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Eni Nigeria, chiesto rinvio a giudizio per Descalzi

L’Ad, con il suo predecessore Paolo Scaroni, coinvolto nel procedimento sul presunto pagamento di tangenti internazionali. Sulla richiesta dei Pm di Milano dovrà decidere il Gup. Ma un portavoce del cane a sei zampe: “Ancora non ci è stato notificato nulla”.

Eni Nigeria, chiesto rinvio a giudizio per Descalzi

I pm di Milano, Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, hanno chiesto il rinvio a giudizio per l’attuale amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, la stessa Eni e altre 10 persone nell’ambito del procedimento sul presunto pagamento di tangenti in Nigeria. L’ipotesi di reato contestata, a vario titolo, è corruzione internazionale.

Oltre a Descalzi, tra gli indagati per cui è stato chiesto il processo ci sono anche il suo predecessore alla guida dell’Eni, Paolo Scaroni, l’ex capo della divisione esplorazioni, Roberto Casula, l’ex vicepresidente di Eni Nigeria, Vincenzo Armanna, e i due mediatori Luigi Bisignani e Gianluca Di Nardo, oltre a cittadini stranieri considerati tra gli intermediari delle tangenti. Le società indagate sono Eni e Shell, in virtù della legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Sulla richiesta dei magistrati si dovrà pronunciare un Gup del tribunale di Milano.



Proprio oggi Eni ha intanto annunciato di aver avviato, in anticipo di 5 mesi rispetto al piano di sviluppo, la produzione dell’East Hub Development Project, nel Blocco 15/06 del deep offshore dell’Angola. I risultati attesi, precisa una nota del gruppo porteranno a 150.000 barili al giorno la produzione del prolifico Blocco 15/06.

“Siamo orgogliosi di quello che abbiamo saputo fare nel Blocco 15/06”, ha commentato l’ad di Eni Claudio Descalzi. “Grazie alle nostre conoscenze e competenze nell’ambito dell’esplorazione, abbiamo scoperto un totale di 3 miliardi di barili di olio in posto in 10 scoperte commerciali. Inoltre, grazie alla nostra visione nello sviluppo dei giacimenti e nella gestione dei progetti, siamo riusciti ad avviare l’East Hub con un time-to-market di 3 anni e un anticipo di 5 mesi rispetto al programma originario. Con Cabacaa South East salgono a 5 i campi gia’ in produzione, e altri 2 verranno avviati entro il 2018, a riprova della capacita’ dell’Eni di realizzare progetti all’avanguardia in Angola e nel mondo. Tutto ciò è stato possibile grazie al supporto di Sonangol e al nuovo modello operativo di Eni”, ha aggiunto.

“Attualmente non ci è stato notificato alcun provvedimento – ha successivamente specificato un portavoce Eni, in merito alla vicenda giudiziaria della Nigeria -. Teniamo a ribadire la correttezza dell’operazione relativa all’acquisizione della licenza del blocco OPL 245, conclusa senza l’intervento di alcun intermediario, da Eni e Shell con il Governo nigeriano”.

“Si ricorda che la società, non appena è venuta a conoscenza dell’esistenza di una indagine avente ad oggetto la procedura di acquisizione del blocco Opl 245 – prosegue il portavoce – ha incaricato uno studio legale americano, di rinomata esperienza internazionale, del tutto indipendente, di condurre le più ampie verifiche sulla correttezza e la regolarità della predetta procedura. Dall’approfondita indagine indipendente è emersa la regolarità della procedura di acquisizione del blocco OPL 245, avvenuta nel rispetto delle normative vigenti”.

Il titolo Eni in Borsa quota 14 euro alle 14,33 in calo dell’1,4%.

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