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Governo, l’agenda di Monti in 5 punti: ritorno all’Ici sulla prima casa o patrimoniale?

Dalle liberalizzazioni al lavoro, dalle pensioni al taglio dei costi della politica senza scordare l’Ici o la patrimoniale: questi i caposaldi del prossimo Esecutivo guidato dal neo-senatore a vita – La parola chiave rimane “crescita” – Per raggiungere la meta sarà indispensabile smantellare caste e corporazioni, “abolire ogni privilegio”.

Governo, l’agenda di Monti in 5 punti: ritorno all’Ici sulla prima casa o patrimoniale?

L’Italia deve ripartire dalla crescita. E’ questo l’assioma da cui sembrano nascere tutte le riflessioni di Mario Monti. Oggi il Presidente della Bocconi sarà nominato alla guida di un nuovo governo. E la lista delle cose da fare è già stracolma: dalle liberalizzazioni a nuovi interventi su pensioni, fisco, lavoro e costi della politica.

“Il lavoro è enorme”, ha confermato giovedì Monti da Berlino, sottolineando che la strada per far ripartire il Pil passa per “la rimozione di ogni privilegio”. Vale a dire: bisogna smantellare il sistema granitico di corporazioni e caste varie che da anni ostacola le riforme necessarie all’Italia.

Una missione impossibile per i normali parlamenti in cui si contrappongono maggioranza e opposizione. Le ragioni – è evidente – sono di natura elettorale. Ma un Esecutivo d’emergenza appoggiato da una parte di entrambi gli schieramenti ce la può fare.

Vediamo allora quale dovrebbe essere l’agenda del governo Monti:

1. LIBERALIZZAZIONI

Dai servizi pubblici locali alle professioni, passando per industrie come energia e telecomunicazioni: la lista dei mercati da liberalizzare è lunga. E’ naturalmente questo il primo passo da fare per scardinare lo strapotere dei “privilegi”. E l’ex commisario europeo è l’uomno giusto per farlo. Le principali difficoltà su questo fronte dovrebbero essere di natura politica: se Pd e Udc dovrebbe assicurare il loro supporto senza troppe esitazioni, nel Pdl le resistenze potrebbero essere ben più accanite. Basti pensare ai vari tentativi falliti con le quattro manovre d’estate.

2. VIA LE PENSIONI DI ANZIANITA’

Da tempo l’Europa ci chiede insistentemente di cancellare l’istituto delle pensioni anticipate. Ma fin qui la resistenza della Lega hanno impedito qualsiasi intervento sugli assegni d’anzianità. Un problema che ad un eventuale governo Monti non dovrebbe porsi, considerando che il Carroccio ha già annunciato ufficialmente la sua intenzione di collocarsi all’opposizione. Non sono esclusi nemmeno il pro quota per tutti e l’accelerazione dell’allineamento dell’età di vecchiaia a 65 anni per uomini e donne nel settore privato. Naturalmnte non mancheranno le resistenze dei sindacati ma l’Europa non aspetta.

3. FISCO: PRESSIONE SU CONSUMI E PATRIMONI

Più di una volta Monti – in linea con Mario Draghi – ha sottolineato la necessità di spostare il grosso del peso fiscale da lavoro e imprese a consumi e patrimoni. Ridistribuire i carichi è l’unica strada, considerando che “tagliare le tasse sarebbe una soluzione desiderabile, ma non credibile”, come ha spiegato ancora il Professore. Il ripristino dell’Ici o l’introduzione di una patrimoniale leggera ma stabile potrebbe essere una delle decsiioni delle primissime ore del nuovo governo. Quanto alla politica, su questo fronte non è escluso che possa realizzarsi una convergenza bipartisan.

4. LAVORO: SI’ ALLA PROPOSTA ICHINO

Altra richiesta pressante in arrivo dall’Europa: rendere più flessibile il mercato del lavoro. Per raggiungere la meta, il nuovo esecutivo potrebbe trasformare in realtà la riforma proposta da Pietro Ichino. “C’è la necessità di un disingessamento – ha sottolineato Monti -, di favorire i giovani, coloro che sono fuori dal mercato del lavoro”. Tra le varie novità, anche misure che potrebbero scavalcare gli attuali vincoli sui licenziamenti posti dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Su questo punto, le divergenze con il Pd non potrebbero essere più nette.

5. COSTI DELLA POLITICA

Per antonomasia, i tagli di cui ogni forza politica si riempie la bocca per demagogia, salvo poi dribblarne l’approvazione in Aula per non dover rinunciare ad alcun privilegio. “Poco viene fatto – scrive il Presidente della Bocconi – per ridurre il peso sull’economia e sulla società degli esorbitanti costi del sistema politico, peraltro scarsamente produttivo in termini di decisioni prese tempestivamente”.

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