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Effetto Draghi sullo spread, Bezos cede la guida di Amazon

Oggi il primo test dei mercati su SuperMario, ma alle 8.30 lo spread era già calato attorno a quota 100 – Borse sempre in rally, spinte anche dal petrolio – Bezos lascia il comando di Amazon con numeri spettacolari e Alphabet prende il volo

Effetto Draghi sullo spread, Bezos cede la guida di Amazon

Appuntamento alle 10 al Quirinale. Di rado la cronaca finanziaria si è così intimamente avvinta a quella politica, al punto che toccherà ai mercati dare il primo giudizio di merito sulla scelta di Mario Draghi quale pilota per fare uscire l’Italia dalle secche della crisi dopo il fallimento del tentativo del presidente della Camera, Roberto Fico. Le prime indicazioni sullo spread confermano il favore degli operatori per SuperMario: lo spread alle 8 e trenta apre poco sopra i 100 punti.

Non è difficile prendere atto che la decisione del presidente Sergio Mattarella ha evitato il rischio di un possibile tracollo dello spread, prima conseguenza di un probabile fallimento del Recovery Plan all’italiana. Ora si riparte, con la sensazione che stavolta è davvero vietato non solo sbagliare, ma anche tardare.

La crisi italiana, per nostra fortuna, cade su mercati in stato di grazia, come emerge da più segnali. Prende velocità il rally del petrolio, a conferma della ripresa dell’attività globale. Il brent sale per il quarto giorno di fila a 57,7 dollari il barile, quotazione sui massimi da dodici mesi.

Accelera anche l’automotive. Ieri il numero uno di Volkswagen, Herbert Diess, ha sostenuto che il peggio è passato. Puntuale la risposta in Europa e Usa. Più di tutti brillano i produttori asiatici.

L’associazione dei costruttori cinesi stima un incremento del 4% delle immatricolazioni nel 2021, a 26,3 milioni. La coreana Hyndai Motor guadagna il 5% e la sua controllata Kia il 14%. I dati sulle vendite diffusi stanotte sono molto buoni, ma in più ci sono le conferme della stampa coreana su un maxi-accordo di fornitura tra Kia e Apple, pare da 3,6 miliardi di dollari.

Quasi tutte le borse dell’Asia stamattina salgono: è la terza puntata del rally di febbraio. A guidarlo sembrerebbero essere i dati sulla pandemia: negli Stati Uniti le nuove infezioni su base settimanale sono scese sotto quota un milione, il minimo delle ultime tre settimane. In Cina, solo 25 nuovi casi ieri, punto più basso dell’ultimo mese.

SCENDE SOLO ALIBABA, LA LITE CON PECHINO NON È CHIUSA

Euforica l’Asia. Il Nikkei di Tokyo è in rialzo dello 0,8%. Il CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen dello 0,5%, il Kospi di Seul dello 0,9%. Continua la corsa del listino indiano: +1%.

Scende soltanto l’Hang Seng di Hong Kong, penalizzato anche dal calo post risultati di Alibaba: -4%. I ricavi sono cresciuti del 37%, a 221,1 miliardi di yuan (circa 34,2 miliardi di dollari), a fronte di una previsione da parte degli analisti di 215,3 miliardi di yuan. L’utile netto è aumentato del 52% a 79 miliardi di yuan (12,17 miliardi di yuan). Il titolo scende perché nel corso della presentazione l’amministratore delegato Daniel Zhang ha ammesso che i cambiamenti della normativa cinese su Internet ed attività Fintech sono un problema da risolvere. In più, la società ha spiegato di non essere in grado in questo momento di calcolare gli impatti negativi provocati dallo stallo dell’Ipo di Ant Group stoppata dalle autorità di Pechino dopo le dichiarazioni di Jack Ma contro il settore del credito.

PRENDE IL VOLO ANCHE ALPHABET

Diverso lo stato dell’e-commerce negli Usa. Jeff Bezos ha annunciato ieri l’intenzione di lasciare la guida di Amazon nelle mani di Andy Jassi, il suo collaboratore più stretto. Il fondatore ha scritto ai dipendenti che vuole avere più tempo per occuparsi di tre cose che gli stanno a cuore: la lotta al cambiamento climatico, l’esplorazione spaziale e il Washington Post. Bezos si congeda con numeri spettacolari: per la prima volta nella sua storia Amazon supera i cento miliardi di giro d’affari (+ 44%, a 125,56 miliardi). I profitti sono più che raddoppiati a 7,2 miliardi, pari a utili per azione di oltre 14 dollari.

In forte rialzo nel dopo borsa Alphabet (+6%). La casa madre di Google ha diffuso una trimestrale da record. Giro d’affari a 56,9 miliardi di dollari, in rialzo del 23 per cento. I profitti sono balzati del 42%, a massimi di 15,23 miliardi, pari a utili per azione di 22,30 dollari.

Ieri sera in chiusura l’indice di riferimento della borsa degli Stati Uniti ha segnato un rialzo dell’1,5%. I future di Wall Street salgono: quello dell’S&P 500 dello 0,5%. Positivi anche i future sulle borse europee.

EUROZONA, CALA IL PIL MA SALGONO LE BORSE

Le misure di contenimento che rallentano la pandemia, insieme ai passi in avanti nella ricerca e nella somministrazione di vaccini, hanno dato impeto al rialzo delle borse, già proiettate nel mondo post Covid 19. La contrazione del pil dell’Eurozona nel quarto trimestre (-0,7% dopo -6,8% del 2019) non ha frenato l’ottimismo perché il dato è stato comunque migliore delle attese. L’improvvisa rottura delle trattative per la soluzione della crisi politica ha ribaltato il quadro a tarda sera. Il richiamo del presidente Sergio Mattarella alla necessità di dar vita ad un governo di “alto profilo” (ovvero Mario Draghi) in alternativa ad elezioni anticipate da tenersi in una cornice semplicemente drammatica ha probabilmente ribaltato gli umori del mercato che stamane guarderà innanzitutto all’andamento dello spread, ieri sceso nella convinzione, sbagliata, che la crisi fosse agli sgoccioli.

PIAZZA AFFARI +1,11%, SOPRA QUOTA 22 MILA

Piazza Affari ha guadagnato l’1,11% risalendo sopra quota 22 mila a 22.066 punti. Il Pil italiano grezzo ha registrato nel 2020 una flessione pari all’8,8%. Nel resto d’Europa: Francoforte +1,6%; Parigi +1,9%; Madrid +1,95%; Londra +0,77%.

CROLLA BP, VOLA AIRBUS

Pesante caduta di Bp (-3,7%) dopo che l’utile nell’ultimo trimestre del 2020 è sceso a 115 milioni di dollari a causa della debole domanda di energia e degli scarsi risultati di trading.

A Parigi vola Airbus (+6,59%) dopo la promozione di Morgan Stanley. In evidenza anche il lusso: Lvmh +3,39%.

SPREAD A 114 PRIMA DEL FLOP DI FICO

Rendimenti sul mercato obbligazionario in lieve rialzo nonostante all’ora della chiusura la crisi sembrasse avviata ad una soluzione. Lo spread sul Bund sul tratto decennale ha chiuso a 114, invariato. Il tasso del decennale si è attestato in area 0,65%, rispetto a 0,64% in avvio e dopo aver chiuso a 0,62% la seduta precedente.

Sono proseguite nella zona euro le emissioni via sindacato sul segmento lungo ed extra-lungo. Il Belgio ha emesso un 50 anni da 5 miliardi, la Finlandia un trentennale da 3 miliardi, con ordini che hanno superato rispettivamente i 53 e i 23 miliardi. Intanto il Portogallo ha dato mandato per un titolo a 30 anni che potrebbe essere emesso oggi.

FERRARI FUORI PISTA: CONTI RECORD, MA NON PIACE LA GUIDANCE

“Ci prenderemo tutto il tempo necessario per scegliere il miglio ceo possibile”. John Elkann, nelle vesti di presidente ad interim di Ferrari delude così gli analisti che si aspettavano qualche segnale in più sul futuro del Cavallino Rampante o addirittura la designazione di Marco Bizzarri, ceo di Kering. Il risultato è stato che, nonostante risultati ed ordini record che già coprono l’intero 2021, sul titolo, complice una guidance deludente per l’esercizio in corso, è piovuta nel pomeriggio un‘ondata di vendite che l’hanno relegato in fondo all’indice con un calo del 2,98%.

CNH RECORD (+5,3%), GS PROMUOVE STELLANTIS

La performance negativa è caduta tra l’atro in una giornata molto positiva per l’auto, sostenuta dalle previsioni positive del numero uno di Volkswagen, Herbert Diess. Stellantis ha messo a segno un rialzo del 3%. A sostenere il titolo è Goldman Sachs, che ha iniziato la copertura con un rating buy e un target price a 18 euro. Ma nella scuderia Exor (+3,76%) ha brillato soprattutto Cnh Industrial: +5,32%, a quota 11,275 euro, sulla spinta del buy di Equita, target 14 euro (+33%) e della prospettiva della possibile vendita della controllata Iveco alla cinese Fang. Il titolo negli ultimi 30 giorni è cresciuto quasi del 10% e oggi vale circa il doppio di sei mesi fa.

BANCHE E PETROLIO AVANTI TUTTA

La crescita del prezzo del petrolio ha lanciato i titoli legati alla materia prima: Tenaris +4,14%, Saipem +3,68%, Eni +1,35%. Bene anche i bancari: Intesa Sanpaolo +2,69%, Banco Bpm +1,98% e Finecobank +2,1%.

GIÙ LE UTILITIES, SI SGONFIA TISCALI

È proseguita la ripresa di Atlantia (+2,17%), mentre rialza la testa Fincantieri (+3,55%) ma, a parte il tonfo di Ferrari, il ribasso ha riguardato in pratica solo Diasorin (-0,52%) e le utilities, che risentono delle voci su un possibile ulteriore slittamento della liberalizzazione del mercato elettrico: Italgas -0,52%, Enel -0,26%.

Fuori dal paniere principale Tiscali perde il 9,09%, dopo l’exploit di ieri: i traders de noantri sono già in debito di ossigeno. Bene Fincantieri (+3,55%).

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