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Imprese e credito: i confidi diminuiscono, l’insolvenza delle Pmi cresce

I confidi diminuiscono e le banche nel concedere credito alle PMI, in un processo di disintermediazione dei confidi, si rivolgono direttamente al Fondo Centrale di garanzia – Cresce l’insolvenza delle PMI, testimoniando che la crisi economica non è finita – I cambiamenti legislativi e del mercato hanno cambiato lo scenario del credito con diverse ricadute: un excursus degli ultimi 5 anni.

Imprese e credito: i confidi diminuiscono, l’insolvenza delle Pmi cresce

Una “rivoluzione copernicana” in corso nel mondo del credito alle imprese: è questo lo scenario che emerge dalla ricerca “I confidi in Italia”, promossa dal Comitato Torino Finanza, in collaborazione con il Dipartimento di Management dell’Università di Torino.

Si impongono all’attenzione alcuni elementi: il nuovo rapporto tra banche e consorzi di garanzia; la composizione numerica della compagine dei confidi; la crescente disintermediazione nella filiera del credito alle imprese; la crisi dilagante che si ripercuote nella solvibilità delle imprese.



Un quarto delle PMI italiane si affida ai confidi per ottenere finanziamenti dalle banche, ma la novità è che gli istituti di credito non chiedono più la garanzia del Confidi, grazie alla possibilità di accedere direttamente al Fondo Centrale di Garanzia: è quest’ultimo quindi il vero deus ex machina per il superamento del credit crunch.

Pesa inoltre sul sistema dei confidi l’imposizione di “volumi minimi” da parte della Banca d’Italia: deriva da questo la diminuzione del numero dei consorzi di garanzia, seguita al processo di aggregazione volto alla creazione di soggetti che rispettino i 150 milioni di volume e rafforzino la propria presenza sul mercato.

Al 31 dicembre 2015 (ultima data di rilevazione) in Italia sono presenti 334 confidi, di cui 39 vigilati dalla Banca d’Italia (i cosiddetti ex articolo 106 del TUB), soggetti alla normativa dei volumi minimi e 295 non vigilati (i cosiddetti ex art 112 del TUB). Al Sud e nelle isole c’è la maggior densità di confidi (46%), a seguire al Nord (36%) e infine al Centro (18%).

Per quanto riguarda invece i volumi di attività, sono i consorzi che operano al Nord Italia a detenere oltre la metà delle garanzie erogate. Questo disallineamento è dovuto a una maggior consistenza di confidi 106 presenti nell’Italia settentrionale.

Confermato il trend negativo dei prestiti alle PMI (-5% rispetto all’anno precedente) ma con un distinguo rispetto al passato: le banche tornano a occuparsene direttamente. Così i confidi perdono terreno: a fine 2015 le garanzie erogate dai consorzi a fronte di crediti concessi sono pari a 10,5 miliardi di euro, contro i 13,1 del 2014.

I MAGGIORI CAMBIAMENTI DEGLI ULTIMI 5 ANNI

Mercato delle garanzie: nel 2011 erano 21,648 miliardi di euro; a fine 2015 sono 10,5 miliardi di euro; attualmente il volume è quindi pari al 50% di quelle erogate 5 anni fa. Dal 2006 al 2011 aveva visto invece la crescita con un incremento medio annuo 4.67%.

Numero di confidi attivi: nel 2011 erano 510; nel 2015 sono 334 e la tendenza e alla contrazione.

Insolvenza: le PMI fanno sempre più fatica al restituire i prestiti: nel 2015 il 59% dei confidi del campione ha aumentato lo stock nominale di garanzie in corso di escussione rispetto al 2014. Tutto questo si riflette nella solvibilità dei confidi stessi.

SINTESI DELLA RICERCA

Performance e stato di salute dei confidi

Osservando la variazione dello stock di garanzie erogate nel biennio 2013-15, su un sotto campione di 42 confidi, solo 11 sono riusciti a incrementare i propri volumi di attività.

Tale crescita deriva dal sostegno ricevuto dalle Regioni di riferimento o dall’ampliamento dell’offerta a regioni limitrofe oppure a settori non precedentemente presidiati. Tra i confidi che fanno registrare la migliore performance di crescita troviamo realtà con forte radicamento regionale: Cofidi.it, Sardafidi, Confidicoop Marche, Confapi Lombarda Fidi, Fidimed e Ga.Fi.

Insolvenza e Solvibilità

Il rapporto tra i consorzi di garanzia fidi e le PMI vede un costante peggioramento anche in termini di insolvenza: più della metà dei confidi del campione ha aumentato il dato che rappresenta le situazioni in corso di escussione da parte degli istituti di credito. Anche le dinamiche di deterioramento sono peggiorate rispetto al 2014: le attività deteriorate lorde sono in aumento per 65% dei confidi del campione.

Il trend in merito alla solvibilità dei confidi si conferma negativo. Le dinamiche di decremento patrimoniale hanno avuto impatti sulla solvibilità dei confidi italiani, che si riduce per il 41% del campione. La solvibilità dei confidi iscritti all’Albo Unico si mantiene comunque su buoni livelli: solo il 5% dei confidi del campione presenta un Total Capital Ratio (TCR) inferiore alla soglia minima definita dalle istruzioni di vigilanza di Banca d’Italia.

Banche e Confidi: alcune differenze tra 106 e 112

Nel rapporto tra banche e confidi giocano un ruolo fondamentale la natura e le dimensioni di questi ultimi; ma, pur portando clienti al mondo bancario, ponendosi come garante di prestiti con il proprio patrimonio e avendo avuto un ruolo di “ponte” per il superamento del credit crunch, solo il 9% dei consorzi si considera in posizione di forza rispetto alle banche, mentre sempre di più  si considera un rapporto paritario.

Gli intermediari vigilati da Banca d’Italia, (i cosiddetti 106):

–          hanno maggiore capacità finanziaria per concedere prestiti alle PMI

–          vantano maggiori relazioni con le banche: il numero di convenzioni è quattro volte superiore rispetto a quelle dei non vigilati (50 istituti di credito contro 12)

–          hanno maggior potere contrattuale con gli istituti di credito: l’83% dei confidi vigilati ha negoziato l’annullamento dei crediti vantati dalle banche in casi di crisi, contro il 48% dei 112.

I confidi 112:

–          sono capillarmente diffusi sul territorio

–          rappresentano un anello di congiunzione nell’economia locale tra il tessuto produttivo e le istituzioni bancarie in esso attive

–          conoscono direttamente tutti gli elementi qualitativi importanti per il processo di valutazione del rischio creditizio delle imprese.

Scenari futuri: aggregazioni e contratti di rete

Come risposta ai grandi cambiamenti, specie di natura legislativa oltre che di mercato, i confidi si dirigono verso le aggregazioni e i contratti di rete.

Quello delle aggregazioni (processo con cui due o più realtà si fondono per crearne una unica più competitiva sul mercato) è un fenomeno che interessa particolarmente i soggetti vigilati: negli ultimi 14 anni, su 39 soggetti iscritti all’albo 106, ben 31 hanno dato il via a processi di fusione con altri enti garanti (79% del totale). Dato diametralmente opposto per i non vigilati, dove il 77% non ha mai applicato tale strategia.

Per quanto riguarda i contratti di rete (strumento di condivisione di competenze, conoscenze e best practice per arricchire i singoli partecipanti e aumentarne forza contrattuale e competitività), risultano vincenti per tutti i confidi: trovano l’adesione del 61% dei 112 e del 54% dei 106.

In generale, le nuove regole sono un acceleratore della competizione all’interno del sistema e la causa di nuove scelte strategiche per ciascun consorzio: fusione con altri confidi, sviluppo geografico del mercato e diversificazione mediante nuovi prodotti.

Confidi e risorse pubbliche: più efficienza con più informazioni

La ricerca 2017 approfondisce il tema dell’allocazione delle risorse pubbliche; nello specifico, gli indicatori presi in considerazione dal policy maker per decidere a chi assegnare le sempre più scarse risorse.

Oltre a indicatori tradizionali (numero di imprese associate, valore delle garanzie concesse e prestiti nell’area territoriale di competenza dell’amministrazione sponsor), gli esperti propongono altri indici universali, attendibili e rappresentativi che possono giocare un ruolo chiave:

Ø  Tasso annuale di decadimento: un indicatore della capacità di selezione dei prenditori sotto forma di “effetto dinamico del rischio”

Ø  ParaTCR: un indicatore della capacità di adempimento delle obbligazioni di garanzia e dell’associato “rischio attuale”;

Ø  Acid Test Ratio (ATR): un indicatore del grado di liquidità delle risorse per fare fronte, nel breve termine, alle obbligazioni di garanzia;

Ø  Margine di gestione ordinaria: un indicatore della sostenibilità economica del modello di business.

La disponibilità dei dati consente analisi serie, caso per caso, alla luce di benchmark significativi su tutti i confidi. È probabile che anche i vincoli di finanza pubblica (si pensi a quelli per il sistema camerale) spingano le Amministrazioni sponsor a valorizzare il nuovo arsenale informativo –a pieno regime con i bilanci 2016- per allocare in modo più efficiente le proprie risorse.

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