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Draghi mette in allarme Borse e Btp: fine del Qe più vicina?

Il presidente della Bce avverte: non siamo ancora al tapering ma “le spinte deflazionistiche sono state sostituite da forze reflazionistiche” – Yellen: i tassi saliranno, non ci sarà un altro 2008 – Google al tappeto – Maxi buyback per Nestlé – Ancora in rally Intesa – Auto e utilities sotto pressione

Draghi mette in allarme Borse e Btp: fine del Qe più vicina?

Mario Draghi ha scelto un’occasione solenne, il meeting annuale della Bce nella splendida cornice del castello di Sintra in Portogallo, per segnalare ai mercati il cambio di rotta: “Le spinte deflazionistiche – ha detto – sono state sostituite da forze reflazionistiche”, per effetto della ripresa che si sta rafforzando. Non è ancora la svolta, perché, ha aggiunto, la ripresa è merito del Quantitative easing, per cui ogni cambiamento va valutato con estrema prudenza. Ma Draghi è un comunicatore troppo sensibile e attento per non aver valutato l’effetto della sua uscita per giunta in presenza di Ben Bernanke, l’ex governatore della Fed che sperimentò per primo le difficoltà del tapering. Difficile perciò che l’abbia sorpreso la reazione dei mercati, già rassegnati all’aumento del costo del denaro: giù le azioni, a partire dalle utilities, i titoli più sensibili all’aumento dei tassi; su i rendimenti delle obbligazioni (Btp di nuovo sopra il 2%); euro in volo ai massimi da 11 mesi rispetto al dollaro.

YELLEN: NON CI SARÀ UN ALTRO 2008. ATTACCO PIRATA IN MEZZO MONDO

A moltiplicare l’effetto del messaggio ci ha pensato, da Londra, Janet Yellen. Parlando davanti a un’altra platea prestigiosa, la Royal Academy, il presidente della Fed, dopo aver ribadito la necessità di alzare “molto gradualmente” i tassi, si è schierata in difesa delle regole introdotte dopo la crisi del 2008. Una doccia fredda per le speranze dei banchieri Usa, galvanizzati dal buon esito degli stress test. Le cose vanno meglio, hanno concordano i due banchieri più importanti del pianeta, ma proprio per questo occorre più attenzione e disciplina. A chi le ricordava che nel 2005 lei aveva escluso la possibilità di un crack, Yellen ha risposto così: “Posso dire che non ci sarà mai più un’altra crisi finanziaria? Spero che non accadrà finché saremo in vita e non credo che ciò avverrà”.

Ma a ricordarci che viviamo in un mondo complicato, pieno di insidie e di possibili cigni neri, ci ha pensato l’attacco informatico che ieri ha messo fuori uso i sistemi di mezza Ucraina, compresi quelli che vigilano sui resti della centrale di Chernobyl, di Rosneft, il colosso dell’energia russo, e di numerosi altri nodi sensibili in Europa come negli Stati Uniti. In Asia, il più grande porto indiano per la movimentazione dei container, vicino a Mumbai, è bloccato perché il sistema di gestione è stato attaccato da un virus.

ASIA DEBOLE, ANCORA UN RINVIO PER LA SANITA’ USA

Prevalgono così sui mercati i segnali di cautela. Frena dai massimi di lunedì la Borsa di Tokyo (-0,3%), a ruota dei mercati Usa. Sale lo yen sul dollaro (-0,3% a 112,2 sulla moneta giapponese) già in ritirata sull’euro che tratta oltre quota 1,13. In calo i mercati azionari della Cina:, Hong Kong -0,4%, Shanghai -0,1%. Seul -0,3%, Mumbai -0,2%.

A spingere i mercati Usa al ribasso ha contribuito il nuovo rinvio dell’esame della riforma sanitaria. Se ne parlerà dopo il 4 luglio, nella speranza di piegare l’opposizione della destra americana che chiede tagli ancora più drastici al piano che, così com’è, già taglierà la previdenza sanitaria a 22 milioni di americani.

La nuova battuta d’arresto ha provocato il forte ribasso dell’indice S&P 500 (-0,81%). Il Dow Jones ha limitato la discesa allo 0,46%. Assai più rilevante il tonfo del Nasdaq (-1,61%), trascinato al ribasso dalla ritirata dei titoli tecnologici.

LA MULTA UE MANDA GOOGLE AL TAPPETO

Tra i peggiori Alphabet. La società che controlla Google lascia sul terreno il 2,5% dopo la multa record di 2,42 miliardi di dollari inflitta dall’Unione Europea per pratiche lesive della concorrenza. L’accusa a Google è di aver favorito il suo motore di ricerca nel servizio di comparazione dei prezzi.

In ribasso anche gli altri Big, compresa Facebook (-1,96%), che ieri ha annunciato che i clienti del social network sono saliti a due miliardi. Giù Amazon (-1,73%) e Apple (-1,43%). La perdita più massiccia è stata quella di Netflix (-4,2%).

È tornato a salire il rendimento del Treasury Bill a 10 anni a 2,16%, da 2,14% della vigilia. L’indice dei titoli finanziari è stato l’unico a chiudere la seduta in terreno positivo.

IL DOLLARO DEBOLE AIUTA IL PETROLIO

Sale anche il petrolio, grazie all’indebolimento del dollaro: Wti a 44,24 dollari e Brent a 46,47 dollari al barile. A Piazza Affari Eni è scesa dello 0,6%. Rimbalza Saipem (+1%).

EUROPA IN ROSSO. MAXI BUY BACK PER NESTLÉ

Le parole di Draghi hanno tinto di rosso i listini azionari dell’Eurozona. La maglia nera è toccata a Milano. L’indice Ftse Mib ha perso l’1,01% a quota 20.791 punti. Francoforte ha lasciato sul terreno lo 0,78%, mentre Parigi ha ceduto lo 0,70%. Giù anche Madrid (-0,40%). Londra ha limitato le perdite a -0,17%. In ribasso anche Zurigo (-0,53%) a causa soprattutto di Nestlé (-1,6%) che ieri, sotto la pressione dell’azionista activist Daniel Loeb ha annunciato un gigantesco buy back da 20 miliardi di dollari da effettuare nei prossimi tre anni. Il colosso ha anche messo in cantiere una profonda revisione del portafoglio prodotti. Il gruppo leader dell’alimentazione europeo concentrerà gli acquisti nel caffè, cibo per animali, prodotti per l’infanzia, acque minerali e cibi dietetici.

IL BTP 10 RISALE AL 2,07%. ALL’ASTA ANCHE UN NUOVO DECENNALE

Giornata campale anche per il mercato secondario. Il tasso del decennale italiano si è riportato oltre la soglia del 2%, ai massimi da metà giugno, al 2,02%, dal 1,89% dell’ultima chiusura. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund sul tratto a 10 anni vale 167 punti base dopo essersi allargato fino a 169 punti. Particolarmente colpito il trentennale settembre 2046 che cede oltre due figure con un tasso in salita a 3,139%.

Stamane all’asta del Bot a sei mesi il Tesoro metterà a disposizione degli investitori fino a 6,75 miliardi di euro a fronte dei 6,5 in scadenza. Nonostante le pressioni al rialzo, il rendimento potrebbe segnare un nuovo minimo storico dato che sul mercato grigio di Mts, il titolo è stato trattato ieri a -0,365% in calo da -0,358% dell’ultimo collocamento.

Venerdì il ministero dell’Economia metterà a disposizione degli investitori tra 6,5 e 8 miliardi di euro in Btp a 5 anni, nel nuovo 10 anni oltre al Ccteu ottobre 2024. Nel corso del terzo trimestre il Tesoro ha annunciato il lancio di un nuovo Btp a cinque anni, un nuovo sette anni e un nuovo dieci anni.

SOTTO PRESSIONE LE UTILITY: ENEL -3%

Banche in rialzo, utility sotto pressione. La prospettiva di un aumento del costo del denaro ha provocato immediatamente un cambio di rotta nelle scelte degli operatori. Hanno sofferto i comparti più esposti al debito, come le utility (indice di settore -2,3%), assai avvantaggiate in questi mesi dalla tendenza al ribasso del costo del denaro. Molto debole Enel (-3,03%) nonostante ieri la controllata Enel Green Power North America abbia avviato le attività del parco solare fotovoltaico Aurora negli Stati Uniti.

Male anche A2a (-2,24%) e Terna (-2,87%) che ha completato l’acquisto dal gruppo Planova (per 180 milioni di dollari) di due concessioni per la realizzazione ed esercizio di circa 500 km di infrastrutture elettriche in Brasile. Giù anche Italgas (- 3,2%) e Snam (-3%).

CONTINUA IL RALLY DI INTESA. BRILLA UBI DOPO L’AUMENTO

Al contrario, l’ipotesi di un aumento dei tassi ha favorito i bancari: l’indice Stoxx ha guadagnato lo 0,9%. A sostenere il comparto hanno contribuito le notizie di consolidamento del settore in arrivo dalla Spagna: Bankia ha concluso l’acquisto d Banco Mare Nostrum creando la quarta banca del Paese.

Ma i riflettori restano accesi soprattutto su Intesa (+1,8%), ancora sulla scia dell’apprezzamento del mercato per l’operazione sulle banche venete, che non penalizzerà gli azionisti dell’istituto e non modificherà le linee guida del prossimo piano industriale, come ha ribadito ieri l’ad Carlo Messina. Secondo gli analisti l’operazione potrebbe anche avere effetti positivi sul capitale.

Tonica anche Ubi, in rialzo dell’1% nell’ultimo giorno dell’aumento di capitale da 400 milioni varato nell’ambito dell’acquisizione delle tre good bank. L’operazione è stata sottoscritta per il 99,31% dell’aumento di capitale di Ubi Banca per un ammontare complessivo di 397,24 milioni di euro rispetto ai 400 milioni dell’operazione annunciata. Kepler Cheuvreux ha confermato il giudizio Buy e il target price di 3,9 euro. 

Ancora giù Carige (-3,4%) in un mercato che sconta un maggiore ammontare dell’aumento di capitale in vista rispetto alle previsioni iniziali della banca. Sugli scudi per il secondo giorno di fila Banca Intermobiliare (+5,3%) sulle attese della cessione dell’istituto alla luce della liquidazione della controllante Veneto Banca. L’ad Giorgio Girelli ha detto a Reuters di confidare che il processo di vendita si possa realizzare in tempi brevi.

GIORNATA DIFFICILE PER L’AUTO: SOFFRONO I COMPONENTI

Giornata difficile per l’automotive. Negli Usa perde colpi General Motors (-0,8%), che ha rivisto al ribasso le stime sulle vendite del 2017. Il comparto è stato uno dei peggiori anche a livello europeo con un calo dell’1,6% dopo che il produttore tedesco di componenti Schaeffler (-12,8%) ha tagliato le stime sugli utili per le crescenti pressioni sui prezzi e i costi elevati. A Milano Fiat Chrysler ha ceduto l’1,2%, Exor -3,5%. Tra i produttori di componenti Brembo scende del 2,4%, Sogefi del 4,9%.

In controtendenza Salini Impregilo (+2,21%): lo Stato Usa della Virginia ha annunciato investimenti nelle infrastrutture per 18,6 miliardi di dollari da realizzare nel territorio nei prossimi sei anni.

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