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Oro, il prezzo torna sopra i 4.500 dollari: buyback del Tesoro Usa e dollaro debole riaccendono il rally

Le mosse del Tesoro Usa per frenare l’impennata dei rendimenti dei titoli di Stato hanno indebolito il dollaro e dato slancio all’oro, ai massimi da quasi tre mesi e diretto verso il terzo rialzo settimanale. Corrono anche argento, platino e palladio

Oro, il prezzo torna sopra i 4.500 dollari: buyback del Tesoro Usa e dollaro debole riaccendono il rally

L’oro torna a correre e raggiunge i livelli più alti da quasi tre mesi. Il metallo prezioso è scambiato a 4.584,95 dollari l’oncia, in rialzo dell’1,46% rispetto alla chiusura precedente a 4.519,10 dollari, e si avvia a chiudere la settimana con un guadagno di circa il 4,69%, mettendo a segno il terzo rialzo settimanale consecutivo. A riaccendere gli acquisti sono il dollaro debole, le mosse del Tesoro americano e un mercato alla ricerca di protezione tra tensioni geopolitiche e timori sui conti pubblici Usa. Sullo sfondo resta però la variabile Federal Reserve, con le prossime decisioni sui tassi destinate a pesare sulle quotazioni.

La nuova accelerazione arriva dopo la forte correzione dei mesi scorsi. Prima dell’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, l’oro aveva raggiunto il massimo storico vicino ai 5.500 dollari l’oncia, salvo poi perdere parte dei guadagni. Dopo il minimo di fine giugno, a circa 3.942 dollari, le quotazioni hanno però ripreso quota all’inizio di agosto, fino ad arrivare a un passo dalla soglia dei 4.600 dollari

Oro in rialzo, il dollaro debole sostiene i prezzi

A dare ulteriore slancio è il biglietto verde, che viaggia vicino ai minimi degli ultimi tre mesi e si appresta a chiudere la settimana in calo. Il cambio euro-dollaro si mantiene intorno a 1,17. Per chi acquista in altre valute, un biglietto verde più debole rende infatti l’oro più conveniente e può alimentare la domanda.

Il movimento non riguarda però soltanto il metallo giallo. L’argento spot sale a 69,4315 dollari l’oncia (+1,93%), ai massimi da metà giugno, il palladio raggiunge 1.354,491 dollari (+1,19%), mentre il platino si porta a circa 1.883 dollari l’oncia. La corsa sincronizzata dei principali metalli preziosi racconta così un momento favorevole per l’intero comparto.

Le ragioni, però, non sono le stesse per tutti. Il platino e il palladio hanno una forte componente industriale, legata soprattutto al settore automobilistico, mentre l’argento trova impiego sia nell’industria sia negli investimenti. Per l’oro resta invece centrale il ruolo di bene rifugio, particolarmente ricercato quando sui mercati aumenta l’incertezza economica e finanziaria. 

Tesoro Usa e debito: perché l’oro torna a salire

A tenere alta l’attenzione degli investitori sono anche le mosse del Tesoro americano. Mercoledì 19 agosto l’amministrazione guidata da Scott Bessent ha annunciato un aumento delle operazioni di riacquisto di titoli di Stato con scadenze tra 10 e 30 anni: dal 9 settembre il limite passerà da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione. Bessent ha inoltre lasciato intendere che gli interventi potrebbero aumentare ancora.

La notizia ha inizialmente fatto scendere i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza e indebolito il dollaro, anche se parte del movimento si è poi ridimensionata. Il rendimento del decennale resta intorno al 4,7%, mentre quello del trentennale si aggira sul 5,25%.

Sul mercato pesa intanto un altro numero difficile da ignorare: il debito federale degli Stati Uniti ha superato i 40.000 miliardi di dollari. Il deficit, vicino ai 1.900 miliardi, e il costo degli interessi alimentano i dubbi sulla tenuta dei conti pubblici. La mossa del Tesoro, secondo le valutazioni riportate da JP Morgan, rischia così di intervenire sui sintomi senza risolvere il problema di fondo: la necessità di ridurre il deficit.

Fed, il nodo resta la riunione di settembre

Dal debito alla Federal Reserve il passo è breve. Le decisioni sui tassi possono infatti cambiare rapidamente l’attrattiva dell’oro rispetto agli investimenti che offrono un rendimento. Dai verbali della riunione di luglio emerge una maggiore attenzione dei banchieri centrali al rischio di un’inflazione ancora persistente. La Fed potrebbe quindi mantenere una politica restrittiva se la crescita dei prezzi non dovesse avvicinarsi in modo convincente all’obiettivo del 2%.

Il mercato del lavoro, intanto, continua a mostrare una certa tenuta. Le nuove richieste di sussidio sono scese di 6.000 unità nella settimana terminata il 15 agosto, a 206mila, nonostante il dato negativo sull’occupazione di luglio.

Secondo il Cme FedWatch, il mercato attribuisce circa il 63% di probabilità a un mantenimento dei tassi a settembre, contro il 37% di un aumento. Per l’oro si tratta di un passaggio importante: non generando interessi, il metallo tende a soffrire quando il costo del denaro sale, mentre può trovare nuovo slancio se le aspettative sulla politica monetaria diventano più accomodanti.

Cina, Europa e banche centrali tornano a comprare oro

A spingere le quotazioni non sono però soltanto il dollaro e i tassi. Anche gli investitori stanno tornando a puntare sull’oro, dopo il rallentamento dei mesi scorsi. A luglio, gli Etf sull’oro hanno raccolto circa 3 miliardi di dollari a livello globale, tornando a registrare afflussi dopo due mesi di deflussi. A guidare la ripresa è stata soprattutto l’Europa, mentre in Cina gli acquisti hanno accelerato: gli Etf cinesi hanno attirato 744 milioni di dollari nel solo mese di luglio.

A rafforzare ulteriormente la domanda contribuiscono le banche centrali, che continuano ad aumentare le riserve auree. Nei primi sei mesi dell’anno, la Polonia ha acquistato 82 tonnellate di oro, l’Uzbekistan 41 e la Cina 40. Acquisti che riflettono anche la volontà di diversificare le riserve e ridurre l’esposizione ai rischi legati alle valute e ai conti pubblici, in un contesto segnato da nuove tensioni geopolitiche.

Dalla situazione in Medio Oriente all’ipotesi di nuove sanzioni americane contro l’Iran, fino ai possibili effetti sui mercati energetici e sulle rotte commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, i fattori di incertezza restano numerosi e continuano a sostenere la domanda di beni rifugio.

Oro, il rally può continuare?

Il prossimo capitolo della corsa dell’oro dipenderà soprattutto da dollaro, tassi, debito e domanda. Se il biglietto verde continuerà a indebolirsi, il metallo potrebbe trovare nuovo sostegno. Allo stesso modo, aspettative meno favorevoli a un aumento dei tassi renderebbero più interessante detenere oro. Molto dipenderà anche dalla capacità degli Etf e degli investitori istituzionali di mantenere i nuovi flussi di acquisto. A questo si aggiungono la domanda delle banche centrali e le preoccupazioni sulla situazione fiscale degli Stati Uniti, che continuano a rappresentare due importanti elementi di supporto. Anche argento e platino saranno da monitorare: il loro contemporaneo rialzo rafforza infatti l’idea di una fase positiva per l’intero comparto dei metalli preziosi.

Dopo il forte recupero dai minimi di giugno, l’oro ha superato nuovamente quota 4.500 dollari e si avvicina ai massimi degli ultimi tre mesi. Ora il mercato guarda alle prossime mosse del Tesoro Usa e soprattutto alle indicazioni della Federal Reserve per capire se il nuovo slancio potrà riportare il metallo verso i precedenti record.

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