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Industria: l’aumento dei costi uno shock per l’Europa. In Italia bene le costruzioni, male moda e farmaceutica

Ref Ricerche spiega che l’indebolimento dell’euro compensa in parte il rincaro dell’energia, ma meno di quanto si creda, perché anche altre valute stanno perdendo terreno

Industria: l’aumento dei costi uno shock per l’Europa. In Italia bene le costruzioni, male moda e farmaceutica

L’aumento dei costi rappresenta un vero e proprio shock per l’industria europea e rischia di mettere fuori mercato i settori coni consumi energetici più alti. I prezzi dell’energia, infatti, stanno salendo nei Paesi Ue più che nelle altre del pianeta, dati gli aumenti eccezionali delle quotazioni del gas. Lo scrive il centro d’analisi Ref Ricerche nella sua ultima nota sulla congiuntura economica.

L’euro debole aiuta, ma meno di quanto sembri

Secondo gli analisti, in ogni caso, la perdita di competitività è in parte attenuata dall’indebolimento del cambio dell’euro verso il dollaro. Tuttavia, questo andamento non è esclusivo della moneta unica: anche molte altre valute si stanno deprezzando rispetto al biglietto verde da quando la Federal Reserve ha annunciato il deciso cambio di rotta sulla politica monetaria. Questo, spiegano gli economisti, significa che l’indebolimento dell’euro in termini di cambio effettivo è inferiore rispetto a quanto si osserva sulla base del cambio bilaterale verso il dollaro.

L’avanzo commerciale dell’Eurozona si è azzerato

Dal punto di vista commerciale, Ref Ricerche sottolinea che “l’entità della perdita di ragioni di scambio configura uno shock asimmetrico a sfavore dei Paesi dell’area euro e delle altre economie europee”. L’avanzo commerciale dell’eurozona si è già azzerato e, stando all’analisi, potrebbe peggiorare ancora finché non rientreranno le tensioni sui mercati delle commodities.

Italia: bene l’indotto delle costruzioni, male abbigliamento e pelletteria

Anche in Italia si registrano “spinte significative sui prezzi alla produzione, mediamente in linea con quelle degli altri Paesi dell’eurozona – si legge ancora nella congiuntura Ref – Anche la performance relativa dell’industria italiana è in linea con quella media europea, seppure con ampie divergenze settoriali”.

Nel dettaglio, “l’Italia sta perdendo posizioni in termini relativi soprattutto nella filiera dell’abbigliamento e della pelletteria, comparti di nostra specializzazione, dove la crisi del Covid-19 ha messo fuori gioco la domanda per le produzioni di gamma più elevata. Allo stesso modo siamo ancora molto indietro nei tempi della ripresa nell’industria farmaceutica, data la scarsa presenza nelle produzioni legate al Covid-19”.

In termini relativi, “abbiamo sinora fatto meglio in alcuni settori legati alle costruzioni, come l’industria del legno e la lavorazione di minerali non metalliferi e la metallurgia, che però stanno arretrando da alcuni mesi; è andata bene anche la produzione di mobili, che ha beneficiato degli acquisiti indotti dalla maggiore residenzialità degli stili”.

In definitiva, “l’Italia non sta mostrando aumenti dei prezzi disallineati da quelli medi dei nostri concorrenti europei – conclude Ref Ricerche – Tuttavia, i rincari dei costi di produzione hanno colpito alcuni settori che erano già in una fase di debolezza relativa a seguito delle conseguenze della pandemia, e che potrebbero incontrare ulteriori difficoltà a stare sul mercato se non dovessero riuscire a traslare pienamente i rincari nei costi sui prezzi finali”.

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