Condividi

Brasile, Lula perde il ricorso: ora rischia il carcere

L’ex presidente del Brasile, condannato a 12 anni per corruzione e riciclaggio, aveva chiesto al Tribunale Supremo Federale di evitare la pena detentiva, in modo da poter correre per le prossime presidenziali di ottobre – Adesso rischia l’incarcerazione sin da subito: dipende dalla procura dello Stato di Paranà.

Brasile, Lula perde il ricorso: ora rischia il carcere

Il Tribunale Supremo Federale (Tsf) del Brasile ha respinto la richiesta di habeas corpus (cioè di concessione della libertà fisica, dopo la condanna subita) presentata dall’ex presidente Lula Da Silva, che può quindi adesso essere incarcerato per scontare la pena a 12 anni che gli è stata inflitta per corruzione e riciclaggio. Come previsto dagli osservatori, la decisione è stata presa con una maggioranza risicata: 6 voti contro 5.

Formalmente è stato il parere della presidente del Tsf, Carmen Lucia – l’ultima a votare – a segnare la sconfitta della cautelare richiesta da Lula, ma è stato il voto negativo di un’altra magistrata – Rosa Weber – che ha spento l’entusiasmo dei simpatizzanti dell’ex presidente durante lo svolgimento della lunga udienza, durata più di dieci ore.



L’ex presidente del Brasile, che voleva candidarsi anche alle prossime presidenziali in autunno e proprio per questo aveva chiesto di rimanere fuori dal carcere fino ad ottobre, potrebbe dunque andare in carcere già oggi: per rendere esecutiva la condanna è ora necessario un passaggio tecnico del tribunale di Porto Alegre e il conseguente ordine di arresto da parte della procura dello stato di Paranà.

Lula, che ha 72 anni ed è stato a capo del Paese sudamericano dal 2003 al 2011, è stato condannato a luglio dello scorso anno per corruzione e riciclaggio in relazione ai lavori di ristrutturazione di un attico che intendeva acquistare. I lavori vennero pagati da un’azienda che aspirava ad avere appalti dal gigante petrolifero pubblico Petrobras.

Il caso è collegato, come è noto, al gigantesco scandalo Lava Jeto, che ha visto coinvolta la Petrobras e ha portato all’arresto di decine di politici e imprenditori. L’inchiesta ha coinvolto anche la “delfina” di Lula, Dilma Rousseff, oltre che l’attuale presidente Michel Temer. La Corte di Appello di Porto Alegre a gennaio ha confermato la condanna di primo grado, aumentando la pena detentiva da nove anni e sei mesi a 12 anni e un mese.

Commenta