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Credito, Rossi (Bankitalia): “Bene Pir e Spac, ma serve di più”

Il dg di Bankitalia alla Giornata del Credito: “Pir e Spac sono segnali interessanti, bisogna che mettano radici. Anche le piccole imprese devono rivolgersi per le loro occorrenze finanziarie a soggetti non bancari o direttamente al mercato”.

Credito, Rossi (Bankitalia): “Bene Pir e Spac, ma serve di più”

“L’apertura delle imprese agli investitori esterni e lo sviluppo di un’industria finanziaria non bancaria sono fra gli obiettivi principali del progetto europeo di Capital Markets Union. È il fronte internazionale più promettente in questo ambito, anche se è esposto alle incertezze e agli estenuanti negoziati tipici dei progetti europei. L’Italia deve muoversi nel frattempo”. Lo ha detto Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass, intervenendo alla 49esima giornata del risparmio.

Rossi ha ricordato la nascita dei Pir, che in pochi mesi hanno raccolto “oltre 5 miliardi”, un risultato “superiore alle previsioni formulate dallo stesso Governo; è una buona notizia, anche se non vanno sottovalutati i rischi, soprattutto sotto il profilo della tutela del risparmiatore”.

Un altro strumento relativamente nuovo per l’Italia, di crescente successo, sono le Spac (Special Purpose Acquisition Companies), piccoli fondi di private equity “che raccolgono risorse da pochi investitori sulla base della sola reputazione personale dei promotori e li impiegano per acquisire il controllo di una sola impresa target – ha continuato il dg di Bankitalia – da reperire in un tempo definito dopo che il veicolo sia stato costituito. Vengono quotati e accelerano a loro volta la quotazione della società target”.

Secondo Rossi “sono segnali interessanti, bisogna che mettano radici. L’intero sistema finanziario italiano deve cambiare e volgersi verso le imprese migliori, quelle più innovative, aiutandole a crescere. Ne va del futuro dell’intera economia italiana”.

Perché le nostre imprese “possano e vogliano rivolgersi per le loro occorrenze finanziarie a soggetti non bancari o direttamente al mercato – ha concluso Rossi – devono quindi accrescere il grado di trasparenza della gestione, migliorare la qualità della governance, presentare bilanci e piani industriali equilibrati e credibili, operare un profondo cambiamento culturale, che passi anche attraverso l’acquisizione di nuove competenze finanziarie e lo sviluppo di relazioni con investitori che hanno esigenze molto diverse da quelle di una banca tradizionale. Tutto questo è già alla portata di molte società di medie e grandi dimensioni. Bisogna che la platea si allarghi”.


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