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Divario digitale, Gubitosi (Tim): “Nessuno rimanga escluso”

Il tema delle competenze digitali è fondamentale per il nostro Paese” e occorre “evitare i divari di competenze”. Lo ha detto Luigi Gubitosi (Tim) alla “4 Weeks 4 inclusion”. Il report di Censis e Centro studi Tim

Divario digitale, Gubitosi (Tim): “Nessuno rimanga escluso”

Nell’ambito della 4 weeks 4 inclusion, il più grande evento interaziendale promosso da Tim dedicato ai temi dell’inclusione e della diversità, l’Amministratore delegato Luigi Gubitosi ribalta l’agenda di priorità: “Prima di pensare alle infrastrutture, parliamo di formazione”.

Nell’era della transizione digitale la battaglia non è più quella contro il digital divide dovuta alla mancanza di infrastrutture ma contro una più ampia “fragilità digitale”. “Ci stiamo concentrando su questa, sulla fragilità digitale, che tende a manifestarsi in vari modi e creare situazioni di disagio: quando l’esclusione deriva da mancanza di connessione o di device si risolve facilmente, è solo una questione di soldi”, ha sottolineato l’Amministratore delegato



Bisogna evitare divari di competenze, non c’è solo andare in Rete ma sapere interpretarla” ha spiegato l’Amministratore. “Per questo con Luiss e altre istituzioni aderiamo a un progetto, l’Italian Digital Media Observatory, che combatte le fake news, insegna alle persone a capire la qualità dell’informazione, mentre si cerca l’avanguardia – ha concluso – dobbiamo fare nostre le parole di Liliana Segre e fare in modo che nessuno rimanga escluso”.

Oltre alla senatrice, presente all’evento anche il ministro alla Istruzione Patrizio Bianchi: “Ce la dobbiamo fare a superare le due pandemie, quella della salute ma anche quella dell’individualismo, che non ha messo al centro della vita collettiva la capacità di includere e costruire la comunità”.

“La scuola non è più il luogo dove accumulare le conoscenze e informazioni, la scuola serve per tenere insieme le persone e costruire comunità sempre più ampie. Il digitale in tutto questo è fondamentale perché consente di uscire dal proprio contesto locale conquistando un orizzonte più ampio. Ma c’è bisogno che tutti siano messi in condizione di farlo e la scuola serve a superare le differenze”, ha concluso il ministro.

Nel corso dell’evento sono stati presentati i primi risultati della ricerca Censis realizzata in collaborazione con il centro studi Tim, dai quali emerge che in Italia la povertà digitale non è solo strutturale, ma anche cognitiva. Tanto che il divario digitale sembra fortemente correlato al livello di istruzione delle persone.

La maggioranza (58.7%) delle persone che hanno difficoltà ad accedere al digitale sono coloro che, come titolo di studio, hanno conseguito al massimo la terza media. Anche se la ricerca Censis/Tim, “La digitalizzazione degli italiani. Fattori di spinta ed elementi trainanti”, mette in luce che una quota di persone esposte al digital divide è presente anche tra chi possiede un titolo di studio superiore (15,8%).

Il divario, però, risulta legato anche a ragioni anagrafiche: fino a 44 anni le competenze digitali medie dei cittadini sono tali da poter fronteggiare qualsiasi esigenza. Mentre tra i 45 e i 65 anni il 17,1% dei cittadini entra in sofferenza: quasi 3,1 milioni di persone in età lavorativa. Oltre i 65 anni, poi, il problema si moltiplica e l’area del disagio copre il 61,9% del totale: circa 8,6 milioni di persone. Dall’analisi emerge anche che “le competenze digitali sono fortemente influenzate dal far parte o meno della popolazione attiva”. Tra gli occupati, la quota di chi è in difficoltà supera di poco il 5%, ma sale all’11,3% tra i disoccupati e arriva fino a quasi la metà degli inattivi (44,6%). Il basso tasso di attività delle donne in Italia (55,2% in totale, ma sotto il 40% in alcune regioni del Sud), non favorisce l’inclusione digitale.

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