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Abi: a marzo prestiti in calo del 2,3% ma “manca la domanda”. I tassi dei mutui scendono al 3,66%

I prestiti a imprese e famiglie sono in calo a marzo del 2,3% – I tassi sui mutui tornano ai livelli dell’ottobre 2011 – In un anno aumento del 18,6% delle sofferenze lorde – Torriero (direttore Abi): “Il problema degli impieghi è prevalentemente dal lato della domanda, molto contenuta, sia per imprese che dalle famiglie” – Depositi in salita del 6,59%

Abi: a marzo prestiti in calo del 2,3% ma “manca la domanda”. I tassi dei mutui scendono al 3,66%

I prestiti a imprese e famiglie da parte delle banche sono in calo a marzo del 2,3% contro il 2,6% del mese precedente. Mentre i mutui diminuiscono dello 0,8% mentre scendno i tassi di interesse al 3,66% dal 3,76% del mese precedente, tornando ai livelli dell’ottobre 2011. È la fotografia scattata dall’Abi che indica anche per febbraio un aumento delle sofferenze lorde a quota 127,7 miliardi a febbraio, 1,5 miliardi in più rispetto a gennaio 2013. L’incremento annuo è  del 18,6% (+20 miliardi rispetto a febbraio 2012) e l’incidenza sugli impieghi è del 6,5%.

“Il problema degli impieghi è prevalentemente dal lato della domanda, molto contenuta, sia per imprese che dalle famiglie, e poi è soprattutto domanda di ristrutturazione di prestiti esistenti, ha spiegato Gianfranco Torriero, direttore centrale dell’Abi.
Nei giorni scorsi il presidente della Bce Mario Draghi ha messo in guardia sulla mancanza di finanziamento da parte delle banche e dagli alti tassi praticati in alcuni paesi alle Pmi: mentre la liquidità non rappresenta quasi più un problema per le banche, i soldi non arrivano alle famiglie e alle imprese. Un problema su cui la Bce sta riflettendo e che deve essere risolto se si vuole ritrovare la strada della crescita.

I timori dei mercati, riflessi nello spread ancora a 300 punti, “rallentano la trasmissione della politica monetaria della Bce” e mantengono alti i tassi a carico delle banche e quindi a famiglie e imprese, ha spiegato al proposito Torriero. In altre parole, il taglio dei tassi della Bce “in Germania o altri paesi comporta una diminuzione” dei costi dei finanziamenti mentre in Italia si scontra con una situazione di sfiducia dei mercati che impone alti tassi a carico degli istituti di credito annullando così i benefici delle azioni di Francoforte. Lo spread rimane così, per la frammentazione dei mercati del credito, il tasso di riferimento. C’è poi il problema di quali misure mettere in campo.

Collaterali a fronte di prestiti e finanziamenti a Pmi,  potrebbero non essere la soluzione. Per Torriero le pmi italiane infatti “fanno un largo ricorso agli affidamenti in conto corrente più che ai bond” e quindi non utilizzabili.

Continuano invece a crescere i depositi, che non subiscono l’effetto Cipro: a marzo sono saliti del 6,59%. In calo ancora la raccolta tramite obbligazioni (-8,2% su base annua) mentre la raccolta complessiva sale dell’1,5%.

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