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Auto elettriche e litio, nel derby tra Elon Musk e Warren Buffett a godere è la Cina

Il gruppo cinese Byd, partecipato dalla Berkshire Hathaway, ha superato Tesla come primo produttore di veicoli elettrici e secondo Ft sta per comprare la più grande riserva di litio del Brasile, al momento di proprietà dei canadesi di Sygma

Auto elettriche e litio, nel derby tra Elon Musk e Warren Buffett a godere è la Cina

È ufficialmente scoppiata la guerra delle auto elettriche e la conseguente caccia al litio, metallo decisivo per la fabbricazione delle batterie. E non è solo uno scontro, l’ennesimo, tra Usa e Cina, ma pure un derby nordamericano e nel quale gioca un ruolo cruciale il Brasile, che è il quinto produttore mondiale di litio e il primo partner commerciale di Pechino.

La cinese Byd supera Tesla

La bomba la sgancia il Financial Times, che dopo la notizia che la cinese Byd ha superato, nell’ultimo trimestre del 2023, la statunitense Tesla come prima produttrice mondiale di veicoli elettrici, ha approfondito il caso, scoprendo che Byd sta per acquisire la maggior riserva di litio del Brasile, nello Stato del Minas Gerais, con una capacità massima prevista di 270 mila tonnellate l’anno. E perché questo sarebbe uno scontro fratricida nordamericano? Per tre motivi.

Gli occhi di Elon Musk sulla riserva di litio in Brasile

Primo, perché su quella miniera aveva messo gli occhi Elon Musk, patron di Tesla; secondo, perché a soffiargliela potrebbe essere un gruppo di cui è azionista la Berkshire Hathaway di Warren Buffett; terzo, perché la riserva brasiliana è ora di proprietà di un’azienda canadese, la Sigma Lithium, che non si farebbe dunque problemi a favorire la concorrenza asiatica. 

Sigma Lithium, valutata poco meno di 3 miliardi di dollari e quotata a Wall Street, ha preferito non commentare l’indiscrezione, che invece al Financial Times è stata confermata dal presidente di Byd Brasil, Alexandre Baldy. Anche perché i conti di Sygma non stanno andando benissimo e vendere adesso avrebbe senso: la domanda globale di litio, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, aumenterà del 400% da qui al 2040, ma in questa fase si sta registrando un eccesso di offerta, che ha portato a un ribasso dei prezzi e dunque a un rosso, per l’azienda canadese, di quasi 20 milioni di dollari nei primi nove mesi del 2023, con il titolo che ha perso più del 30% in Borsa negli ultimi sei mesi.

L’interesse di Volkswagen

Per Sygma, l’anno scorso, avevano mostrato interesse anche Volkswagen e un altro gruppo cinese, il produttore di batterie Catl. Nella corsa globale alle materie prime fondamentali per la transizione energetica, questo sarebbe un gran colpo da parte di Byd, che ha appena detronizzato i rivali americani superando i 3 milioni di auto elettriche fabbricate nel 2023, di cui 1,6 milioni full electric.  

L’affare sarebbe importante anche nell’ottica della supremazia tecnologica tanto ambita da Pechino, visto che la capacità di vendere auto elettriche in grandi quantità e a basso costo è dovuta al controllo di tutta la catena di fornitura, dalle materie prime alle batterie e ai microchip. Peraltro la Cina è già di suo il terzo produttore mondiale di litio, e si sta costruendo una corsia preferenziale in Sudamerica: oltre al Brasile, è presente in Cile e Argentina, che sono rispettivamente il secondo e quarto produttore mondiale (il primo è l’Australia, con quasi la metà del totale).

Buffet fa la guerra a Musk

Di fronte a questa minaccia, in Nordamerica sembra invece prevalere la logica degli affari personali, e dunque Buffett fa la guerra a Musk e si tiene le mani libere persino un gruppo canadese, dopo che l’anno scorso il premier Justin Trudeau, in chiave protezionistica, aveva bloccato l’investimento di tre gruppi cinesi in società minerarie quotate alla Borsa di Toronto, accusandoli di “slave labour”, cioè di schiavizzare i lavoratori. Senza volerlo, Trudeau aveva centrato il punto intervenendo al Council on Foreign Relations di New York: “Se siamo onesti, il litio prodotto in Canada sarà più costoso. Perché non utilizziamo il lavoro degli schiavi”.

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