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Commercio mondiale: Covid meno pesante della crisi del 2009

Secondo un’analisi di Focus Bnl, la caduta del commercio mondiale nel 2020 è stata rilevante (-9,2%), ma “decisamente più contenuta di quella registrata nel 2009” dopo lo scoppio della crisi globale

Commercio mondiale: Covid meno pesante della crisi del 2009

A sorpresa, l’impatto della pandemia sul commercio mondiale è stato meno pesante del previsto. La Wto prevede per il 2020 una flessione dei volumi pari al 9,2%, oltre il doppio di quella attesa per il Pil: “Sebbene rilevante – scrive l’economista Simona Costagli nell’ultimo Focus Bnl – la flessione è decisamente più contenuta di quella registrata nel 2009, quando la contrazione del volume di beni scambiati a livello globale risultò pari a sei volte quella del Pil”.

Nel primo e nel secondo trimestre dell’anno scorso il commercio globale è crollato rispettivamente del 6 e del 21% su base tendenziale. Fra luglio e settembre, invece, il commercio di beni ha rallentato la caduta al 4,4%. A sorpresa, però, nel terzo trimestre anche le vendite di prodotti farmaceutici hanno subito un calo, per quanto più limitato rispetto agli altri settori (-1%). Il fenomeno si spiega verosimilmente con il “rallentamento nel processo di accumulazione di scorte di prodotti per il trattamento dell’epidemia di Covid 19 soprattutto in Europa, dove nei mesi estivi il numero dei contagiati è sceso significativamente”, continua Costagli.



Proprio le difficoltà nell’approvvigionamento di dispositivi medici (farmaci, ma anche mascherine, guanti, respiratori e altro ancora) hanno acceso il dibattito sull’efficacia delle attuali catene di produzione mondiali. “L’impatto negativo dello shock Covid è stato amplificato dal fatto che una larga parte delle imprese manifatturiere oggi fa parte di catene Just in time – spiega l’analista del centro studi Bnl – in cui la produzione dei beni a valle inizia solo quando c’è una richiesta specifica a monte della catena, con scorte che quindi sono di fatto azzerate. La percentuale di imprese che opera in catene Jit è elevata in tutti i comparti e varia tra il 30% nella catena del legno e prodotti in legno e in quella dei minerali non metalliferi al 75% nell’automotive”.

Infine, “un’analisi condotta di recente ha analizzato la reazione a sei tipi diversi di shock delle principali catene di produzione globali – conclude Costagli – Contrariamente al sentore collettivo, la farmaceutica è relativamente poco esposta a uno shock pandemico, mentre risulta più sensibile a fenomeni atmosferici e in misura crescente ad attacchi informatici. In questa filiera, infine, ricoprono un ruolo rilevante le misure protezionistiche, che potrebbero avere ritardato gli approvvigionamenti di materiale sanitario”.

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