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I business illegali di 7 dittatori, caduti nella primavera araba (o traballanti)

GUARDA LA GALLERY – Gheddafi è introvabile, ma il suo regime è ormai crollato. Intanto, negli ultimi mesi il tunisino Ben Ali, l’egiziano Mubarak, lo yemenita Saleh, il (nord)sudanese Al Basahir e il costavorino Gbagbo sono stati sconfitti. Il siriano Assad, invece, resta altamente traballante. Ecco le loro storie, le loro facce, i loro (ingiusti) business.

I business illegali di 7 dittatori, caduti nella primavera araba (o traballanti)

Il 2011 sarà ricordato come l’anno della primavera araba. In molti Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa i cittadini, estenuati da governi corrotti, sono scesi in piazza. Hanno protestato contro le élites che soffocavano le economie dei propri Stati e accumulavano enormi ricchezze personali sotto gli occhi di una popolazione affamata e senza lavoro. Ma per molti Paesi sembra finalmente arrivata l’ora di una svolta democratica che dovrebbe premiare la redistribuzione della ricchezza. 

Fino ad oggi in pochi possono considerarsi davvero agiati. La percentuale della ricchezza totale globale dei super ricchi dell’area Mena (Medio Oriente e Nord Africa) è pari circa a 1.500 miliardi di dollari. Secondo i dati di MyPrivate Banking, il 17% di questi patrimoni è tenuto in conti correnti stranieri e circa il 15% di questi assets sono stati ottenuti attraverso mezzi illegali (o traendo vantaggio dalla loro posizione privilegiata al Governo). Questo significa che circa 225 miliardi (minimo) di dollari depositati nelle banche europee, asiatiche e statunitensi sono stati originati da attività illegali legate a governi corrotti.

Guarda la galleria fotografica dei dittatori caduti negli ultimi mesi. O almeno traballanti.

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