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Eni: produzione sale, guidance 2016 confermata

I conti del gruppo risentono del forte calo del greggio nel primo trimestre. L’Ebit scende a 470 milioni (-69%) ma la produzione cresce a 1,75 milioni di barili/giorno e l’indebitamento scende a 12,21 miliardi per effetto delle cessioni di Saipem e della quota residuale di Snam. Descalzi conferma la strategia di crescita organica: “Nonostante scenario difficile avviati nuovi campi e levarage tra i più bassi dell’industria”

Eni: produzione sale, guidance 2016 confermata

Il petrolio ai minimi pesa sulla trimestrale Eni che tuttavia aumenta la produzione, riduce i debiti e conferma la guidance 2016. I risultati sono sostanzialmente in linea con il consensus: risultato operativo adjusted a 470 milioni in calo del 69% rispetto al primo trimestre 2015. Il calo, previsto dal mercato, è dovuto al settore Exploration & Production che registra una riduzione di 1 miliardo. A provocare la caduta sono stati i corsi del petrolio ai minimi (il greggio viaggiava introno ai 26-30 dollari nel primo trimestre contro i 45 attuali). La forte riduzione dei prezzi (-37%) è stata attenuata, spiega il comunicato dell’Eni, dalla crescita della produzione arrivata a 1,75 milioni di barili/giorno (+3,4%), dalla riduzione dei costi e dai minori ammortamenti. Il titolo Eni guardagna lo 0,21% a Piazza Affari a 14,43 euro.

RISULTATI OPERATIVI



Il risultato netto adjusted è negativo per 77 milioni rispetto all’utile di 700 milioni del primo trimestre 2015. La riduzione è dovuta al trimestre 2015. La perdita netta non adjusted è di 803 milioni contro un attivo 617 nel corrispondente periodo del 2015. Tornando ai dati adjusted, il comunicato precisa che la riduzione “è dovuta al calo dell’utile operativo e alla meno che proporzionale riduzione degli oneri tributari attribuibile principalmente al settore E&P a causa della concentrazione dei risultati ante imposte positivi nei contratti di PSA che, più resilienti in scenari decrescenti, sono però caratterizzati da tax rate mediamente più elevati”, spiega la nota Eni . Quindi la trimestrale sconta anche un’effetto fiscale.
 

I risultati saranno illustrati agli analisti alle 12, in conference call, dall’amministratore delegato Claudio Descalzi che intanto commenta così i dati del trimestre: “”Nel primo trimestre 2016, in uno scenario di acuta debolezza dei prezzi delle commodity, Eni ha conseguito importanti risultati nell’esecuzione della strategia di crescita organica, selezione dello spending e incremento dell’efficienza”. L’Ad sottolinea soprattutto il valore delle produzioni in crescita che “hanno beneficiato dell’avvio di Goliat e di altri tre nuovi campi; al contempo abbiamo rafforzato le basi per la crescita negli anni successivi grazie alla decisione finale d’investimento nel giant a gas di Zohr, all’approvazione del piano di sviluppo di Coral da parte delle autorità del Mozambico e ai continui successi esplorativi”, continua Descalzi, che conclude: “I risultati finanziari e operativi del gruppo ci consentono di confermare le guidance 2016, con particolare riferimento al contenimento del 20% dei capex, al loro finanziamento organico in uno scenario di 50 dollari e al controllo del leverage, oggi tra i più bassi dell’industria”.
 
DEBITI E DISMISSIONI

Oltre al forte incremento della produzione, infatti, gli altri dati salienti della trimestrale riguardano il bilancio finanziario: l’indebitamento finanziario netto al 31 marzo 2016 scende a €12,21 miliardi con una riduzione di €4,65 miliardi rispetto al 2015 (16,86 miliardi a fine anno) grazie al closing dell’operazione Saipem “che ha comportato il rimborso dei crediti finanziari intercompany di €5,8 miliardi – precisa ancora la nota Eni – e l’incasso della cessione della partecipazione del 12,503% a FSI per €0,46 miliardi, nonché un esborso per la sottoscrizione pro-quota dell’aumento di capitale sociale della ex-controllata per €1,07 miliardi”.
 
In particolare, il flusso di cassa netto da attività operativa delle continuing operations su base standalone è stato di €1,27 miliardi,”in riduzione del 56% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Le dismissioni hanno consentito di incassare 810 milioni e “hanno riguardato oltre il 12,503% di Saipem, la residua partecipazione in Snam per effetto dell’esercizio del diritto di conversione da parte dei titolari di obbligazioni (33 milioni). “Tali flussi hanno coperto parte dei fabbisogni relativi agli investimenti tecnici del trimestre (2,42 miliardi) e all’aumento di capitale sociale di Saipem”.
 

Infine il levarage: il rapporto tra indebitamento finanziario netto e patrimonio netto comprese le interessenze di terzi  è diminuito a 0,23 al 31 marzo 2016 rispetto a 0,30 al 31 dicembre 2015, “per effetto della riduzione dell’indebitamento finanziario netto, in parte compensata dalla flessione del total equity determinata dal risultato d’esercizio, dall’effetto del deconsolidamento delle minority di Saipem, nonché dalla variazione negativa delle differenze di cambio da conversione dei bilanci delle controllate aventi il dollaro come valuta funzionale” con un cambio euro/dollari  salito del 4,6% nelle rilevazioni di chiusura a fine 2015 e al 31 marzo 2016.

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