenti che la Governance, ricorrono con maggiore frequenza all’utilizzo di gestioni attive e flessibili di portafoglio».

«Anche per il mercato dei fondi pensione italiani auspichiamo una sempre migliore adozione di prassi di strutturazione e di Governance allineati alle best practice europee, oltre che una sempre maggiore consapevolezza del ruolo degli investitori istituzionali per l’economia di un Paese maturo» aggiunge Morelli. «Gli investimenti in real asset sono spesso oggetto di discussione, anche di sistema, sia per l’interessante profilo di rischio/rendimento che per il ruolo che gli investitori istituzionali possono svolgere a sostegno della crescita» precisa De Biasi.

ESG (Environment, Social, Governance) – Infine, la survey ha fatto rilevare una ancora crescente attenzione ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nell’ambito dei processi di investimento dei fondi partecipanti. Il 79% degli intervistati in Europa ha riferito di prendere in considerazione questi temi, rispetto a quasi la metà (55%) nel 2015. Fattori chiave citati per motivare l’attenzione alle tematiche ESG sono stati il potenziale impatto finanziario tanto quanto la gestione del rischio reputazionale. «Gli stakeholder considerano i temi legati a investimenti socialmente responsabili e sostenibili a diversi livelli, ma soprattutto nel processo di selezione e controllo dei gestori e fanno sempre maggiore affidamento sulla consulenza per capire fino a che punto i loro gestori, attivi o passivi, incorporino queste tematiche nell’ambito del loro processo d’investimento. Tengo a sottolineare una nostra convinzione: la via più efficace per accedere ad opportunità di investimento sostenibile è attraverso l’investimento in mercati privati, che consentono di accedere a società non quotate ed a progetti in grado di portare reali benefici nella direzione di un’economia sostenibile ed a basse emissioni» dettaglia De Biasi.

Purtroppo il tema dell’ESG ancora non viene adeguatamente considerato da parte degli investitori italiani, che nel 64% dei casi non considerano l’impatto dei cambiamenti climatici e la valutazione di fattori di sostenibilità nei principi alla base del proprio processo di investimento.

Pensare a lungo termine – «Come Mercer, nell’interloquire con gli Investitori Istituzionali, il cui orizzonte nelle passività è per definizione a lungo termine, invitiamo a pensare con una prospettiva di lungo termine anche negli investimenti» sintetizza Morelli. «In particolare, gli investitori di lungo periodo italiani dovrebbero essere in grado di catturare rendimenti relativamente interessanti sui mercati privati, in parte dovuti al premio di illiquidità, e dovrebbero essere in grado di adottare politiche di investimento spesso non legate al consenso per beneficiare appieno di opportunità specifiche» spiega De Biasi.

«Un approccio sistemico e di lungo termine all’investimento, che come detto consente anche una prospettiva anti-ciclica rispetto al mercato, rappresenta anche la sfida cui gli Investitori Istituzionali sono chiamati in Italia in questo momento storico, in cui è dato loro modo di interrogarsi rispetto al loro ruolo nell’economia del sistema-Paese» conclude Morelli, che ricorda: «proprio per questo abbiamo attivato un Osservatorio sugli investimenti degli Investitori Istituzionali con Casmef-LUISS con appuntamenti annuali».

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