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Banche alla stretta tra Italia e Bruxelles

Confronto decisivo sulle banche italiane nell’Eurogruppo di oggi e nell’Ecofin di domani: si cerca la quadra su sofferenze e aumenti – Riflettori su Mps e Unicredit, dove oggi arriva Mustier – Scatta l’Ipo di Enav – Venerdì duello finale su Rcs – La Borsa giapponese vola dopo la vittoria elettorale di Abe

Banche alla stretta tra Italia e Bruxelles

Ci sarà la stretta finale? Oppure le posizioni dell’Italia e della Commissione Ue risulteranno ancora troppo distanti? Il balzo di fine settimana a Piazza Affari segnala che i mercati finanziari sono convinti che l’intesa su sofferenze e aumenti di capitale delle banche italiane sia vicina. E l’occasione propizia per chiudere la trattativa, almeno sul piano politico, è offerta dalle riunioni di oggi (Eurogruppo) e domani (Ecofin). Ma i nodi da sciogliere non mancano di sicuro.

Nell’attesa di novità da Bruxelles, la prima scossa politica arriva da Tokyo, in ascesa del 3,7%. A spingere il Toro in Giappone come nel resto dell’Asia contribuisce l’onda lunga di Wall Street, in forte rialzo venerdì dopo i dati sul mercato del lavoro. Ma il vero motore è politico: Shinzo Abe ha conquistato nelle elezioni di ieri (le prime in cui hanno votato i 18enni) i due terzi dei seggi della Camera alta, sufficienti a modificare la Costituzione. Il Premier avrà così carta bianca per rilanciare l’Abenomics. Il Giappone potrebbe rinunciare alla carta pacifista in vigore dalla fine della Seconda guerra mondiale, accelerando sul fronte delle spese militari.

Balzo in avanti anche della Borsa di Sidney (+2%): Malcolm Turnbull, leader del partito liberale, ha ricevuto il mandato per costituire il nuovo governo. Bene anche Hong Kong (+2%) ed i listini cinesi, con rialzi attorno all’1%. Debole stamane il petrolio: Brent -1,2% a 46,22 dollari al barile, Wti a 44,81 (-1,3%). In lieve calo lo yen (100,71 sul dollaro). La sterlina tratta sui minimi a 1,2950 sul dollaro, in attesa delle mosse della banca centrale.

VERSO IL TAGLIO DEI TASSI INGLESI. STASERA AL VIA LE TRIMESTRALI USA

La partita bancaria italiana (anzi europea) non è infatti l’unico tema a condizionare i mercati finanziari. Mercoledì si riunirà, per la prima volta dopo la Brexit, il vertice della Bank of England. Anche se il governatore Mark Carney ha già anticipato che il pacchetto di misure espansive per contrastare il rischio recessione sarà deciso ad agosto, gli osservatori si aspettano già in settimana il taglio del tasso di sconto dallo 0,50 allo 0,25%.

Forte attesa anche per i dati in arrivo in settimana dalla Cina relativi a prodotto interno lordo, vendite al dettaglio, bilancia commerciale e produzione industriale. Gli economisti si aspettano che il Pil sia salito nel secondo trimestre dell’1,5% rispetto all’1,1% di fine marzo, grazie anche alla svalutazione morbida delle ultime settimane, passata quasi sotto silenzio (i riflettori erano tutti sulla sterlina). Ma le previsioni per fine anno restano prudenti: la crescita a fine 2016 dovrebbe essere pari al 6,6% (contro il 6,7% del 2015).

Accantonate le ansie per la Brexit, Wall Street torna a concentrare le sue attenzioni sulla Corporate America. Stasera, a Borse chiuse, il consiglio Alcoa inaugurerà come da tradizione la stagione delle trimestrali Usa. Le previsioni sono caute, anzi negative. I profitti dovrebbero registrare un calo del 5,2% rispetto ad un anno fa, il dato più negativo dal 2009 sull’onda della frenata del settore energia. Assai più modesta la frenata del resto del listino: -0,7% rispetto al trimestre precedente. Ma soffre ancor di più il comparto del credito: -8% l’attesa degli utili rispetto a 12 mesi fa. Anche per questo il bilancio più atteso della settimana è quello di JP Morgan, che giovedì inaugurerà i conti delle grandi banche.

Negli Usa riflettori accesi anche sul Beige Book, cioè la fotografia più fedele dello stato dell’economia a stelle e strisce. Importanti anche i dati sui consumi. Dopo il brillante dato sul mercato del lavoro (287 mila assunzioni a giugno, il miglior risultato dallo scorso ottobre), l’indice S&P 500 ha chiuso venerdì ad un soffio dal record storico, peraltro superato nel corso della seduta prima di una modesta correzione: ultima rilevazione a 2.129,9 contro un massimo storico a 2.134,72.

LA UE DECIDE SULLE SANZIONI PER SPAGNA E PORTOGALLO

L’Europa, al contrario, non ha ancora superato l’effetto Brexit: rispetto al 23 giugno, giorno del referendum britannico, i listini denunciano ancora un rosso di 850 miliardi. Stamane è prevista un’apertura positiva. Intanto, la riunione dell’Eurogruppo di oggi dovrà decidere se sanzionare o meno Portogallo e Spagna, colpevoli di aver sforato il deficit secondo le regole comunitarie.

Le sanzioni potrebbero arrivare fino allo 0,2% del Pil e nel contempo potrebbe essere sospesa almeno in parte l’erogazione di fondi strutturali. Preoccupata del delicato contesto politico e della crescente disaffezione nei confronti dell’Europa, però, la Commissione ha lasciato intendere che le sanzioni potrebbero essere simboliche.

RIFLETTORI ACCESI SU MPS E UNICREDIT (OGGI ARRIVA MUSTIER)

A Piazza Affari l’attenzione sarà concentrata sul dossier banche, in attesa dell’accordo su sofferenze ed aumenti di capitale. Già venerdì il mercato ha anticipato il lieto fine con diversi rimbalzi a doppia cifra: il Banco Popolare ha messo a segno un rialzo del 18,4%, seguita da Bper (+16,4%) e Intesa (+10%). Molto bene anche Unicredit (+8,7%), alla vigilia dell’insediamento del nuovo ceo, Jean-Pierre Mustier, previsto con il cda di oggi.

In rialzo anche Monte Paschi (+5,5%), la banca madre di tutte le sofferenze, su cui gioca buona parte della partita. Mentre il governo tratta con le autorità comunitarie la sospensione delle regole del bail-in, nel week end è andata avanti la trattativa tra il fondo Atlante e i vertici del Monte per fissare un prezzo da assegnare ai 9,6 miliardi di sofferenze che la banca dovrà cedere a breve per soddisfare alle richieste della Bce.

Nel caso le autorità comunitarie concedano le deroghe previste dall’articolo 45 della direttiva Ue sul sistema bancario, potrebbe infatti essere annunciato a breve un piano in due o più tappe: primo, alleggerire il Monte di una buona fetta dei suoi 47 miliardi di crediti deteriorati che dovrebbero essere ceduti a un nuovo fondo (dopo Atlante potrebbe vedere la luce Giasone) capitalizzato con 5-6 miliardi fornite in parte da Atlante (1,7 miliardi), dalla Sga (bad bank dell’ex Banco di Napoli) per circa 500 milioni e ancora dalla Cassa depositi e Prestiti (Cdp) e da alcune casse previdenziali. Poi si procederà ad un aumento di capitale (tre miliardi) con la garanzia pubblica.

Le banche occupano gli ultimi posti della classifica settimanale dell’indice Ftse Mib. La maglia nera è stata assegnata a Monte Paschi (-15,8%), davanti a banca Ifis (-13,9%), Azimut (-12,1%) e Bper (-10,7%). Male anche Unipol (-10,6%). Al contrario, le utilities e l’energia occupano 4 delle prime 5 posizioni al rialzo: Snam+12,5%, Eni +11,9%, Terna +10,7% ed Enel +10,4%. Al terzo posto figura Italmobiliare, +1% dopo aver completato la cessione di Italcementi.

AL VIA LE ASTE DEL TESORO: C’E’ ANCHE IL BTP 20

Ancora in discesa i tassi del mercato obbligazionario. Il rendimento del Bund decennale tedesco staziona a -0,20%, molto prossimo al minimo storico. Il decennale giapponese tratta a -0,28%. Vicino ai minimi anche il Tbond Usa, a 1,37%.

In attesa di una conferma delle indiscrezioni (non confermate) di una modifica al criterio di ripartizione degli acquisti da parte della Bce, venerdì scorso lo spread si era stretto fino a 119 punti base, minimo da maggio, mentre il tasso del decennale è sceso fino a 1,13%, il livello più basso da oltre un anno.

In questa cornice prendono il via le aste di metà mese. Domani il Tesoro offrirà 6,5 miliardi di euro in Bot a dodici mesi, contro i 7,06 miliardi in scadenza. Mercoledì 13 luglio toccherà a titoli a medio-lungo termine: da 1,5 a 2 miliardi di Btp 3 anni; da 2 a 2,5 miliardi di settennali; da 750 milioni a 1,25 miliardi Btp 15 anni. Infine, da 1,25 a 1,75 miliardi di Btp a 20 anni.

RCS, VENERDÌ IL DUELLO FINALE

Scontro all’ultimo centesimo per il controllo di Rcs. Venerdì sera il gruppo di investitori composto da Andrea Bonomi, Diego Della Valle, Mediobanca, Unipolsai e Pirelli ha deciso di alzare a 1 euro la cifra offerta per ogni azione Rcs. L’editore Urbano Cairo, sostenuto da Intesa-Sanpaolo, ha invece ritoccato la propria offerta passando a un concambio di 0,18 azioni proprie contro ogni titolo Rcs e aggiungendo 0,25 euro in contanti. In base al valore di chiusura del titolo Cairo il valore dell’offerta sarebbe di 1,038 euro. Ma bisognerà vedere quale sarà la quotazione di Borsa di Cairo stamane quando il mercato sconterà anche il fatto che l’editore si assume 130 milioni di debito per ritoccare la sua offerta.

ENAV, OFFERTA A SCONTO. IL GOVERNO SFIDA LA BREXIT

Al via stamane l’offerta in Borsa di Enav. Il governo, che conta di incassare 800 milioni circa dalla cessione di una quota della società dei controllori di volo, ha deciso di non rinviare l’Ipo, nonostante le turbolenze dei mercati. L’offerta si situa così nella fascia bassa del range suggerito dalle banche coinvolte nella privatizzazione, tra 1,571 miliardi ed un massimo di circa 1.896 miliardi, pari ad un minimo di 2,90 euro ad azione ed un massimo per la sola offerta pubblica di 3,50 euro.

L’Ipo riguarda infatti il 42,5% del capitale sociale (46,6% in caso di esercizio integrale dell’opzione greenshoe), a fronte del 49% massimo fissato dal decreto che ha disciplinato il collocamento. L’offerta al pubblico indistinto ed il collocamento istituzionale si protrarranno dall’11 al 21 luglio 2016. L’offerta riservata ai dipendenti del gruppo terminerà il 20 luglio. Il 90% dell’offerta globale è riservato agli investitori istituzionali. Come per la quotazione di Poste, sono previsti incentivi a favore dei dipendenti che acquistano azioni.

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