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Corbetta (Istituto Cattaneo): Leopolda di qua e Cgil di là ma a Renzi non c’è alternativa

INTERVISTA A PIERGIORGIO CORBETTA, POLITOLOGO DELL’ISTITUTO CATTANEO DI BOLOGNA – Renzi è alla Leopolda, mentre la Cgil scende in piazza per manifestare il proprio dissenso contro le sue scelte ma il premier è il padrone della scena politica e non ha alternative – Dal partito delle tessere al partito degli elettoril per arrivare al partito della Nazione

Corbetta (Istituto Cattaneo): Leopolda di qua e Cgil di là ma a Renzi non c’è alternativa

Matteo Renzi oggi è alla convention della Leopolda, per la prima volta, da quando è presidente del consiglio, mentre la Cgil scende in piazza insieme a esponenti di spicco del Pd per manifestare contro le scelte del premier e leader del partito democratico: cosa sta succedendo nel centrosinistra? Il carisma di Renzi reggerà l’urto di questo confronto a distanza o la sua forza politica, il partito stesso che ha portato alla guida del Paese, sono a rischio? FIRSTonline ne parla con Piergiorgio Corbetta, sociologo, politologo, ricercatore, membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Cattaneo di Bologna.

Professore, oggi la Leopolda entra nel vivo, mentre il primo sindacato italiano è in piazza per contestare un governo presieduto dal leader del Pd: dove porterà questa spaccatura?



Voglio rispondere facendo ricorso al mestiere che svolgo, quello di studioso dei flussi elettorali. Partiamo dal 40,8% incassato da Renzi alle ultime elezioni europee. Possiamo chiederci: oggi quel patrimonio è a rischio? Cioè come può reagire l’elettorato a questa situazione? Queste sono domande cruciali, perché gli uomini politici sono importanti, ma il consenso lo è di più.

Per capire se Renzi, con le sue mosse attuali, sta perdendo o guadagnando consenso, vediamo come è riuscito a centrare lo straordinario risultato delle europee. In primo luogo ha attratto i voti di Scelta Civica che si è dissolta, quindi ha conquistato l’elettorato centrista. Questo è un consenso stabile, poco attratto dalla sinistra e da un centrodestra in crisi profondissima, perciò non a rischio. Un’altra parte consistente di quel 40,8% viene dal Pd, perché Renzi è riuscito a tenere i propri voti, mentre tutti gli altri partiti hanno sofferto a causa dell’astensione.

Possiamo ipotizzare una spaccatura del Pd a sinistra? Non credo proprio, perché a sinistra ormai non c’è quasi nulla. Dove vanno i dissidenti? Una quota minore di consenso è arrivato da 5 stelle e sinistra radicale, benché ci sia stato più uno scambio che un travaso, una porta girevole. Rischia di perdere voti in quella direzione? No, rischia di intercettarli, perché quei movimenti, per ragioni diverse, sono in crisi.

Grillo ha scosso l’albero, ma Renzi ha raccolto le pere, ormai è lui l’alfiere del cambiamento. Piuttosto deve stare attento a non deludere le aspettative, ma è troppo presto per ragionare di questo. Dirò di più, in questa fase può accrescere il suo bacino attingendo anche al centrodestra, dove c’è il vero vuoto politico, tanto che anche la Lega e Grillo cercano di fare proseliti in quel mondo. Se continua a fare proposte che piacciono anche a Confindustria e se prosegue l’afasia di Berlusconi ha buone probabilità di mietere in quell’area. Quindi sta succedendo che la leadership del premier è in perfetta salute.

Cosa possiamo aspettarci dalla Leopolda? Qual è il progetto secondo lei?

Non ne ho idea, quello che so è che Renzi gode di un vantaggio di posizione formidabile. Infatti non ci sono proposte alternative credibili e non ci sono politici alternativi credibili, nemmeno per i nostri interlocutori europei. È un uomo fortunato, con un centrodestra disarticolato e una sinistra inconcludente. Ma è anche uno statista, uno che riesce a cavalcare più linee politiche contemporaneamente, che sa tenere a bada la destra e la sinistra, la riduzione delle tasse e le esigenze delle imprese, le unioni gay e il bonus bebè. Persino la crisi economica gioca in suo favore, consentendogli di rilanciare l’occupazione, attuando inevitabilmente anche una politica “padronale”.

Sono infondate le paure di quanti temono che si stia creando un partito dentro al partito?

Assolutamente si, non ha senso, a Renzi non interessa minimamente una prospettiva di questo tipo. Preferisce di gran lunga un partito compatto sotto la sua egemonia.

Un partito liquido o radicato nel territorio? Un partito delle tessere o degli elettori?

Si, questo è un problema vero e serio. Il patrimonio storico, le sedi e i circoli del partito non sono nelle corde di Renzi. Però con Bersani non era molto diverso. Non vedo tutto questo cambiamento, non ricordo un partito fertile di circoli e pieno di iscritti a fronte di un partito vuoto e senza tesserati. Il cambiamento è in atto da molto tempo e una battaglia per il ritorno alla vecchia struttura del Pci è perdente. Sicuramente Renzi non si impegna per il partito e questo è un problema, sarebbe meglio che non fosse anche il segretario. Però è la società stessa ad essere cambiata, oggi gli elettori hanno un rapporto diretto con i loro leader attraverso la tv, i circoli non servono molto.

Bisogna cercare alternative moderne e gli unici che lo fanno, gli unici che hanno creato davvero qualcosa di nuovo sono Grillo e Casaleggio, con i meccanismi di consultazione online dei simpatizzanti. Renzi twitta un po’, manda qualche newsletter, ma insomma anche lui è abbastanza indietro.

Il futuro che novità riserva ai democratici?

La grandissima novità è Renzi, per il Pd non saprei. Lui si è posto soprattutto il problema di conquistarlo e anche la Leopolda secondo me non significa molto. Renzi politicamente è in ottima salute, il Pd un po’ meno e questo è un rischio, si pensi a quello che sta succedendo a Forza Italia. Berlusconi però creò un partito dal nulla, mentre Renzi si avvale di qualcosa che esisteva già, ma anche qui i punti deboli sono molti. Mi chiedo che fine farebbe oggi il Pd se Renzi, per qualche motivo, sparisse dalla scena

Per questo si parla di partito della nazione o degli italiani?

Probabilmente sì, di un partito diverso, che guardi a sinistra e a destra, alla Blair, per citare un leader che è stato più volte evocato.

Legge elettorale: Renzi propone di correggere l’Italicum con un premio alla lista invece che alla coalizione, in direzione del bipartitismo. Ma il bipartitismo e la vocazione maggioritaria sono compatibili con le tradizioni politiche e culturali italiane?

Il problema riguarda soprattutto il centrodestra. Io credo che, alla fine, per Renzi non cambi molto se il premio va alla lista o alla coalizione. Per quanto riguarda il maggioritario e il bipartitismo penso siano concetti assimilati dall’elettorato contemporaneo.i dall’elettorato
contemporaneo.

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