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De Cecco: sulla crisi greca sospendere le agenzie di rating e cercare un accordo sul debito

di Francesco Saccomanni – Secondo l’economista Marcello De Cecco, nella gestione della crisi greca si stanno commettendo molti errori – Per frenare la speculazione che bersaglia Atene ma anche i mercati finanziari, è essenziale ripristinare i controlli dei capitali in Grecia e riciclare tutto il denaro che fugge dal Paese verso le banche da cui proviene

Di giorno in giorno si aggrava la crisi greca. La contestazione popolare è sempre più forte nelle piazze di Atene, il governo Papandreou sembra sfaldarsi e con il montare dell’incertezza politica continua a crescere il nervosismo sui mercati. L’Europa prende tempo. E’ ormai evidente che le istituzioni comunitarie sono attraversate da forti contraddizioni politiche e economiche che ritardano una risoluzione dell’emergenza. Ci aiuta a fare luce su questi contrasti il professore Marcello De Cecco, economista e docente di Storia monetaria e finanziaria della Scuola Normale Superiore di Pisa.

Professore, nell’ormai lontano 1993 Lei lanciò una proposta di consolidamento parziale del debito pubblico italiano insieme a Bruno Visentini e Vincenzo Visco (che poi cambiò idea). Proporrebbe lo stesso per il debito greco? Si può paragonare la Grecia di oggi con l’Italia del 1992?

Purtroppo, quella soluzione non è assolutamente adatta alla Grecia, perchè una gran parte del debito pubblico greco è in mano a stranieri e non sarebbe nemmeno più adatta all’ Italia di oggi, per lo stesso motivo. Le occasioni vanno colte quando si presentano, come era il caso allora per l’ Italia. Ma un’altra obiezione, valida anche per il 1993, era che queste decisioni le prende un governo che sa di non aver bisogno dei mercati dal momento della ristrutturazione. Un governo, cioè, che vuol mettere veramente in ordine i propri conti.

In caso di ristrutturazione del debito, ritiene giusto un coinvolgimento dei creditori privati come vorrebbe la Germania?

In Germania la gran parte dei cittadini vuol coinvolgere le banche creditrici per punirle dei loro comportamenti pre-crisi nei confronti degli investimenti rischiosi. Chi ha sbagliato paghi. Facile da dire, meno facile da attuare, quando si pensi che la gran parte delle banche tedesche dovrebbe poi essere salvata dal loro governo, e cioè dai cittadini, perchè è sottocapitalizzata rispetto agli impieghi. Le banche messe peggio, poi, sono quelle di proprietà pubblica, come le ormai famose Landesbanken. Quindi si chiede una cosa che non sta in piedi dal punto di vista macroeconomico. Per non parlare del contagio. Basterebbe punire i banchieri, tanto per cominciare, licenziando e perseguendo penalmente quelli che hanno portato al disastro. Ma le Landesbanken fanno parte dell’intero sistema politico tedesco, non di questo o quel partito, ed è difficile pensare che i banchieri si farebbero cacciar via o anche mettere alla gogna penale senza spifferare dei rapporti tra banche pubbliche e politici di tutti i partiti.

Cosa dovrebbero fare i governi europei per arrestare la crisi?

Dovrebbero innanzitutto riunirsi solo quando hanno già concordato una soluzione. Fare quello che hanno fatto martedì scorso (con la riunione dei ministri delle finanze dell’area euro, NdR), riunirsi e uscire dicendo che non c’è l’accordo, è semplicemnte inconcepibile in quest’ era di mercati speculativi pronti a tutto. Nella sostanza, dovrebbero ripristinare i controlli dei capitali in Grecia e riciclare automaticamente tutto il denaro che fugge dalla Grecia verso le banche da cui proviene. Prima degli ultimi giorni si poteva anche fare un rescheduling a tassi diminuiti e a scadenze allungate, ma oggi coi tassi alle stelle per il debito greco, tutto diviene più difficile.

Finora la Bce ha promesso di mantenere una linea di rigore sui prezzi. Non crede però che un po’ di inflazione in Germania sarebbe benefica per ridurre gli squilibri tra i membri dell’euro?

Finora, la ripresa tedesca è stata trainata esclusivamente dalle esportazioni, come prova un articolo della Deutsche Bank. Il desiderio germanico è che il testimone passi ora non ai consumi ma agli investimenti. Quindi, ‘more of the same’, del famoso modello col quale i Tedeschi funzionano dal dopoguerra. La Bundesbank previene spinte al rialzo di salari e prezzi con un rialzo dei tassi di interesse e così indica la strada alle altre componenti, sindacati e imprenditori.
Questo è il modello che gli Inglesi, ad esempio, si rifiutarono di seguire, con il famoso detto del consigliere della Thatcher, Sir Alan Walters, “one size cannot fit all”, riferito ad una sola politica monetaria per tutti i paesi della UME.
Dubito fortemente che la spinta inflazionistica in Germania porti a prezzi più alti che in altri paesi UME, così da favorire i PIGS. Purtroppo, il loro modello i Tedeschi lo hanno imposto a tutta la zona Euro, che non funziona allo stesso modo.
Per rilanciare l’ Europa bisogna che l’euro vada attorno a un cambio 1 – 1,20 col dollaro, e che si raggiunga un qualche accordo del tipo Club di Parigi o Iniziativa di Vienna sul debito greco. Ma come diceva Montale, è tardi, sempre più tardi, e la grande speculazione preme incontrastata e persino aiutata da dichiarazioni come quella tedesca di giovedì, ossia di rinviare ogni decisione sulla Grecia a settembre.

Non siamo tutti Tedeschi: ma allora come se ne esce dalle attuali asimmetrie dell’Unione monetaria? Ad esempio, se la Bce sceglie di alzare i tassi, per i Paesi ad alto debito come l’Italia sono dolori.

Fino a quando l’ euro resta forte nei confronti della zona dollaro, che comprende anche l’ Asia, sono dolori per le esportazioni italiane. E’ da notare che l’ euro è poco toccato dalla crisi del debito greco. Sono toccati invece i tassi sui prodotti come il debito dei Periferici e i CDS (Credit default swaps, polizze sul rischio default di un’obbligazione pubblica o bancaria, NdR). Bisogna comunque capire che senza una esclusione delle società di rating dal ruolo che non si sa perchè esercitano, e che è scritto nei vari accordi di Basilea, non si comincia a controllare nulla. Lo stesso vale sul mercato dei CDS e gli altri mercati dei derivati, che sono fatti da un numero assai ristretto di banche. Che razza di mercati sono, se i prezzi li fanno quattro grossi operatori? Paesi come la Francia hanno cominciato a porsi queste domande, ma non sembrano ricevere tutto l’ appoggio che dovrebbero da altri Paesi.
Bisogna poi far capire alla Germania che, se i Paesi periferici avessero potuto prevedere il suo comportamento a partire dal 2008, non avrebbero certo permesso la regionalizzazione del commercio estero intraeuropeo. Questa si è verificata a partire dall’introduzione della moneta unica e ha visto la Germania diventare il solo Paese creditore di tutti gli altri, Francia e Italia incluse. Non si può da parte tedesca avere la botte piena e la moglie ubriaca. Se si vogliono liberi i mercati delle merci, come è successo, si devono anche finanziare senza fiatare i surplus commerciali che ne derivano, come accade tra regioni di uno stesso Paese.


Allegati: Profilo_di_Marcello_De_Cecco.pdf

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