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Francia, Charlie Hebdo pubblica vignetta anti-Islam: governo chiude scuole e ambasciate all’estero

Opinione pubblica e mondo politico divisi dopo la nuova provocazione del settimanale satirico, già l’anno scorso oggetto di aggressioni da parte della comunità islamica: mentre il sito è oscurato e il giornale va a ruba in edicola, il premier Ayrault rivendica la libertà di espressione e vieta il corteo pro-Islam di sabato – Allarme nei Paesi arabi.

Francia, Charlie Hebdo pubblica vignetta anti-Islam: governo chiude scuole e ambasciate all’estero

Il mondo islamico scatena la sua rabbia contro i simboli dell’occidente (diplomazie comprese), ma la Francia non ci sta e tramite il settimanale di satira Charlie Hebdo (che già nel novembre 2011 aveva sfidato Maometto cambiando la testata in “Charìa Hebdo”) lancia il contrattacco. Sulla copertina apparsa sul sito ieri sera, che nel giro di poche ore, prima di essere piratato dal web nella mattinata di oggi (come accadde un anno fa, con tanto di attentati alla sede del giornale), aveva già raggiunto 5mila likes su Facebook e oltre 3mila condivisioni, senza contare il tamtam su Twitter, campeggia infatti una sarcastica vignetta dal titolo: “Intoccabili 2”.

Il contestato disegno raffigura un anziano musulmano in carrozzina spinto da un coetaneo ebreo, ed entrambi dicono: “Faut pas se moquer”, traducibile con “Non prendiamoci in giro”. La vignetta, che secondo Le Figaro ha fatto vendere oltre 75mila copie della versione cartacea in edicola stamattina nel giro di due ore (si prevede il record di tirature, oltre 200mila, con una riedizione straordinaria nella giornata di venerdì), è evidentemente provocatoria e ha immediatamente scatenato le reazioni del web e anche del mondo politico.



Sulla questione è infatti già intervenuto il premier francese Jean-Marc Ayrault il quale, intervistato dalla radio Rtl, ha prima posto il veto alla richiesta di una manifestazione contro il film anti-Islam (quindi pro-Islam, la manifestazione) “Innocence of Muslims”, causa originaria della discordia, per poi rincarare, interpellato sul caso delle vignette, che “la Francia è un Paese dove la libertà d’espressione è sempre garantita, e dunque anche quella di caricatura: non ci faremo intimidire da una minoranza di musulmani che vogliono sfruttare la situazione per creare disordini. Se qualcuno si sente urtato o offeso, siamo in uno Stato di diritto e può sempre rivolgersi alla giustizia”. A sostegno del premier è arrivato il suo predecessore (e candidato alla presidenza del maggior partito di centrodestra, l’Ump) François Fillon e, manco a dirlo, la leader del Front National Marine Le Pen, che sbotta: “Un braccio di ferro non negoziabile”. Il presidente François Hollande, per ora, tace, mentre il ministro degli Esteri Laurent Fabius ha preso le distanze, dichiarando che le vignette “non fanno altro che gettare benzina sul fuoco”.

Ma c’è da giurare che, prima ancora che la questione giunga eventualmente in Tribunale, lascerà diversi strascichi, in memoria anche di quanto accadde poco meno di un anno fa. E a maggior ragione se si pensa che questa volta, a differenza della prima, la scelta di Charlie Hebdo ha diviso l’opinione pubblica, che la considera in buona parte una spregiudicata mossa commerciale, che ha travalicato la linea di confine del buon gusto. “Charlie Hebdo non è islamofobo – scrive su Twitter Pascal Boniface, direttore dell’Istituto di relazioni internazionali e strategiche –: è semplicemente opportunista, cinico e senza scrupoli”.

Opinione però non condivisa da buona parte dei francesi, che in linea generale si sentono meglio rappresentati dall’editoriale di Le Figaro, che addirittura titola: “Pourquoi Charlie Hebdo sauve l’honneur”. Ne fa dunque una questione di orgoglio nazionale l’autore Ivan Roufiol: “Accettare di porgere delle scuse all’Islam politico è una forma di sottomissione. Trovo io stesso ripugnanti le vignette del settimanale, che però appoggio nella sua volontà di tenere testa agli islamisti che pretendono il rispetto reclamando di fatto l’instaurazione del delitto di blasfemia”.

“Capisco i credenti – prosegue Le Figaro -, provo anche io la stessa indignazione quando il Papa o i cristiani vengono ridicolizzati. Ma, come la maggior parte dei francesi, sono un erede consenziente dell’Illuminismo: che ha dissacrato le religioni, ponendole al rango di ideologie liberamente criticabili. E l’Islam lo è, quando porta avanti alla lettera i dettami violenti e sessisti del suo testo sacro, il Corano, costruito sul culto del popolo perfetto”.

Sta di fatto però che mentre in Francia si discute più o meno serenamente della questione e le edicole vengono prese d’assalto, all’estero è già scattato l’allarme: il governo ha disposto la chiusura di ambasciate, consolati e scuole francesi in 20 Paesi del mondo musulmano considerati a rischio, dal Medio Oriente all’Indonesia. Il Ministro Fabius ha espresso “forte preoccupazione”.

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