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Banca Popolare di Bari pronta a diventare spa

La maggior banca del Mezzogiorno si prepara a diventare spa dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sulla riforma delle banche popoIari – Gli accantonamenti fanno scendere i profitti ma anche nel 2017 la banca pugliese genera utili – La raccolta diretta cresce del 14,7% e gli indici patrimoniali e di liquidità sono oltre i livelli regolamentari

Banca Popolare di Bari pronta a diventare spa

Il gruppo Banca Popolare di Bari ha chiuso il bilancio 2017 con un risultato netto consolidato di un milione di euro, in forte calo rispetto ai 5,2 milioni del 2016. La flessione è stata causata da una rettifica di avviamenti per 18,5 milioni, al netto della quale il risultato sarebbe stato di 13,4 milioni.

L’attivo totale è in crescita del 6,1%, a 14,4 miliardi dai 13,6 di fine 2016. I dati consolidati evidenziano inoltre una raccolta totale pari a 14,9 miliardi di euro (+10,2%), con la componente diretta attestata a 10,8 miliardi (+14,7%). L’indiretta si posiziona a 4,0 miliardi, in linea con quella dell’anno precedente (4,1 miliardi). Gli impieghi netti a clientela sono stati pari a 8,9 miliardi di euro (-3,2% su anno).



Nella parte finale dell’anno è stata perfezionata una ulteriore cartolarizzazione di crediti a sofferenza – la seconda operazione a beneficiare della GACS – per circa 350 milioni lordi. Anche grazie a questa nuova cessione, l’ammontare delle posizioni deteriorate, lorde e nette, scende per il secondo anno consecutivo. Il Gruppo ha messo in cantiere ulteriori operazioni per il 2018.

I coefficienti patrimoniali consolidati al 31 dicembre 2017 si attestano al 10,2% in riferimento al CET1 ed al Tier 1 Ratio (il dato era del 9,2% a giugno 2017), e al 12,7% il Total Capital ratio, in crescita dal 12,0% a metà anno. I valori risultano superiori ai coefficienti di capitale fissati per il 2016 dal regolatore ad esito dello SREP 2017, pari al 6,7% per il CET1, al 8,6% per il Tier 1 Ratio e all’11,0%  per il Total Capital ratio.

Quanto alla posizione di liquidità, i due indicatori LCR e NSFR attestati rispettivamente al 190% ed al 111% (limite regolamentare 100%).

In relazione ai dati reddituali, il margine di intermediazione, pari a 399,0 milioni di euro, si contrae dell’1,4%, risentendo del basso livello dei tassi di interesse, a fronte di una crescita significativa delle commissioni nette (+ 12,0%). I costi operativi (319,8 milioni) si riducono del 6,3%, per effetto delle ulteriori azioni di razionalizzazione intraprese.

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