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Fisco, addio studi di settore: ecco la “pagella” del contribuente

Nella legge di Bilancio si punta al cambiamento del sistema istituito nel 1993: oltre 3,5 di imprese artigiane, commercianti e professionisti passeranno da un sistema presuntivo agli “indicatori di compliance”, ovvero una sorta di pagella che fornirà il grado di “affidabilità del contribuente” – In arrivo anche la flat tax.

Fisco, addio studi di settore: ecco la “pagella” del contribuente

Si avvicina il momento della legge di Bilancio, che sarà varata a ottobre in pieno clima referendum, e una delle grandi novità dovrebbe essere l’addio agli studi di settore: uno strumento istituito nel 1993 ma che non ha mai del tutto funzionato, rappresentando anzi un vero problema per il settore del commercio, dell’artigianato e della libera professione. E questo cambiamento non dovrebbe essere l’unico per andare incontro al mondo imprenditoriale: sempre artigiani e commercianti dovrebbero infatti beneficiare della “flat tax”.

STUDI DI SETTORE – Ora queste categorie di lavoratori, che rappresentano in Italia oltre 3,5 milioni di imprese e professionisti, dovrebbero finalmente tirare un sospiro di sollievo. Lo strumento, che era presuntivo del reddito reale, diventerà nelle intenzioni del Governo ora una sorta di pagella del contribuente: come indica una nota del Mef, sarà sostituito “con gradualità da indicatori di compliance che forniranno il grado di affidabilità del contribuente”.

Fino a oggi invece lo studio di settore era basato sulla comparazione dei ricavi o compensi dichiarati con quelli calcolati attraverso un’elaborazione statistico-matematica dei dati contabili e strutturali (settore economico, dimensione, localizzazione, modalità produttiva utilizzata e così via) indicati dallo stesso contribuente nel proprio modello. Dalla comparazione scaturiva un esito che poteva essere di congruità o meno dei ricavi/compensi dichiarati con quelli presunti sulla base dello studio.

Ora invece, qualora la riforma dovesse passare, i soggetti che raggiungeranno un grado di affidabilità elevato, secondo un parametro costruito su misura per ogni settore di attività su scala di punteggio da 1 a 10, saranno premiati potendo accedere ai vantaggi del sistema che prevede, tra l’altro, un percorso accelerato per i rimborsi fiscali, la riduzione dei tempi e l’esclusione da alcuni tipi di accertamenti.

La proposta è stata messa a punto da Sose (Soluzioni per il sistema economico spa) e agenzia delle Entrate. Il nuovo indicatore sarà articolato in base all’attività economica svolta in maniera prevalente, con la previsione di specificità per ogni attività o gruppo di attività. Verrà costruito sulla base di una metodologia statistico-economica innovativa che prende in considerazione diversi elementi:

– gli indicatori di normalità economica (finora utilizzati per la stima dei ricavi) diventeranno indicatori per il calcolo del livello di affidabilità;
– invece dei soli ricavi saranno stimati anche il valore aggiunto e il reddito d’impresa;
– il modello di regressione sarà basato su dati panel (8 anni invece di 1) con più informazioni e stime piu’ efficienti;
– il modello di stima coglierà l’andamento ciclico senza la necessità di predisporre ex-post specifici correttivi congiunturali (correttivi crisi);
– una nuova metodologia di individuazione dei modelli organizzativi consentirà la tendenziale riduzione del numero, una maggiore stabilità nel tempo e assegnazione piu’ robusta al cluster.

Al singolo contribuente saranno comunicati, attraverso l’agenzia delle Entrate, il risultato dell’indicatore sintetico e le sue diverse componenti, comprese quelle che appaiono incoerenti. In questo modo il contribuente sarà stimolato ad incrementare l’adempimento spontaneo e incentivato a interloquire con l’agenzia delle Entrate per migliorare la sua posizione sul piano dell’affidabilità.

FLAT TAX – Questa novità riguarda mezzo milione di imprese artigiane o commerciali che, società individuali o di persone, oggi pagano le aliquote Irpef e domani saranno sottoposte ad una aliquota del 24%. Così come dovrebbe essere confermato il taglio dell’Ires allo stesso livello del 24%, di 3 punti e mezzo inferiore. Il costo di questa operazione è di circa 3 miliardi, che però non rientreranno in questa legge di Bilancio in quanto già finanziati con il provvedimento di Stabilità del 2015.

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