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Auto elettrica, medicina, shopping online: la Cina riparte

Il boom di Alibaba nel Single’s day, l’allentamento dei vincoli al settore immobiliare, l’incoronazione di Xi Jinping: si moltiplicano i segnali che il Dragone cinese ha rimesso in moto la crescita. Occhio ad alcuni settori vincenti

Auto elettrica, medicina, shopping online: la Cina riparte

Qual è la città al mondo con la più alta penetrazione di veicoli elettrici? Probabilmente ben pochi sanno la risposta esatta: Shanghai, la capitale della trasformazione del traffico urbano dove, silenziose, sfilano le Tesla sfornate dalla fabbrica che sorge nella periferia della metropoli, assieme alle Nio ed ai prototipi delle altre case “elettriche”. Assai meglio della California, nota un report di JP Morgan, che rileva come “la Cina ha un’esplicita volontà di spingere la produzione di auto elettriche e lo ha dimostrato attraverso politiche di sussidio e altre iniziative”. “Questa ambizione – nota il broker – ha contribuito a sviluppare una delle catene di approvvigionamento di batterie per veicoli elettrici più complete a livello globale. Molte aziende forti sono emerse da un periodo di concorrenza caotica e le sopravvissute sono aziende capaci e competitive a livello globale”.

Un bel caso di darwinismo sociale, insomma, in un Paese che per decenni ha impugnato lo slogan “arricchirsi è rivoluzionario”. Passato di moda però, come hanno alla fine capito i dirigenti di Alibaba, il colosso dell’e-commerce fondato da Jack Ma duramente colpito dalle nuove regole imposte dal presidente Xi contro “l‘egoismo”. 



Il banco di prova è stato il Single’s day, ovvero l’11.11, che si è trasformato nel corso degli anni nella più gigantesca festa dello shopping on line del mondo. Come conciliare questo trionfo del consumismo con lo spirito di “coesione sociale” che il presidente Xi vuole imporre al Dragone alla vigilia del centenario del Partito Comunista? Alibaba ha rinunciato quest’anno al grande tabellone che aggiornava in tempo reale l’andamento delle vendite, in compenso ha incentivato l’acquisto di coupon in prodotti ecologici e stanziato 100 miliardi di yuan (14 miliardi di euro) per finanziare opere di bene. La svolta non ha compromesso gli acquisti. Anzi, alla fine della giornata l’Amazon gialla ha realizzato 84,5 miliardi di dollari di vendite più dei 74 miliardi del 2020. Ma dodici mesi fa il festival delle vendite elettroniche, durato 11 giorni, aveva coinciso con il lancio della quotazione in Borsa di Ant Group, il braccio finanziario del gruppo che avrebbe dovuto essere la più importante Ipo della storia e la consacrazione dell’autonomia del gruppo hi tech dalle regole dettate dal partito. Al contrario, fu l’inizio di una lunga crisi.

Alibaba, nell’ultimo anno, ha perduto circa il 40 per cento di valore in Borsa. Jack Ma, riapparso di recente in Spagna, è stato sottoposto per lunghi mesi ad una sorta di prigione volontaria, i colossi del digitale, da Tencent a JD.Com, hanno dovuto fare i conti con varie forme di censura ed ogni tipo di ostacoli (compreso il divieto di video giochi per i più piccoli) con l’obiettivo di “riportare l’ordine”. Una strategia pericolosa perché, secondo uno studio di Mc Kinsey, lo straordinario decollo dell’economia cinese è strettamente legato alla transizione dall’inefficiente sistema delle grandi fabbriche pubbliche ad un ambiente più avanzato, con una consistente forza di servizi e di produzioni più sofisticate, che nell’ultimo quarto di secolo, dal 1995 al 2017, è cresciuto di quattro volte garantendo l’87% dei nuovi posti di lavoro mentre la quota dell’export dell’industria privata è passata dal 34 all’88%. 

La svolta politica, culminata nelle decisioni del Plenum del Partito Comunista che ha incoronato il pensiero di Xi “quale espressione più alta e nobile dello spirito cinese”, ha senz’altro comportato un costo economico salato. Basti dire che quest’anno gli impieghi destinati alle piccole e medie impresa private saliranno del 6,7%, circa a metà delle risorse destinate a sostenere i giganti dell’economia pubblica, affamata di capitali oltre che di carbone, causa prima della drammatica situazione ambientale. Per non parlare della “bomba” rappresentata dal settore immobiliare (il 30% circa del pil) che minaccia la stabilità del sistema. 

Da quel che emerge da diversi report pubblicati recentemente (S&P Global) il debito totale del comparto Real Estate è più elevato di quanto riportato nei bilanci ufficiali. Molte società hanno aggirato i vincoli sul credito incrementato i finanziamenti derivanti dai canalinon convenzionali, primo su tutti quello dei prodotti “Wealth Management” (WMPs). Si tratta di veicoli d’investimento emessi sia da istituti bancari che da società immobiliari e venduti alla clientela retail. Questi “prodotti strutturati” hanno avuto un notevole successo nell’ultimo decennio in quanto promettono rendimenti decisamente più elevati rispetto al mercato obbligazionario tradizionale. La banca centrale ha varato nel tempo regole severe in materia, escludendo però le società immobiliari, che finora hanno potuto agire nell’ombra.

Evergrande, ad esempio, nel 2016 ha venduto attraverso una sua piattaforma di prestiti online, il suo primo prodotto WMPs a più di 80.000 persone, inclusi i propri dipendenti, e da allora ha raccolto attraverso questo canale circa 15 miliardi di dollari. JPMorgan stima che il reale rapporto debito/capitale di Evergrande sia del 177% rispetto al 100% riportato in bilancio. I dati ufficiali parlano di un mercato WMPs di origine bancaria di oltre 4 trilioni di dollari mentre non esistono dati o stime per il mercato non bancario.

“Risulta quindi chiaro – si legge in una nota di Ubs – il dilemma di Pechino: da un lato deve per forza porre rimedio al “moral hazard” in un settore chiave per l’economia; dall’altro però non può permettere che l’effetto domino della crisi dell’immobiliare investa tutti gli altri settori”. 

E’ di questi giorni la notizia che la PBoC allenterà i requisiti sulle attività di rifinanziamento in valuta locale nel mercato interbancario per le società immobiliari, così da allentare la tensione delle ultime settimane e iniettare liquidità nel sistema grazie al supporto delle banche. “Le Autorità hanno così inviato un importante segnale politico – si legge in una nota di Gam Investimenti – dopo che la Federal Reserve ha avvertito che la fragilità del settore immobiliare cinese potrebbe diffondersi negli Stati Uniti se si deteriorasse drammaticamente. Questo metterebbe a rischio l’interno mercato obbligazionario off-shore cinese, e Pechino non può certo lasciare che ciò accada”. 

Insomma, come sempre, l’interpretazione delle vicende cinesi è estremamente complessa. Ma vari segnali lasciano intendere che, una volta messo sotto controllo il comparto tecnologia e riaffermata l’autorità di Xi sul partito, il governo si accinga a rimettere in moto il motore della crescita, a partire da alcuni settori di punta.  Proprio mentre si profila un orizzonte di tassi in ascesa in Occidente, a partire dalle scelte future della Fed, la Cina potrebbe così offrire un’alternativa interessante, come stanno notando diverse case di investimento. A partire da Pictet che segnala alcuni temi da coltivare a lungo termine. In particolare:

  • L’auto elettrica, oggi il 20% del mercato ma in forte espansione grazie ai successi dei produttori locali che controllano il 70% del mercato (contro il 40% dei veicoli a benzina).
  • Le batterie al litio, in cui la Cina è leader. Attualmente, con una penetrazione globale di veicoli elettrici pari al 4% – scrive Pictet-  il mondo ha bisogno di 155 GWH di batterie al litio. Quando questa percentuale raggiungerà il 50%, cosa che dovrebbe avvenire prima della fine del decennio, sarà necessaria una quantità di energia da batterie 25 volte superiore”.
  • Un’altra area in cui le opportunità sono in crescita è il settore del consumo. Qui la domanda sta salendo grazie allo spostamento delle preferenze dei consumatori verso i marchi locali e all’attenzione del governo sul miglioramento della qualità della vita. Ad esempio, nel 2020 la quota di mercato dei marchi locali di abbigliamento sportivo è salita al 22% dal 14% del 2012. I cosmetici hanno registrato una tendenza simile. Sta migliorando rapidamente anche la qualità dei prodotti, con i marchi locali che hanno inoltre il vantaggio di conoscere i gusti locali.
  • Infine, a sorpresa, c’è la medicina, campo nel quale la Cina sta diventando competitiva. Le università cinesi producono circa 4,7 milioni di ingegneri ogni anno, il che le offre un grande vantaggio nelle aree tecnologiche. Nel medtech, la Cina ha attinto alle sue conoscenze mediche e alla sua esperienza nella produzione avanzata per sviluppare assistenti robotici per la chirurgia e ventilatori polmonari ad alte prestazioni.

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