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Industria 4.0, Governo: incentivi fiscali per 13 miliardi

Il piano annunciato dal ministro Calenda prevede anche 10 miliardi di investimenti privati in più nel solo 2017 – Confindustria approva le misure – Federmeccanica: due terzi delle imprese hanno adottato almeno una delle tecnologie 4.0

Industria 4.0, Governo: incentivi fiscali per 13 miliardi

Il piano Industria 4.0 prevede incentivi fiscali per 13 miliardi, che non ricadranno tutti sulla legge di bilancio 2017. Lo ha annunciato oggi il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, presentando a Milano le misure in arrivo. “Tutto il piano è costruito su incentivi fiscali orizzontali – ha detto – l’azienda li attiva nel suo bilancio, non deve fare domanda e aspettare che qualcuno timbri. Io incentivi a bando su tecnologia e innovazione non li faccio più, perché abbiamo imparato che è il modo di non spendere”. Previsti anche 10 miliardi di investimenti privati in più nel solo 2017, un delta positivo di investimenti in ricerca e innovazione di 11,3 miliardi tra il 2017 e il 2020 e un incremento di 2,6 miliardi negli investimenti privati in capitale di rischio. 

Il piano “è frutto del lavoro di sei ministeri e della Presidenza del consiglio – ha spiegato ancora Calenda –. Siamo tutti molto desiderosi di mettere insieme uno sforzo di tutto il Paese, dai sindacati all’università. Credo ci sia la sensazione che questa partita degli investimenti, e soprattutto quelli sull’innovazione, sia la partita del Paese”.

L’espressione “Industria 4.0” è nata in Germania per indicare la cosiddetta “quarta rivoluzione industriale” e in dica la trasformazione in corso dell’industria manifatturiera che porterà la produzione a essere completamente automatizzata e interconnessa.

“Abbiamo una fascia avanzata d’imprese molto avanti e una fascia molto indietro – ha detto questa mattina il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, nel corso del convegno di Federmeccanica su Industria 4.0 – dobbiamo accompagnare quelle più indietro a fare questo salto di qualità, che è culturale più ancora che tecnologico, e cavalcare la quarta rivoluzione industriale. Condividiamo il piano del Governo, perché pone una questione di medio termine, ma anche una politica di fattori orizzontali e non la scelta di settori”.

Secondo Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica, “Industria 4.0 rappresenta una sfida di ammodernamento non solo per l’industria ma per il Paese: è un argomento di rilevanza strategica per tutti, a cui tutti devono dare il proprio contributo. Governo chiederemo una serie d’interventi che mettano le imprese nelle condizioni di potersi adeguare a questo e raggiungere in pochi anni quello che i nostri concorrenti dei paesi limitrofi stanno già facendo, a cominciare dalla Germania”.

L’INDAGINE DI FEDERMECCANICA

Da un’indagine di Federmeccanica emerge che “il ritardo delle imprese italiane sul tema Industria 4.0 resta significativo, soprattutto perché le intenzioni di investimento nei prossimi anni sono mediamente basse, in particolare tra i non-adopters”. Il 64% delle imprese campione (definite “adopters”) dichiara di avere adottato almeno una delle 11 tecnologie individuate come “abilitanti e qualificanti” in ottica 4.0, mentre il 36% (le “non-adopters”) dichiara di non averne adottata alcuna.

Per Federmeccanica, “la conoscenza dell’Industria 4.0 c’è, ma le applicazioni sono ancora in fase iniziale”, mentre “la competizione internazionale ci impone una forte accelerazione. Perciò, in assenza di azioni correttive, il divario tra le imprese più avanzate e quelle più arretrate è destinato ad accentuarsi”.

L’indagine considera 11 tecnologie e alcune skill individuate come abilitanti e qualificanti: Meccatronica, Robotica, Robotica collaborativa, Internet of Things (IoT); Big Data; Cloud computing; Sicurezza informatica; Stampa 3D; Sistemi di virtualizzazione e simulazione di prodotto; Nanotecnologie; Materiali intelligenti e analisi degli aspetti legati alle competenze manageriali. L’analisi si basa su un campione di 527 imprese aderenti a Federmeccanica, che hanno risposto al questionario.

Rispetto al campione, gli adopters in media presentano le seguenti caratteristiche: esportano una quota maggiore del proprio fatturato (44% contro 33%); giudicano elevato il proprio livello di digitalizzazione (37% contro 14%); hanno una quota più elevata di dipendenti laureati (19% contro 12%); investono di più in R&D e formazione, hanno più contatti con Università ed enti di ricerca; considerano più importanti per la propria competitività: la qualità, l’innovatività, la personalizzazione del prodotto e del servizio mentre giudicano il prezzo una variabile meno rilevante.

“Se i temi dell’Industria 4.0 hanno effettivamente cominciato a diffondersi presso il tessuto manifatturiero italiano, tale processo è ancora in una fase iniziale e necessita di una maggiore e più profonda conoscenza delle tecnologie abilitanti”, sottolinea Federmeccanica.

Tra le possibili azioni da adottare, le imprese indicano come prioritaria l’informazione circa gli strumenti finanziari a supporto degli investimenti, l’aggiornamento e la sensibilizzazione degli imprenditori e lo sviluppo di una campagna di comunicazione che individui aziende campione e diffonda buone pratiche.

“Occorre un’azione diversificata: le imprese che hanno già intrapreso il percorso dell’innovazione devono percepire meglio l’esistenza della diretta connessione tra le tecnologie e le competenze adottate e le logiche economiche che possono permettere loro di sviluppare nuovi modelli di business. Allo stesso tempo è necessario aiutare i non-adopters a vincere lo scetticismo spiegando che si può adottare un approccio graduale all’introduzione di queste tecnologie: iniziare in piccolo già da domani ma, pensando in grande”, prosegue lo studio.

La pressione internazionale “e gli agguerriti competitors – conclude Federmeccanica – rende però obbligata, nel medio periodo, una reale discontinuità (tecnologica, di competenze ed organizzativa). Sì quindi ad un approccio graduale (per non lasciare indietro una fetta troppo ampia di aziende) ma nell’ambito di un programma più ampio e di una visione complessiva di politica industriale indispensabile per il Paese”.

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