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Intel: dopo Brexit, bye bye Inghilterra

Il colosso della tecnologia intende realizzare in Europa gli investimenti per aumentare la produzione dei chip – La scelta del Paese sarà annunciata entro fine anno: in lizza c’è anche l’Italia

Intel: dopo Brexit, bye bye Inghilterra

In un’intervista alla Bbc, il Ceo di Intel Pat Gelsinger ha risposto a una domanda sugli effetti economici della Brexit spiegando che l’azienda intende investire fuori dall’Inghilterra. Finiranno quindi oltreconfine le risorse stanziate da Intel per aumentare la capacità produttiva di chip, nell’ambito del programma di espansione di tutti i suoi stabilimenti nel mondo per un ammontare di circa 200 miliardi di dollari.

Perché la Brexit è un ostacolo per questi futuri impegni. Uno dei paesi che Intel avrebbe già considerato per realizzare un’importante base produttiva è l’Italia, con un impiego di 100 miliardi di euro. Avendo ricevuto diverse offerte dai governi europei, Intel ha comunicato che la scelta verrà resa nota entro la fine dell’anno.



L’investimento per ampliare e soprattutto per ristrutturare le fabbriche esistenti di microchip è estremamente oneroso e lungo, richiede mesi e mesi tra progettazione e inizio della realizzazione della fabbrica per la quale occorre investire enormi cifre essendo costose e complicate le grandi attrezzature di produzione.

Il trasporto, per esempio, deve essere fatto solo con aerei Boeing tanto le operazioni sono delicate e impegnative. D’altra parte, essendo i chip l’oro del futuro per l’impiego sempre più massiccio in tutti i settori dell’economia mondiale, l’attuale crisi, destinata a durare ben oltre il 2022, richiede ai produttori di semiconduttori di tagliare la supply chain per evitare una crescente e onerosissima dipendenza geografica dalle poche fabbriche esistenti e quasi tutte site in Asia.

L’Inghilterra è sempre più penalizzata dalla scelta di isolarsi con la Brexit e Intel non è che una delle multinazionali che già stanno lasciando il Paese e che dovranno ridurre gli investimenti.

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