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Gaggio Montano, il boomerang della delocalizzazione delle macchine da caffè

“Delocalizzare le macchine professionali del caffè di Gaggio Montano in Romania e Spagna equivale a un harakiri per il nostro Paese” sostiene l’ex direttore generale dell’associazione delle industrie di elettrodomestici, Guerrini

Gaggio Montano, il boomerang della delocalizzazione delle macchine da caffè

È una storia che ha dell’incredibile quella di Evoca Group, gioiello italiano leader mondiale del vending, il cui astro rischia di tramontare nel totale silenzio e disinteresse delle istituzioni e della stampa. 

Con dispendiose operazioni finanziarie di acquisizioni di brand in giro per il mondo, alleanze con giganti cinesi, l’ultima delle sei private equity (la Lone Star Founds), gestita da un Ceo esperto di finanza (Evoca è un gruppo di manifattura e non una finanziaria), dopo inutili tentativi di venderla nel 2019 (De’ Longhi si ritirò giustamente e presto dalle trattative) comincia a chiudere e a delocalizzare. 



L’azienda di Evoca che ora rischia di essere chiusa e delocalizzata in Romania, è la Saga Coffee, un tempo la mitica Saeco, centro mondiale della produzione delle macchine domestiche e industriali (o vending) del vero caffè espresso. Nessuno dei sei private equity ha mai avuto un reale interesse a sostenere e sviluppare il vending, un mercato in costante ascesa e con risorse aziendali ottime. E dove conta parecchio il made in Italy. 

Evoca Group, che opera nel vending con i nomi italiani di grandissimo appeal Saeco e Gaggia, aveva nel 2019 un fatturato di circa 450 milioni di euro, sceso di circa il 30 per cento nel 2020 a causa della pandemia, ma già in declino prima del 2020. Dei 75 milioni di perdite accusati dal gruppo solo 6 provengono da Saga Coffee ed è chiaro che, come accusano i sindacati, si vuole distribuire il fatturato di Gaggio Montano per assegnarlo in parte alle fabbriche di Bergamo ma anche in quelle della Spagna e della Romania, dove in realtà verrà delocalizzata gran parte della produzione. Ecco alcune puntualizzazioni che la vicenda delle sei finanziarie suggerisce.

1-Errore iniziale, quello di cambiare un nome come Saeco Vending simbolo di decenni e decenni a livello mondiale di super qualità dell’espresso italiano, e del vending. Ma quali consulenti olandesi o americani hanno suggerito questa mossa incauta?

2-Azionisti molto “abili” si sono beccati lauti finanziamenti erogati per anni e anni dalla Regione Emilia Romagna, da banche e governo e incensati dalla stampa specializzata e dai quotidianoni. Così come istituzioni, sindacati e forze economiche si sono dimostrati estremamente collaborativi e molto disponibili. 

3-L’azienda parla di un settore “percorso da cambiamenti strutturali, legati alla forte pressione sui prezzi e all’inasprirsi dello scenario competitivo. Inoltre il gruppo soffriva, già dal 2019, di una situazione di sovraccapacità produttiva in Italia e in Europa”. A parte il fatto che i competitor hanno guadagnato, prodotto, venduto e fatto innovazione. Per anni e anni il comparto ha avuto un’espansione in tutti i continenti. Persino in un periodo così pesante come questo, stando alle dichiarazioni ufficiali di Confida, l’associazione di categoria, è proprio il comparto delle macchine vending del caffè a mettere a segno tra gennaio e agosto 2021 la ripresa più forte con un +12,13 per cento contro una media dell’intero settore del 9,21 per cento. 

4-Come mai il vertice internazionale non è stato in grado di fare come fanno con successo tante aziende piccole e grandi e cioè mettere a frutto con la ricerca della qualità, una unicità: l’immagine straordinaria che gode il made in Italy del caffè? Poteva rendere, a prezzi elevati. È stata scelta, al contrario, la strada sempre perdente della competizione a prezzi in discesa.

Durissima la reazione di sindacati, politici, manager e esperti del settore. Antonio Guerrini, che per oltre vent’anni è stato direttore generale dell’associazione degli apparecchi elettrodomestici e professionali, l’attuale APPLIA ITALIA, e il massimo esperto del settore ha dichiarato: “Delocalizzare le macchine professionali del caffè di Gaggio Montano in Romania e Spagna equivale a un harakiri per il nostro paese oltre che affermare che l’Italian Quality e l’Italian Style è un nulla. L’Italia, maestra del caffè, umiliata dalle multinazionali alla ricerca costante dei minori costi. Il mondo dei professionali garantisce crescite e margini che non giustificano operazioni di questa portata. E poi si buttano risorse in reddito di cittadinanza. Si diano quei soldi al management per acquisire l’azienda o fondarne una nuova di zecca conservando un know how unico, in caso contrario desertificazione industriale e la solita cassa integrazione che sfocia poi nel nulla per le persone”

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