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Febbre da dividendi: ecco le cedole più ricche del mondo

A Piazza Affari è partita la febbre da cedola: il caso Enel premiata dall’aumento del dividendo – In uno scenario di tassi bassi il rendimento del dividendo aumenta di importanza nella strategia di portafoglio – Puntare sui big mondiali per trovare ricchi dividend yield: dalla Gm che piace a Buffett ai grandi classici del tabacco – Occhio al petrolio.

Febbre da dividendi: ecco le cedole più ricche del mondo

Se la famosa Berkshire Hathaway non paga dividendi (nonostante i miliardi di cash che ha in pancia), la cedola non è però un aspetto da trascurare dal suo patron Warren Buffett, a tempo consacrato indiscutibile guida per i cassettisti di tutto il mondo (coloro che rimangono investiti in un titolo su un orizzonte di lungo periodo). Molti dei suoi investimenti passati si sono infatti focalizzati su società che offrono solide e crescenti remunerazioni per gli azionisti: da General Motors a Verizon, da General electric a Coca-Cola.

Una strategia che diventa ancora più importante in periodi di tassi di interesse bassi dove è difficile trovare una buona remunerazione del proprio capitale sul fronte obbligazionario. Inoltre, l’attenzione che gli investitori rivolgono ai titoli con un alto dividendo è destinata a sostenerne anche le quotazioni azionarie. A Piazza Affari, non a caso, è in corso una vera e propria febbre da didividendi che ha premiato società come Enel che, nonostante una flessione dei risultati di bilancio, ha però aumentato il dividendo a 14 centesimi da 13 (e il titolo nella giornata ha chiuso con un rialzo del 3%). Allo stesso tempo ha annunciato una forte correzione della policy dei dividendi con il pay out, la quota di utili che annualmente viene distribuita agli azionisti, destinato a crescere dal 40% al 50% nel 2015 per arrivare al 65% nel 2019.

DIVIDENDI YIELD AL TOP

Certo, investire in azioni, lo ricordiamo, è ben diverso che comprare obbligazioni: si è esposti alle fluttuazioni del mercato e inoltre bisogna prestare attenzione alla politica dei dividendi messa in atto dalla società in cui si investe. Il dividendo, infatti, non è costante come una cedola obbligazionaria, ma viene deciso di volta in volta del consiglio di amministrazione a seconda dell’andamento economico e della politica dei dividendi che si vuole perseguire. Può così capitare, che la cedola venga ridotta o nei casi più estremi non venga distribuita.

In ogni caso, in tempi difficili, le aziende solide e con flussi di capitale stabile possono avere l’interesse a mantenere la fiducia degli investitori mantenendo la politica dei dividendi stabile se non addirittura aumentandola. General Motors di cui Buffett è azionista con 41 milioni di azioni, per esempio, paga un dividendo che rende il 3,20%. Il rendimento della cedola di un’azione, o dividend yield, corrisponde al rapporto tra il dividendo pagato da una società quotata per ogni singola azione e l’ultimo prezzo di mercato dell’azione stessa. In altri termini, al ritorno che l’investitore ha incassando una certa cedola e comprando l’azione a un determinato prezzo.  Nel caso della casa automovbilistica di Detroit, il prezzo è attorno ai 38,8 dollari e paga un dividendo di 120 centesimi, il dividend yield è così del 3,2%. Un rendimento che, seppur non paragonabile sul fronte della tipologia di investimento, ben superiore al tasso che paga il Btp decennale dell’1,20%. E la ceo Mary Barra ha tra l’altro recentemente annunciato che il dividendo salirà dai 30 centesimi trimestrali a 36.  Inoltre, il gruppo, che ha attraversato anni difficili ed è stato salvato dall’intervento del Tesoro americano dopo la crisi, ha ora deciso, a fronte dei 25 miliardi di cash che ha in pancia, sotto le pressioni di alcuni investitori attivisti, di procedere a un buyback di 5 miliardi di dollari, una mossa finanziaria che aumenta il valore dei titoli detenuti dagli azionisti.

Tra gli altri titoli che fanno parte del portafoglio di Buffett si segnala poi Verizon che ha un dividend yield del 4,56%, tra i maggiori rendimenti dell’indice americano Dow Jones Industrial Average. Verizon ha aumentato il dividendo per otto anni di fila e per alcuni non è escluso che questi rialzi possano continuare. Tra i migliori pagatori del Dow Jones c’è poi General Eletric che rende circa il 3,59% e che sta continuando nel suo processo di trasformazione in conglomerata industriale riducendo la parte di conglomerata finanziaria.

Due classici titoli da dividendo sono le azioni consumer di Coca-Cola e di Procter&Gamble (il gruppo dello shampoo Pantene e dei rasoi Gillette) che vantano rispettivamente un dividend yield di circa il 3,19% e del 3,10%. Entrambi questi colossi consumer hanno aumentato il loro dividendo per oltre cinquant’anni di fila (e per questo motivo per esempio il titolo P&G non viene via a buon mercato). P&G stacca il dividendo proprio il prossimo 27 marzo. C’è poil ’inglese Diageo, il gruppo di J&B e Baileys, che mantiene un pay out sopra il 50% e un dividend yield attorno al 3%.

PETROLIO, SE IL PREZZO CADE…

Attenzione, però un dividend yield alto oggi può nascondere anche un drastico calo delle quotazioni azionarie. E’ il caso di questi tempi dei titoli del petrolio. La National Oilwell Varco ha per esempio un dividend yield attorno al 3,5% ma ha visto cadere il suo prezzo di circa il 26% nell’ultimo anno, a causa del calo del greggio. Il crollo del barile ha colpito anche la maggior parte delle Big Oil.Così ora Royal Dutch Shell paga un dividendo del 5,5% circa a fronte della caduta del titolo di circa il 25%, Chevron attorno al 4% ed Exxon Mobil al 3%. Tra le più “generose” di questi tempi c’è anche la francese Total che ha un dividend yield del 6%. Certo il settore è messo sotto pressione dalle incognite future sugli scenari del prezzo del petrolio ed è difficile aspettarsi per il futuro una politica sul pay out particolarmente aggressiva, con ulteriori aumenti sul valore assoluto della cedola.

TABACCO E FARMACEUTICA: GLI EVERGREEN

FINANZA AD ALTA CEDOLA

Dopo il petrolio, non si può non menzionare il tabacco. Il settore è sempre stato uno dei classici quando si parla di dividendi. Il colosso Philip Morris International, che stacca il dividendo il 24 marzo, offre un dividendo del 4,8%, così come Altria che rende il 3,97% (il brand Marlboro è uno dei più noti al mondo). Analogamente British American Tobacco rende circa il 4%. Da menzionare è anche la farmaceutica con Merck il cui dividend yield si aggira attorno al 3%, Sanofi 3,7% e Roche 3%. Quest’ultima ha per esempio visto aumentare la propria cedola di oltre il 200% negli ultimi dieci anni.

Chi non teme di spostarsi su titoli finanziari che gravitano nel mondo del private equity e delle ristrutturazioni, può guardare al dividend yield del colosso Blackstone, il fondo americano che ha comprato la storica sede del Corriere della Sera di via Solferino, che ha pagato il suo primo dividendo nel 2007 e lo ha aumentato del 23,4% in cinque anni. Oggi la cedola rende il 5,48%. Ma anche a Kkr, il fondo di private equity che sta mettendo in piedi il portafoglio di crediti in ristrutturazione con Unicredit e Intesa Sanpaolo, che rende addirittura l’8,22%. 

 

 

 

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