Dopo i forti rialzi della vigilia e la corsa di Wall Street e del Nasdaq (+3%), le Borse europee chiudono in deciso rialzo, sostenute dall’accordo per porre fine alla guerra che sarà ratificato venerdì a Ginevra. I dettagli ancora non ci sono, ma i mercati festeggiano la probabile riapertura dello Stretto di Hormuz. Da Évian-les-Bains, in Francia, dove è arrivato ieri per partecipare al G7, il presidente Usa Donald Trump ha assicurato che lo Stretto “Venerdì sarà completamente riaperto”. E dopo aver incassato la promessa di un contributo degli alleati per il ritorno della libera navigazione, Trump promette a sua volta: “É l’ora di concentrarsi sull’Ucraina”. Sul fronte commerciale suscitano preoccupazione le sue minacce di dazi del 100% sul vino francese se Parigi non eliminerà la propria imposta sui servizi digitali.
In questo contesto, i prezzi del petrolio continuano a calare, con il Brent in area 82 dollari al barile e il Wti texano poco sopra gli 80 dollari, mentre le Borse del vecchio continente, sebbene a un ritmo più cauto rispetto a ieri. Milano è la migliore e, trainata dal risiko bancario, aggiorna i record, salendo sopra i 52mila punti. Accelerano anche le altre piazze, dopo un avvio cauto.
Contrastata invece Wall Street dopo l’exploit della vigilia, con il Dow Jones che ha aggiornato il proprio record storico e il Nasdaq in rialzo del 3%. In Asia, Tokyo ha chiuso poco sopra la parità (+0,13%) dopo che la Banca del Giappone, come da attese, ha alzato il costo del denaro di 25 punti base, portandolo all’1%. Nel frattempo, sale l’attesa per la decisione della Federal Reserve sui tassi. Gli occhi si saranno puntati su Kevin Warsh al suo primo discorso ufficiale da presidente della Fed. L’accordo tra Usa e Iran, che ha fatto scendere i prezzi del petrolio e i Treasury a due anni, ha allentato un po’ la tensione sulla banca centrale statunitense, che domani dovrebbe lasciare i tassi fermi, mentre il rallentamento dell’inflazione core allo 0,2 mensile sta convincendo gli investitori che la fiammata inflazionistica possa riassorbirsi senza ulteriori scossoni.
Sull’azionario milanese l’attenzione è ancora sul risiko bancario. Nel giorno della chiusura formale dell’offerta su Commerzbank, che però potrebbe essere prorogata fino al 3 luglio, il governo di Berlino, in possesso del 12% del capitale, ha respinto ufficialmente l’offerta di Unicredit. Il titolo della banca italiana corre comunque in vetta al Ftse Mib, salendo a 77,75 euro. In base alle condizioni dell’offerta, la valutazione implicita delle azioni Commerzbank è pari a circa 37,5 euro a fronte dei 36,58 euro a cui il titolo scambia alla Borsa di Francoforte, per un premio superiore al 2%. In questo contesto gli investitori attendono eventuali mosse che l’amministratore delegato, Andrea Orcel, potrebbe annunciare nell’ambito del processo di consolidamento del settore bancario italiano. Gli occhi restano puntati anche su Banco Bpm, che sale in vista del cda in programma per oggi che potrebbe decidere le contromosse per rispondere all’offerta di Intesa su Mps. Prosegue inoltre il rialzo di Generali, sempre più al centro delle partite finanziarie in corso. Tra i titoli del risiko viaggiano in forte rialzo anche Intesa Sanpaolo e Banco Bpm. Fuori dal comparto bancario salgono Avio e Fincantieri.
Sul fronte opposto, le vendite colpiscono StMicroelectronics, che si piazza in fondo al Ftse Mib dopo l’annuncio dell’emissione di un bond convertibile da 1,5 miliardi di euro. La discesa del greggio pesa anche sul comparto energetico, con Saipem in calo e Tenaris ed Eni. Giù anche Diasorin.
Sugli altri mercati, l’euro cala a 1,1589 dollari da 1,16 di ieri in chiusura. Vale inoltre 185,8 yen, mentre il dollaro-yen si attesta a 160,32. Il gas sale dell’1% a 42,96 euro al megawattora, mentre Il bitcoin arretra a 66.332 dollari. Stabile lo spread.