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Immigrazione, Crépeau (Onu): in Italia bisogna fare regole più chiare per immigrazione

Alla Sioi, Società italiana per l’organizzazione internazionale, François Crépeau (Onu) ha parlato dell’immigrazione in Italia, facendo presente che mancano norme precise che tutelino i diritti umani degli immigrati, in particolare quelli dei migranti – “Proibire la pratica dei respingimenti verso la Grecia”

Immigrazione, Crépeau (Onu): in Italia bisogna fare regole più chiare per immigrazione

Ieri alla Sioi (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale), a Roma, si è tenuta la conferenza stampa di un “Special Rapporteur” sui Diritti Umani degli Immigrati delle Nazioni Unite, il francese François Crépeau, il quale studia questo argomento da anni. In particolare si occupa degli immigrati che si spostano al confine settentrionale europeo.

Dal 30 settembre all’otto ottobre Crépeau ha incontrato il Ministro degli Esteri, il Presidente del Consiglio, il Ministro degli Interni e infine il ministro della Giustizia italiani. Non ha incontrato solo il nostro Governo, ma anche direttamente gli immigrati in Italia, molti dei quali, dice, sono in Italia illegalmente. Durante la sua conferenza stampa, ha fatto presente che in Italia, come del resto in molti altri Paesi “si verificano molto spesso violazioni dei diritti umani, poiché gli stessi immigrati non conoscono bene la lingua e non conoscono i propri diritti”. Ma, cosa più importante, è necessario identificare gli immigrati al loro arrivo, non solo per problemi di sicurezza, ma anche e soprattutto per poterlo ricoverare in ospedale; anche se molto probabilmente diventa difficile identificare gli immigrati soprattutto per lacune burocratiche e per il lungo processo di registrazione in Italia.



Ma, da vero esperto dell’argomento, ha dato altri “compiti a casa” al governo dei tecnici sul tema dell’immigrazione in 6 punti:

  1. Assicurare che la cooperazione per la migrazione da Paesi del Nord Africa non porti al rimpatrio degli immigrati libici contro la loro volontà, sia da parte delle autorità italiana, che da parte delle autorità libiche (ad esempio).
  2. Proibire la pratica dei “respingimenti” verso la Grecia.
  3. Garantire l’accesso degli immigrati se raccomandati da parte delle Organizzazioni Internazionali come UNHCR e IOM, organizzazioni delle società civili e avvocati dove gli immigrati sono stati trattenuti per essere identificati.
  4. Regolare le norme sull’immigrazione, rispettando i diritti umani per una migliore gestione ed organizzazione di tutti i centri d’accoglienza.
  5. Regolare delle più semplici quanto più giuste norme sull’espulsione e detenzione che tiene conto dei diritti umani dell’immigrato.
  6. Sviluppare un sistema di identificazione più veloce, partendo direttamente con l’identificazione dei detenuti stranieri, in modo tale che la carcerazione dell’immigrato per identificarlo sia più breve possibile.

Quindi, le Nazioni Unite vogliono innanzitutto tutelare i diritti degli immigrati, nonostante in Italia sia noto il problema della criminalità compiuta da alcuni immigrati: le Nazioni Unite hanno fatto sapere che comunque ci sono degli accordi tra Italia e Tunisia e Italia ed Egitto (l’accordo con la Libia che Berlusconi e Gheddafi firmarono nel 2010 è stato fatto sospendere) dove coloro che hanno compiuto reati o non hanno la documentazione necessaria per poter entrare in Italia, vengono rispediti nel loro paese di origine.

E allora come risolvere il problema? Crépeau ha proposto di far preparare la documentazione necessaria per poter entrare in Italia, e quindi nell’Unione Europea, direttamente dal proprio Paese d’origine, in modo tale che potrà essere più semplice identificare gli immigrati al loro arrivo. Lo faranno? Non si sa, ma sicuramente il Governo Monti ha dato tutta la disponibilità a fare passi avanti per la tutele degli immigrati. Infatti il Parlamento italiano sta discutendo la creazione di una commissione che tuteli i diritti umani, oltre a un protocollo contro le torture.

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