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Bankitalia, sulle nomine l’attacco alla sua indipendenza

L’attacco di questi giorni alla Banca d’Italia prende spunto dalle nomine al vertice ma mira in realtà a colpire l’indipendenza dell’Istituto che è un baluardo della democrazia e che trova le sue radici nella legge

Bankitalia, sulle nomine l’attacco alla sua indipendenza

Riferendomi all’ottimo articolo apparso su FIRSTonline dal titolo “Nomine, Banca d’Italia: Di Maio, tieni giù le mani“, penso che sia proprio in momenti difficili, come questo, che gli spiriti forti ed indipendenti fanno sentire la loro voce a difesa dei valori in cui credono, opponendosi all’ignoranza e alla arroganza di una “nuova classe politica” che sembra intenzionata a trascinare il Paese in un’evidente deriva.

Non v’è dubbio che sotteso alla questione del rinnovo dei vertici della Banca d’Italia è l’intento punitivo per l’istituzione tecnica che – professando il vero sulla base di una corretta analisi fondata su dati ed elementi conoscitivi inequivoci –  dà un significativo contributo nel chiarire l’attuale realtà socio economica, mostrando a tutti i cittadini la vana ed illusoria portata delle promesse fatte in una campagna elettorale che non è mai terminata. Il Governo vuole “segnare una svolta”, come sostiene il ‘vice premier’ Di Maio… perché “il Re non vuole mostrarsi nudo!”

A ciò si aggiunga l’ulteriore intento della “nuova casta” – cui si fa riferimento nell’articolo sopracitato – di estendere il proprio potere con “l’occupazione” di un ente che detiene un primario posto nel nostro ordinamento finanziario, per cui gli è stata riconosciuta dalla regolazione italiana l’indipendenza dalla politica e, dunque, l’autodeterminazione necessaria per l’esercizio delle sue funzioni.

È il riferimento al ruolo della Banca d’Italia che, da anni ormai lontani, ha fatto ritenere unanimemente alla dottrina la possibile identificazione della sua posizione d’indipendenza. Prescindendo dalle opinioni che, nel passato, hanno ravvisato nell’enunciato dell’art. 47 della Costituzione. il presupposto per inquadrare detto Istituto in un ambito di costituzione materiale, può dirsi che l’indipendenza del medesimo sintetizzi la rappresentatività, nella relativa azione, di ragioni di necessità economica non disgiunta da autonomia di analisi nella ricerca degli strumenti ottimali per il raggiungimento delle finalità perseguite.

Indubbiamente, nella vicenda delle nomine, emerge il “lato oscuro” della democrazia che, ove tracimi in eccessi, finisce fatalmente con l’autodistruzione. Spero, comunque, di sbagliarmi, di esprimere un giudizio poco sereno di fronte a quella che reputo un’ingiustificata intromissione verso la Banca d’Italia, la cui serietà comportamentale ed operativa ben conosco, avendo trascorso in essa un lungo periodo della mia vita lavorativa; lo spero vivamente, soprattutto nell’interesse delle generazioni future, dei giovani  cui ha dedicato decenni d’insegnamento universitario.

*L’autore di questo articolo è stato dal 1962 al 1990 avvocato della Banca d’Italia dismettendo tale funzione con la qualifica di Condirettore Centrale addetto alla Consulenza Legale.

 

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