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Economia sommersa: in Italia vale 203 miliardi, più del Pnrr

I lavoratori illegali superano i tre milioni e mezzo – I dati, diffusi dall’Istat, sembrano drammatici, ma in realtà sono in calo rispetto al passato

Economia sommersa: in Italia vale 203 miliardi, più del Pnrr

In Italia, l’economia sommersa e le attività illegali valgono in tutto 203 miliardi di euro, pari all’11,3% del Pil e ben più dei 191,5 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lo rende noto l’Istat, precisando che la rilevazione fa riferimento al 2019 (dunque al periodo pre-pandemia). Il dato sembra molto alto, ma in realtà è inferiore di oltre 5 miliardi (-2,6%) rispetto a quello dell’anno precedente, confermando una tendenza alla riduzione in atto ormai dal 2014.

Nel dettaglio, l’Istituto di statistica precisa l’economia sommersa vale poco più di 183 miliardi di euro, mentre quella delle attività illegali supera i 19 miliardi. Il valore aggiunto sommerso da sotto-dichiarazione è diminuito di 3,8 miliardi di euro rispetto al 2018, quello generato dall’impiego di lavoro irregolare di 1,2 miliardi, mentre le altre componenti hanno registrato una riduzione di 0,5 miliardi. L’economia illegale ha invece segnato un aumento, seppur contenuto, rispetto all’anno precedente (+174 milioni).

Per quanto riguarda i lavoratori, sono 3 milioni e 586mila gli irregolari, in calo di oltre 57mila unità su base annua. L’incidenza del lavoro irregolare è più rilevante nel Terziario (16,1%), e raggiunge livelli particolarmente elevati nel comparto degli Altri servizi alle persone (46,4%), dove si concentra la domanda di prestazione lavorative non regolari da parte delle famiglie. Molto significativa risulta la presenza di lavoratori irregolari in Agricoltura (18,8%), nelle Costruzioni (16,3%) e nel settore commercio-trasporti-alloggio-ristorazione (15,3%).

Il ricorso al lavoro non regolare da parte di imprese e famiglie “è una caratteristica strutturale dell’economia italiana – scrive l’Istat – Sono definite non regolari le posizioni lavorative svolte senza il rispetto della normativa vigente in materia fiscale e contributiva, quindi non osservabili direttamente presso le imprese, le istituzioni e le fonti amministrative”, ha spiegato l’Istat.

Nel 2019 sono 3 milioni e 586 mila le Unità di lavoro a tempo pieno (Ula) in condizione di non regolarità, occupate in prevalenza come dipendenti (circa 2 milioni e 583 mila unità). La componente non regolare segna un calo dell’1,6% rispetto al 2018, registrando un ridimensionamento per il secondo anno consecutivo (-1,5% nel 2018 sul 2017).

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