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Bcc, caos su Fondo Garanzia: finanziata banca legata alla mafia

Dopo le clamorose dimissioni del presidente Rainer Masera, il Fondo temporaneo di Garanzia della Bcc è più che mai nell’occhio del ciclone per aver finanziato la Banca Paceco commissariata per mafia – Quindici banche chiedono chiarimenti e minacciano di rivolgersi alla Procura – La replica del Fondo: “Mai finanziata Paceco”.

Bcc, caos su Fondo Garanzia: finanziata banca legata alla mafia

Tra le Bcc è esploso il caso del Fondo Temporaneo di Garanzia, costituito alla fine del maggio 2016 con lo scopo “fino alla data di adesione della banca di credito cooperativo ad un gruppo bancario di promuovere anche attraverso interventi di sostegno, processi di consolidamento e di concentrazione tra le banche consorziate, al fine di razionalizzare la struttura del Credito Cooperativo e di migliorarne l’efficienza”. Cosa è successo? Una quindicina di banche, lo scorso 23 novembre, ha ricordato ai sindaci del Fondo che i rappresentanti dell’ente sono tenuti a operare con criteri di trasparenza.

La traduzione è che i salvataggi predisposti dal Fondo (cui le Bcc sono obbligate ad aderire) vengono pagati da tutti e per questo alcuni istituti, pur condividendo i principi alla base dell’organismo, chiedono di capire con quali criteri vengono selezionati i soggetti da “aiutare” e le misure da adottare. In caso contrario le banche sottoscrittrici della lettera “si riservano ogni più opportuna azione, anche in sede giudiziale, per tutelare i propri diritti”.

Poco dopo questa intimazione, è scoppiato un caso legato proprio al Fondo istituito per dare la possibilità alle Bcc in difficoltà di trovare un aiuto finanziario e industriale, in attesa della creazione dei nuovi gruppi bancari: il Tribunale di Trapani, accogliendo la proposta della Dda di Palermo, ha disposto l’amministrazione giudiziaria della Bcc di Paceco (primo caso in Italia), sottoposta a ispezioni di Bankitalia nel 2010 e 2013. L’istituto non solo ha sempre ignorato o rispettato solo formalmente le raccomandazioni di Via Nazionale, non ottemperando agli obblighi della normativa antiriciclaggio e alle indicazioni sulle concessioni di fidi, ma secondo le indagini la banca subiva anche l’ingerenza e la presenza costante della famiglia Coppola, legata alla Mafia.

Ora le banche di credito cooperativo si chiedono come sia stato possibile che nessuno si sia reso conto, prima del via libera all’operazione con la Bcc di Paceco, della situazione della banca siciliana. E a tal proposito è arrivata secca la smentita del Fondo: “Il Fondo di Garanzia dei depositanti delle Bcc – recita una nota – non ha mai effettuato operazioni di finanziamento a favore della Bcc di Paceco, posta in amministrazione giudiziaria dal 3 novembre scorso”.

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