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Borsa: Wall Street manda in rosso i listini europei

I dati sul lavoro Usa e le pressioni di Trump sulla Fed zavorrano i listini americani che contagiano quelli europei – A Milano bene Saipem, in rosso Stm e le utilities – Spread in rialzo a quota 210, su i prezzi del petrolio.

Borsa: Wall Street manda in rosso i listini europei

L’economia americana prosegue a gonfie vele, ma questo gioca a sfavore di un imminente calo dei tassi da parte della Fed e i mercati si adombrano. Si chiude in calo infatti la seduta dei listini europei, mentre Wall Street si muove in rosso, allontanandosi dai record raggiunti mercoledì, con i dati sul mercato del lavoro superiori alle attese. Anche Piazza Affari, reduce da una scia positiva di 6 sedute, perde lo 0,61% e scende sotto la soglia psicologica dei 22mila punti (21.985), riconquistata solo due giorni fa.

Le banche sono moderatamente positive, con l’eccezione di Unicredit (-1,2%), mentre fuori dal paniere principale fa storia a sé il Monte dei Paschi di Siena (+11,57%) che anche oggi calamita gli acquisti. Sul secondario risale leggermente lo spread fra decennale italiano e tedesco,  210,7 punti base (+2,08%) e il tasso del Btp 10 anni resta a 1,7%. La carte tricolore chiude una settimana d’oro, con la riduzione dei rendimenti su base settimanale più importante da oltre un anno.

Tornando all’azionario: le vendite prevalgono a Francoforte -0,47%; Parigi -0,48%; Madrid -0,71%; Londra -0,7%. A frenare i listini della zona euro in mattinata aveva contribuito il calo degli ordini all’industria tedesca (-2,2% mensile a maggio e -8,6% annuo), superiore alle attese (-0,2% mensile e -6,2% su base annua). L’umore è leggermente peggiorato poi con l’apertura negativa di Wall Street, dopo i dati Usa sul lavoro. Oltreoceano gli occupati non agricoli sono cresciuti di 224.000 unità a giugno, compiendo il balzo maggiore in cinque mesi, ben oltre le previsioni degli analisti (160.000).

La dinamica dei salari non è risultata così tonica, ma la Federal Reserve dovrà tenere conto in ogni caso di un mercato del lavoro vivace che rivela un’economia sottostante ancora forte. Per questo l’atteso taglio del costo del denaro, su cui si scommetteva per fine luglio, potrebbe allontanarsi. Alcuni osservatori ritengono che i numeri supportino ancora l’ipotesi di una sforbiciata di 25 punti base da qui a fine anno, ma a questo punto per intuire cosa succederà diventerà cruciale la testimonianza al Congresso del governatore Jerome Powell il 10 e 11 luglio prossimi.

I dati macro fanno da sfondo a un recupero del dollaro contro le principali valute. Il biglietto verde aveva perso smalto nella ultime due settimane allontanandosi dal massimo da due anni registrato a maggio. Il cambio con l’euro vede la moneta unica in regresso in area 1,12. L’oro si prepara a chiudere la prima settimana in calo dopo due di guadagni e al momento si muove intorno a 1400 dollari l’oncia. Positivo il petrolio tipo Brent +1,34%, 64,15 dollari al barile.

In Piazza Affari Saipem, +1,83%, recupera le recenti perdite. Finanziari tiepidi ma positivi con Banco Bpm +0,54%, Intesa +0,3%, Bper +0,21%; Ubi +0,19%. Acquisti su Buzzi 1,12% e Nexi +0,48%. Le vendite penalizzano Stm -2,42%, Snam -1,52%, Terna -1,44%; Amplifon -1,44%. Giù Atlantia -1,43%, penalizzata sia dalla notizia che Moody’s ha messo sotto osservazione l’azienda per un eventuale taglio del giudizio, sia dalle dichiarazioni del vicepremier, Luigi Di Maio, che ha ribadito che va aperta una procedura per la concessione. 

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