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Evergrande a un passo dal default: 11 giorni per resistere

Il colosso immobiliare cinese non ha pagato la terza cedola in tre settimane – Il 23 ottobre potrebbe scattare il default – “Contagiate” altre società, settore al collasso

Evergrande a un passo dal default: 11 giorni per resistere

Evergrande torna a preoccupare il mondo. Il colosso immobiliare cinese da 305 miliardi di debiti non ha pagato un round di cedole su obbligazioni in dollari con coupon in scadenza lunedì. È la terza volta che accade in poche settimane dopo il mancato pagamento di due coupon su bond da, rispettivamente, 83,5 e 47,5 milioni di dollari. Stavolta l’ammontare complessivo è ancora più alto: si tratta, secondo Bloomberg, di cedole per 148 milioni dollari sulle emissioni di aprile 2022 (68,88 milioni di dividendi), aprile 2023 (42,5 milioni) e aprile 2024 (36,75 milioni).

La notizia, riportata dalle maggiori agenzie internazionali, non è ancora stata confermata da Evergrande che a questo punto avrà 30 giorni di tempo per rimborsare gli investitori, oltre i quali scatterà il fallimento. Il problema è che lancette hanno già cominciato a scorrere settimane fa dopo il primo pagamento non onorato il 23 settembre. Il che significa che se entro il prossimo 23 ottobre la società cinese non rimborserà quanto dovuto sarà ufficialmente in default. 



Aumentano dunque giorno dopo giorno i timori sulla sorte di Evergrande, ma anche sulle conseguenze che il suo possibile default potrebbe avere sull’intero sistema immobiliare cinese che, da solo, vale il 28% del PIL di Pechino. Secondo i dati Refinitiv nel 2022 andranno in scadenza oltre 100 miliardi di dollari di bond emessi dalle aziende immobiliari cinesi: “Ci saranno più default in futuro se il problema della liquidità non migliora notevolmente”, ha previsto il broker CGS-CIMB in una nota. Non solo, secondo gli analisti, la metà dei 30 maggiori costruttori cinesi avrebbe già oltrepassato almeno una delle tre linee rosse relative al rapporto tra l’indebitamento, il capitale, il valore delle azioni e la liquidità, introdotte dalle autorità per cercare di frenare le speculazioni. 

Per ovviare al problema non sembrano bastare la liquidità immessa nel sistema finanziario dalla Banca Centrale Cinese allo scopo di placare le preoccupazioni degli investitori, né le operazioni realizzate o programmate da Evergrande. Ricordiamo infatti che la società ha ceduto la sua partecipazione nella banca di Shenyang per 1,5 miliardi di dollari e sta trattando la vendita del 51% della controllata Property Services ad un altro gruppo immobiliare, Hopson Development, per 5,1 miliardi. Entrambi i titoli, sono stati sospesi dalla Borsa di Hong Kong lo scorso 4 ottobre. Operazioni che mirano a salvare il salvabile, ma che non piacciono agli investitori statunitensi. Non a caso, un gruppo di obbligazionisti che ha in mano 2,5 miliardi di dollari in bond Evergrande si è rivolto allo studio Kirkland & Ellis e alla banca d’investimenti Moelis & Co. per bloccare le cessioni di asset che potrebbero vanificare le aspettative degli obbligazionisti stranieri.

Nel frattempo, altre società cominciano a mostrare problemi in termini di flusso di cassa e liquidità. La prima è Fantasia Holdings, gruppo immobiliare del settore luxury, che pochi giorni fa ha annunciato le dimissioni di due dei suoi tre top manager. A inizio ottobre la società non ha rimborsato un bond da 205,7 milioni di dollari ai suoi creditori. Uno dei due amministratori dimissionari, Ho Man, ha dichiarato “di non essere stato informato tempestivamente su talune questioni di importanza critica per la società”. Fantasia è rimasta dunque con un solo amministratore mentre le regole della Borsa di Hong Kong, dove il titolo è attualmente sospeso, richiedono la presenza di almeno tre amministratori. Problemi anche per Sinic Holdings, che ha già fatto sapere di non riuscire a rimborsare il valore del capitale e l’ultima tranche di interessi su un bond da 250 milioni di dollari con scadenza il ​​18 ottobre. Non va meglio a Modern Land, che proprio ieri ha chiesto tre mesi di dilazione sui pagamenti di un bond da 250 milioni di dollari che scade il 25 ottobre. L’intero settore, tra l’altro, sta subendo declassamenti su declassamenti con le tre sorelle del rating – Moody’s, Fitch e S&P – che hanno tagliato le valutazioni per ben 91 volte al 30 settembre scorso.

Evergrande è solo la punta dell’iceberg”, ha dichiarato al Financial Times Louis Tse di di Wealthy Securities, società di brokeraggio di Hong Kong. Secondo il broker, il motore della crisi del colosso asiatico e dell’intero settore immobiliare è stata la richiesta ripagare il debito da parte di strutture che, alla base, rischiano a loro volta di essere contagiate.  “La parte peggiore della storia è che non solo China Evergrande sta crollando, ma anche altri costruttori cinesi stanno annegando nello tsunami”, ha segnalato Zhou Chuanyi di Lucror Analytics di Singapore al South China Morning Post. “Per compagnie con grandi quantità di debito in via di maturazione, un paio di mesi di mancanza di liquidità potrebbero essere devastanti”. 

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