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Bassa inflazione e famiglie: chi guadagna e chi perde

FOCUS BNL – In Italia la dinamica degli ultimi 3 anni non compensa affatto la corsa dei prezzi registrata nel periodo precedente, molto più sostenuta di quella sperimentata in Germania o in Francia – A farne le spese sono state soprattutto le famiglie a basso reddito e gli anziani

Bassa inflazione e famiglie: chi guadagna e chi perde

Dopo quasi tre anni di bassa inflazione, è opportuno comprendere quali siano stati i beni o i servizi maggiormente interessati, per cercare di capirne gli effetti sui consumi e sulle condizioni delle famiglie. L’analisi non può, però, essere limitata all’ultimo periodo, ma è necessario estendere lo sguardo ad un orizzonte temporale più lungo.

In molti casi, la bassa inflazione ha semplicemente corretto una dinamica dei prezzi che nel periodo precedente era risultata particolarmente sostenuta, anche nel confronto con le altre principali economie europee. Gli effetti positivi sui consumi della debole crescita dei prezzi, in termini di minore valore della spesa, potrebbero, dunque, risultare poca cosa rispetto ai rincari subiti negli anni precedenti.

La debole crescita dei prezzi che ha interessato i prodotti alimentari si è sommata ad un aumento del 40% complessivamente registrato tra il 1997 e il 2013, una crescita 5 punti percentuali più alta di quella della Francia e 12 in più di quella della Germania. Nell’abbigliamento e calzature la distanza in termini di maggiore inflazione rispetto alle altre economie europee sale al 20%. Considerazioni simili interessano il capitolo dell’abitazione e quello dei trasporti.

A queste tendenze, si aggiunge quanto accaduto in altri raggruppamenti di beni e servizi, con i prezzi in aumento anche durante gli ultimi anni. Questo è, ad esempio, il caso del comparto sanitario che dal 1996 ha registrato un aumento dei prezzi superiore al 70%. Nel complesso, nonostante l’inflazione quasi nulla degli ultimi tre anni, l’indice dei prezzi in Italia è aumentato del 46% rispetto al 1996, 12 punti percentuali più della Francia e 14 più della Germania.

Nonostante la bassa inflazione dell’ultimo periodo, la crescita dei prezzi in Italia appare, dunque, più sostenuta di quella sperimentata dalle altre principali economie europee. In molti casi gli aumenti dei prezzi sono andati a colpire le famiglie in situazione di maggiore difficoltà.

I rincari degli alimentari pesano, ad esempio, maggiormente sulle famiglie con un reddito più basso, su quelle più numerose oltre che sugli anziani. Questi ultimi, inoltre, subiscono più degli altri i forti aumenti dei prezzi nel comparto sanitario. I più giovani sono maggiormente interessati dai rincari nella ristorazione, mentre traggono ampi benefici dalla deflazione ventennale delle comunicazioni.

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