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INTERVISTA a Luca Sarzi Amadè: il suo ultimo libro sui Gonzaga “Francesco e Isabella”

Il nuovo libro di Sarzi Amadè racconta i Gonzaga dietro le quinte. Pubblicato in piena estate dalla casa editrice Laterza. Intervista all’autore

INTERVISTA a Luca Sarzi Amadè: il suo ultimo libro sui Gonzaga “Francesco e Isabella”

Luca Sarzi Amadè ha scritto per quotidiani e periodici (Repubblica, Il Giorno, ecc.), e per la Rai. Tra i suoi libri “Milano fuori di mano” (con prefazione di Jannacci) da Mursia, alcune biografie sui Gonzaga e il manuale di scienza genealogica “L’antenato nel cassetto” (Mimesis), con prefazione di Franco Cardini, che così ne scrive: “per aspetto fisico, comportamenti, gusti, precisione e riservatezza egli avrebbe potuto ben figurare come segretario di un mandarino dell’età Ming, d’un bibliotecario dell’abbazia dei padri benedettini della dotta congregazione di Saint-Maur in Saint-Germain-des-Près durante l’ancien régime e come principe anarchico nella Mosca del secondo Ottocento. … è un perfezionista felice e orgolioso di essere tale”.

Sarzi Amadè, sui Gonzaga si è scritto tanto. Perché un nuovo libro sui Gonzaga?

È vero, sul tema è uscito di tutto: dal saggio specialistico al manuale divulgativo alla biografia commerciale. Ma non si può imbrigliare la storia dei Gonzaga in schemi turistici o scolastici! A Mantova i turisti vanno a vedere il Palazzo Ducale, senza sapere che gli arredi originali non ci sono più e che molte parti sono stravolte o ricostruite. I Gonzaga in realtà vissero come in una favola nella così detta reggia diffusa: il fantastico palazzo di Marmirolo, il castello ottagonale di Gòito, il grandioso castello di Gonzaga (il borgo di origine della famiglia), e tante altre dimore. Di tutti questi meravigliosi edifici, parchi e giardini non rimane nulla. Bisogna quindi restituire al lettore la coreografia di questo sogno (che fu la loro vita) e fare un confronto con l’oggi per trarne lezione.


Dunque non una biografia!

Le biografie hanno il difetto di “celebrare” un personaggio (di solito Isabella d’Este, perché donna, perché “femminista”, anche se nei fatti non lo era), lasciando il marito, Francesco II Gonzaga, nell’angolino. In realtà pare si debba a lui il genere della Galleria d’Arte, esemplato poi in Europa, e in materia di cavalli quella razza Gonzaga, da cui si ritiene discenda il purosangue inglese. Ma anche la moda di ritrarre i cavalli al naturale nei palazzi. Per questo motivo alla biografia ho preferito un ritratto d’insieme della dinastia. Riesce così più comprensibile l’amore dei Gonzaga per la musica, di Isabella d’Este per i profumi, del marito (udite! udite!) per il mondo islamico, proprio mentre i musulmani venivano cacciati dalla Spagna e il papa vagheggiava una nuova crociata. Che coraggio, specialmente a quell’epoca, per un principe su cui gravava la responsabilità dello Stato!


Lei ha parlato di stereotipi. Quali?

È noto che la celebre “grotta” di Isabella d’Este accolse la prima collezione al mondo creata da una donna; da qui la Wunderkammer (camera delle meraviglie) si diffuse poi nelle corti d’Europa (Russia compresa). Non è vero però, come si dice, che essa evochi il mito della caverna di Platone. Si ispira invece alle “grotte” romane (le cavità archeologiche che si andavano scoprendo tra le rovine). Alcuni luoghi comuni vanno perciò riveduti.


Ancora oggi i Gonzaga sono considerati un fatto locale

Errore. Come si può ritenere locale una dinastia che ha dato dieci cardinali, diversi viceré alla Spagna, una regina alla Polonia e due imperatrici alla Germania? Grazie ai Gonzaga, nel solo periodo descritto nel libro germoglia un nuovo genere musicale, il melodramma, e si gettano semi che contribuiranno alla letteratura francese, spagnola, inglese e perfino ebraica dei tempi migliori. Io ho cercato di raccontare questo con parole semplici. Quella dei Gonzaga, nonostante inevitabili eccessi, è storia di civiltà. Essi promossero la moda italiana nel mondo.

Luca Sarzi Amadè di Daniele Tamborini


In che modo i Gonzaga diffusero la moda in Europa?

Il modo di abbigliarsi, di acconciarsi, e per l’uomo di portare la barba, si impose attraverso il loro mito, e i loro viaggi, specialmente in Francia. Moda è costume, cosmesi, accessori, ma anche teatro, gusto, stile di vita, arredamento, musica, poesia, cucina, ed equitazione. Sotto l’egida dei Gonzaga ad esempio nacquero (anche) i primi manuali di dietetica. Cerchiamo dunque di rivivere l’epoca, si badi, NON con occhi turistici, o eruditi, ma piuttosto come la conobbero i Gonzaga stessi, l’Ariosto, Pico della Mirandola, Leonardo da Vinci, Raffaello, i re di Francia e altri volti noti e meno noti che affollano il libro.


Sarzi Amadè, Lei ha inserito nel libro episodi romanzati?

No. La storia vera è più accattivante di quella inventata. Per questo motivo ho ritenuto di raccontare anche le tensioni sociali: pensiamo alla persecuzione del dissenso (gli ebrei, ma anche gli eretici) e, cosa veramente poco esplorata, la ribellione dei contadini alle prepotenze dei monaci. Mentre sulle piazze degli Stati vicini i frati bruciavano i manoscritti antichi, i Gonzaga si adoperavano per salvarli quando possibile. Soltanto così è possibile finalmente comprendere la dinamica dei fatti che hanno reso grande l’Italia nel mondo. In fondo a tutto ciò vi è spazio per una curiosità: i Gonzaga inalberavano già il tricolore alla fine del Medioevo, e proprio quando passarono agli occhi degli italiani come liberatori della Penisola con la battaglia di Fornovo del 1495. Consideratela una nota di colore.

In copertina “Camera degli sposi” di Mantegna

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