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Europa, boom di M&A grazie a capitali Usa

Stando ai dati di Thomson Reuters, riportati dal Financial Times, nel primo trimestre 2017 le operazioni di fusione e acquisizione in Europa hanno complessivamente toccato i 215,3 miliardi di dollari, grazie soprattutto agli investimenti di società americane: ma con Trump l’atteggiamento sta diventando più attendista…

Europa, boom di M&A grazie a capitali Usa

Le società europee fanno gola alle controparti internazionali, soprattutto americane, che si sono buttate sul mercato a caccia di affari sulla scia del rally azionario seguito alla vittoria di Donald Trump alle presidenziali dello scorso novembre. Da capire se lo slancio continuerà nei prossimi mesi, visto anche il rallentamento delle ultime sedute, ma per il momento i dati lasciano poco spazio ai dubbi: stando ai dati di Thomson Reuters, riportati dal Financial Times, nel primo trimestre 2017 le operazioni di fusione e acquisizione in Europa hanno complessivamente toccato i 215,3 miliardi di dollari, in rialzo del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e il massimo dal 2008 per il periodo nella regione. Il deciso aumento delle transazioni è stato sostenuto dal fatto che le società americane hanno speso come mai in passato, sborsando 114 miliardi di dollari, più della metà del totale del trimestre. “Ci sono stati più accordi cross-border in Europa perchè c’è più ottimismo sullo stato di salute della regione, che registra un po’ di crescita in più e una maggiore stabilità politica”, ha detto Blair Effron, cofondatore di Centerview Partners. Viceversa, è calato in modo drastico l’interesse straniero per aziende americane, con le offerte calate al minimo dall’inizio del 2014.

Secondo gli analisti, pesano in particolare la retorica protezionistica del presidente Trump, che scoraggia le acquisizioni da parte di gruppi internazionali, ma anche il fatto che le compagnie cinesi si sono mostrate meno propense a mettere mano al portafoglio, messe sotto pressione dalla politica sul controllo dei capitali varata in Cina. In particolare, le acquisizioni di società americane da parte di controparti straniere sono calate quasi di un quarto a 86,9 miliardi, mentre quelle tra gruppi americane sono salite solo del 3%, fatto che suggerisce una maggiore incertezza e cautela anche da parte degli investitori americani dopo l’accelerata seguita all’elezione del successore di Barack Obama. “Mentre nel primo trimestre si è avuta una buona quantità di operazioni di M&A da parte di società americane all’estero, sostenute da valutazioni solide, tassi di cambio favorevoli e un facile accesso a finanziamenti a basso costo, l’atteggiamento predominante sta ora diventando più attendista, per capire cosa succederà con la riforma fiscale e la politica protezionistica” di Trump, ha detto Scott Barshay, esperto dello studio legale Paul Weiss. Nel complesso, le attività di M&A a livello globale sono salite del 7% nel primo trimestre a 726,5 miliardi di dollari rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, cifra che sarebbe ancora più alta se Kraft-Heinz fosse riuscita a mettere le mani su Unilever (la fusione da 143 miliardi è naufragata a inizio anno). “Da un punto di vista aziendale, l’atmosfera è abbastanza positiva al momento, ma, guardando avanti, i vertici delle aziende dovranno avere maggiori certezze sull’outlook. Senza queste, non c’è fretta di portare avanti fusioni”, ha detto Leon Kalvaria, numero uno della divisione Institutional Clients Group di Citigroup.



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