La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che limita i poteri di guerra del presidente Donald Trump sul conflitto con l’Iran, imponendogli di ottenere l’autorizzazione del Congresso per proseguire le operazioni militari oppure di interromperle. Il voto, passato con 215 voti a favore e 208 contrari e già rinviato nelle settimane precedenti per mancanza di numeri certi tra i repubblicani, rappresenta un duro segnale politico verso la Casa Bianca, anche se non vincolante senza ulteriori passaggi legislativi e senza il superamento di un eventuale veto presidenziale. La misura, infatti, dovrà passare al Senato e, anche in caso di approvazione, resterebbe efficace solo con la firma del presidente o con una maggioranza dei due terzi per superare il veto. Mentre emergono crepe nell’unità repubblicana, Trump insiste sull’ipotesi di un accordo imminente con Teheran, anche entro il fine settimana, e non esclude un incontro con la leadership iraniana. Dall’Iran però arrivano smentite e segnali di stallo, con i pasdaran che parlano di dialogo interrotto. Intanto, Israele e Libano hanno rinnovato il cessate il fuoco con nuove zone di sicurezza e colloqui attesi il 22 giugno.
La Camera Usa approva la risoluzione sui poteri di guerra
L’incertezza sulla strategia americana nei confronti dell’Iran ha spinto la Camera dei rappresentanti ad approvare una risoluzione sui poteri di guerra con il voto favorevole di tutti i democratici e di quattro deputati repubblicani. Il provvedimento impone al presidente Donald Trump di ottenere l’autorizzazione del Congresso per proseguire le ostilità contro l’Iran oppure di interrompere l’operazione militare.
Il provvedimento è passato con 215 voti a favore e 208 contrari ed è stato inviato al Senato. Nei giorni precedenti il voto era stato rinviato per la mancanza di numeri certi all’interno del Partito Repubblicano. I quattro deputati Gop che hanno sostenuto la misura sono Tom Barrett, Brian Fitzpatrick, Warren Davidson e Thomas Massie. La risoluzione viene interpretata come un segnale politico di crescente insoddisfazione del Congresso verso la gestione del conflitto da parte della Casa Bianca e come un primo cedimento dell’unità repubblicana attorno a Trump. Dal punto di vista giuridico, anche in caso di approvazione del Senato, la misura non avrebbe effetto vincolante senza la firma del presidente o senza una maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere per superare un eventuale veto. Il riferimento richiama anche la giurisprudenza della Corte Suprema del 1983, secondo cui il Congresso non può vincolare l’esecutivo senza seguire l’iter legislativo completo.
Trump vede l’intesa vicina, ma Teheran frena
Nonostante le tensioni politiche interne, Trump continua a mostrarsi ottimista sulla possibilità di raggiungere un accordo con Teheran. Il presidente sostiene che l’intesa potrebbe essere firmata “già nel fine settimana” e che l’Iran si sia impegnato a non sviluppare un’arma nucleare, condizione che consentirebbe agli Stati Uniti di dichiarare raggiunto l’obiettivo strategico principale dell’intervento.
Secondo alcune ricostruzioni, i negoziati avrebbero già prodotto un accordo preliminare il 28 maggio, che prevederebbe una proroga del cessate il fuoco, l’avvio di colloqui sul programma nucleare iraniano e un regime di transito marittimo illimitato nello Stretto di Hormuz. L’intesa sarebbe però ancora in attesa dell’approvazione definitiva di Trump. L’ottimismo della Casa Bianca è però stato smentito dai pasdaran iraniani, che hanno dichiarato che “il dialogo è interrotto”. Diversi osservatori ricordano inoltre che l’Iran aveva già assunto impegni analoghi nell’ambito dell’accordo nucleare Jcpoa promosso dall’amministrazione Obama, poi abbandonato da Trump perché ritenuto inaffidabile.
Rubio: manca ancora il via libera definitivo dell’Iran
Gli Stati Uniti stanno “aspettando il via libera definitivo” da parte dell’Iran sulla questione nucleare per poi finalizzare l’accordo per la fine della guerra. Lo ha dichiarato ieri il Segretario di Stato americano Marco Rubio nel corso di un’audizione alla Camera. “Sarebbe impossibile firmare un accordo che non riguardi l’uranio altamente arricchito”, ha precisato Rubio aggiungendo che qualche mese fa, l’Iran “si era rifiutato di discutere” del programma nucleare, ma ora la questione è stata “chiaramente affrontata” nelle bozze dei documenti. Rubio ha aggiunto che “non abbiamo ancora ricevuto l’approvazione definitiva da parte loro, almeno fino a stamattina”.
Trump a sorpresa: “Prima o poi incontrerò Mojtaba Khamenei”
Intanto in una intervista il presidente Donald Trump ha confermato la lite telefonica con il premier israeliano Benjamin Netanyahu per l’offensiva in Libano, ma ha poi chiarito che “i rapporti con Netanyahu sono ottimi, è una brava persona. Sulla questione libanese siamo allineati”. Il tycoon ha poi fatto intendere che nel dialogo con l’Iran ci potrebbe essere una novità inaspettata: un incontro personale con la Guida Suprema di Teheran, Mojtaba Khamenei: “Mi piacerebbe incontrarlo. Mi piacerebbe incontrare tutti. Mi piacerebbe incontrare lui, e probabilmente ci incontreremo prima o poi, a seconda di come si evolveranno le cose”. Così Trump in un’intervista esclusiva al New York Post. “Non se la sta passando alla grande, gli mancano parecchi pezzi diversi”, ha aggiunto Trump a proposito delle voci secondo le quali Khamenei sarebbe rimasto mutilato in un attacco aereo.
Trump continua tuttavia a inviare segnali contrastanti sul futuro del conflitto: da un lato parla di un accordo imminente, dall’altro non esclude che il blocco navale dello Stretto di Hormuz possa proseguire fino al Labor Day, all’inizio di settembre, pur sostenendo che “tutto si risolverà velocemente”.
Israele e Libano: intesa su cessate il fuoco e nuove zone di sicurezza
Sul fronte regionale, Israele e Libano hanno annunciato un accordo per il rinnovo del cessate il fuoco e l’istituzione di zone di sicurezza sotto il controllo esclusivo delle Forze armate libanesi, con l’esclusione di Hezbollah. Le parti, riunite a Washington con la mediazione degli Stati Uniti, hanno inoltre concordato di riprendere i colloqui nella settimana del 22 giugno con l’obiettivo di raggiungere un accordo più ampio su pace e sicurezza nella regione. Israele continua tuttavia a considerare il disarmo di Hezbollah una condizione essenziale per la propria sicurezza.
Ultimo aggiornamento giovedì 4 giugno 2026 alle ore 7:55