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Investimenti finanziari: errori e costi da evitare

L’investitore privato medio guadagna circa il 50% di quanto il mercato azionario genera nel lungo periodo – Dove vanno a finire i soldi persi e che cosa fare per evitare delusioni

Investimenti finanziari: errori e costi da evitare

Pochi di noi, immagino, si accontenterebbero di acquistare una macchina e alla consegna riceverne la metà. Eppure questo pare sia proprio quello che succede regolarmente nell’investire i propri soldi: da vari studi fatti in America si evince che l’investitore privato medio guadagna circa il 50% di quanto il mercato azionario abbia generato nel lungo periodo. Usando dati e orizzonti pluriennali, del circa 10% annuale dato dalle azioni un investitore retail ha realizzato il 5% (parliamo sempre al lordo delle tasse). Graficamente questa tragedia si visualizza così:

Dove va a finire questo 50% di Rendimento perso? Nonostante le proporzioni varino di caso in caso, alcuni raggruppamenti generici ed approssimati sono possibili:

– lo 0.5-1.0% (del 50% Rendimento perso, quindi circa lo 0.3-0.5% del totale Rendimento classe d’attivo) è attribuibile ai costi non-derogabili quali custodia, veicoli d’investimento, un numero minimo di transazioni, amministrazione e consulenza;
– il 30-40% (15-20% del totale) è assorbito da commissioni di gestione e altri costi associati alla gestione attiva;
– di gran lunga la maggior parte della “perdita”, circa il 60-70% (30-35% del totale), viene macinato nell’entra-ed-esci continuo perpetrato con l’intenzione di evitare i momenti difficili o più volatili dei mercati (il famigerato market timing).

Visti i dati, le ragioni per le quali questo fenomeno si continua a verificare sono necessariamente di natura psicologica: se un investitore, nell’implementare logicamente un programma d’investimento, riflettesse su tutto ciò c’è da sperare che non s’impelagherebbe così facilmente.
   La vera domanda, tuttavia, direi quasi al livello esistenziale, è questa: ammesso che si accetti un orizzonte temporale lungo e dato che oggi il mercato è accessibile a tutti ad un costo ragionevole, qual è la ragione per cercare di batterlo? Chi cavolo ce lo fa fare? In nessun ordine di preferenza mi vengono in mente queste idee:

Guadagnare di più è meglio che guadagnare di meno; ma vale la pena rischiare quasi il 50% per ottenere al massimo il 10-20% (perché di quello si tratta nella migliore delle ipotesi) in più?
Si ha bisogno, per varie ragioni, che il patrimonio produca un rendimento superiore alla norma e quindi si cerca una soluzione; situazione analoga a quella di oggi con i tassi a 0, dove regolarmente gli investitori prendono molto più rischio di quello che dovrebbero;
Si deve far meglio del vicino di casa, anche se non sappiamo chi dei due è realmente in testa vista la probabile selettività dei dati scambiati (“Ho ancora Apple da quand’era a $2-pre-split,” o roba del genere);
In media, crediamo tutti indistintamente di essere “più bravi” della media, cosa che ovviamente non è possibile.
Al livello industriale e facendo gioco su tutti questi elementi c’è sempre l’abbondanza di energia e in certi casi di sfrontatezza della massa generica dei “gestori” (case di gestione, consulenti, reti di distribuzione), che ovviamente ha un enorme interesse economico a tenere le cose come stanno.

Voi però pensateci bene: perché battere il mercato?

-Picture Sources-
1. http://www.expertreviews.co.uk/cars/26698/nissan-half-leaf-twice-the-engineering-for-half-the-car
2. Orthos Advisory AG.

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